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L'Unione degli estremismidi Gianni Baget Bozzo - 13 febbraio 2006 Se l'Unione vincesse le elezioni politiche, avremmo un governo la cui politica è dominata dalle estreme. Vi è l'estremismo laicista di Pannella e di Boselli, che sono giunti a fare dell'abolizione del Concordato l'essenza della loro proposta politica. Vi è l'estremismo ambientalista di Pecoraro Scanio. Vi è la presenza dei Disobbedienti e dei no global, in cui compare il diritto all'insurrezione delle masse. Domina la linea anti-occidentale e antagonistica di Rifondazione Comunista, sino al filo-castrismo dei Comunisti Italiani. E' presente il giustizialismo di Di Pietro. A fronte di tutto ciò, non è presente alcun'altra tematica ideale: non la difesa dell'Occidente, non quella della libertà e nemmeno quella dell'Italia come Italia. Nonostante le parole nazionali dello slogan che ha presieduto alla cerimonia programmatica dell'Unione, è significativo che il programma evochi un mutamento dell'identità nazionale conseguente all'immigrazione. Non si pensa che gli immigrati debbano omologarsi a noi italiani, ma al contrario dovremmo essere noi italiani a omologarci a loro, in una terza posizione chiamata appunto «nuova identità». I valori del programma, che sono sempre dati dalle affermazioni più decise e più nette, sono tutti di estrema: indicano che l'Italia, se vincesse l'Unione, uscirebbe fuori dal suo percorso tradizionale e dalla politica finora seguita. Basta paragonare l'Ulivo del '96 a quella che è la coalizione dell'Unione nel 2006. Allora si trattava di una intesa tra post-comunisti e post-democristiani, in cui le forze erano sostanzialmente pari. Oggi si tratta di una coalizione rivoluzionaria, che intende imporre il suo ordine al Paese e si fa forza di tutte le culture più estreme per riuscire nel suo intento. Potremmo definire l'Unione come unione di tutti gli estremismi, in una chiave moderata che però non si esprime con tesi generali e con giustificazioni di valori, ma solo come punto di accoglimento degli opposti estremismi in un quadro di misure governative. L'Italia entrerebbe così in una fase di grande incertezza, rinuncerebbe al forte ancoraggio al mondo anglosassone che Berlusconi ha impresso alla politica italiana ed entrerebbe in una terra di nessuno che non ha corrispondenti in alcun Paese dell'Unione europea. E' un salto nel vuoto, che viene espresso dalla convinzione che solo le posizioni estreme possano dar vita alla politica. La Margherita non ha un linguaggio proprio, altro da quello anti-berlusconiano che consente di dare un carattere di ricambio di sistema politico all'Unione, che si presenta così come una sorta di coalizione anti-fascista contro il nuovo tiranno, ed ha perciò natura radicale in se stessa. I moderati entrano nella logica dello scontro frontale e per questo rimangono prigionieri, culturalmente e politicamente, delle forze di estrema. L'estremismo è la figura della coalizione di centrosinistra, ed è inevitabile che tutte le posizioni estreme diano il tono all'insieme e costituiscano il riferimento di valori di esso. La vittoria politica dell'Unione assume una forma di un cambiamento di sistema politico.
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Ragionpolitica, periodico on line n.148 del 13/2/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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