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Il caso «Mortara»di Paolo Smeraldi e Marco Massignan - 13 febbraio 2006 Capita raramente di trovare sugli scaffali delle librerie due saggi a soggetto storico dedicati allo stesso tema, soprattutto quando non si tratti di un argomento di scottante attualità o di un classico della storiografia accademica e divulgativa, come ad esempio le grandi battaglie della Seconda Guerra mondiale o i campi di concentramento. In questo caso, l'argomento è estremamente specifico; si tratta del «caso Mortara», la storia del «rapimento» d'un bambino ebreo ad opera di Pio IX. La vicenda ebbe luogo alla metà dell'Ottocento a Bologna, che allora faceva parte dello Stato pontificio. Una domestica cristiana che lavorava presso i Mortara, una famiglia di commercianti ebrei, battezzò di sua iniziativa e all'insaputa dei genitori il piccolo Edgardo, ritenuto dai medici prossimo alla morte. Il bambino, invece, sopravvisse e dopo sei anni le autorità ecclesiastiche furono informate del sacramento. Dopo varie indagini per accertare le circostanze e la validità del battesimo l'Inquisizione decise di separare Edgardo dalla famiglia affinché fosse educato cristianamente come previsto dalle norme del diritto canonico. Ma, in seguito al rifiuto dei Mortara di affidare il bambino ad un istituto cattolico di Bologna, si procedette al trasferimento forzato di Edgardo a Roma, dove Pio IX l'accolse e lo trattò come un figlio. Accolto nella casa dei catecumeni, il giovane si ambientò rapidamente e nel tempo maturò la decisione di divenire sacerdote. Dopo la breccia di Porta Pia, ormai adulto, rifiutò di tornare alla sua famiglia, continuando per tutta la vita a tessere le lodi del Papa che lo aveva introdotto nella Chiesa. All'epoca il «caso Mortara» ebbe ampia risonanza; erano gli anni in cui il potere temporale dei Papi stava per finire; nel 1860 la stessa Bologna sarebbe stata annessa al Piemonte, preludio della successiva occupazione di Roma. Alle sorti del bambino si interessarono i giornali di tutta Europa ed i vertici politici di molti Stati, fra cui principalmente la Francia. Naturalmente, la vicenda ebbe ampissima risonanza nelle comunità ebraiche; la stessa famiglia Rothschild intervenne presso la Santa Sede per ottenere che Edgardo fosse restituito ai suoi genitori. Kertzer - studioso ebreo con al suo attivo altre pubblicazioni sul rapporto fra gli ebrei e la Chiesa - s'inserisce in questo filone secondo una chiave di lettura abbastanza chiara: la quarta di copertina riporta una sua citazione, nella quale definisce il «caso Mortara» l'emblema della secolare intolleranza della Chiesa cattolica. Il suo libro, Prigioniero del papa re, è frutto di un'accurata ricerca d'archivio; la vita dei Mortara è descritta da prima della nascita di Edgardo, non manca una minuziosa ricostruzione dei fatti, arricchita da riferimenti più ampi all'evolversi delle vicende risorgimentali, fino a brevi cenni sulla vita del protagonista, morto novantenne nel 1940. Ben diversa è la linea interpretativa di Messori, fra i più noti apologeti cattolici. Il suo libro, Io, il bambino ebreo rapito da Pio IX, si divide sostanzialmente in due parti: nella prima, l'autore ricostruisce la vicenda storiografica del «caso Mortara», affrontando di petto e con grande finezza analitica la questione del sacramento del battesimo nell'insegnamento della Chiesa; nella seconda è riprodotta l'autobiografia inedita del protagonista, rinvenuta negli archivi dei Canonici Regolari del SS.mo Salvatore Lateranense in Roma. Il confronto fra questi due testi così diversi è un ottimo esempio di come lo studio della storia non sia mai scontato; esso nasce da una costante dialettica fra ricercatori, che con maggiore o minore accuratezza aggiungono tasselli ad una materia assai complessa, avendo come oggetto sostanzialmente lo studio dell'uomo, delle sue azioni e delle sue motivazioni. Così, se Kertzer inizia la sua opera con la scena di una famiglia straziata dall'arrivo inaspettato dei gendarmi pontifici, Messori lascia parlare Edgardo Mortara, che testimonia una precocissima conversione ed il suo desiderio di rimanere in quella Chiesa nella quale era stato inserito così fortunosamente. Kertzer descrive una Chiesa rigida alla quale si opponeva la flessibilità degli ebrei; Messori riferisce al contrario di ripetuti tentativi degli ecclesiastici di trovare una soluzione affinché il bambino potesse rimanere a Bologna. Fra i molti aspetti della vicenda che meriterebbero di essere evidenziati, degna di considerazione appare la particolare posizione di Papa Mastai Ferretti. Egli avrebbe fatto volentieri a meno di separare il piccolo Edgardo dalla famiglia, ma non poté agire diversamente, perché sia il diritto canonico che il diritto civile prevedevano che il battezzato, anche in caso di battesimo furtivo purché valido, doveva essere educato come cristiano fino all'età adulta. Il papa sapeva che il caso avrebbe avuto ricadute internazionali, ma a chi gli proponeva una mediazione rispondeva: «Non possumus». E a Edgardo diceva: «Tu sei stato per me il figlio della Provvidenza, ma anche il figlio delle lacrime». Scrive Messori: «il battesimo validamente amministrato rende cristiani "ex opere operato", imprime il carattere indelebile di "figli della Chiesa"». Ecco che il caso Mortara investiva il diritto soprannaturale: «L'azione di quella domestica rendeva la Chiesa stessa come prigioniera del suo dovere di non respingere quel suo figlio inaspettato». Concludiamo con le parole di Padre Mortara, che sagacemente ribaltava sugli oppositori della Chiesa la sua condizione di «rapito»: «Tutti voi che avete condannato o condannate Pio IX, soffermatevi su ciò che hanno fatto e fanno oggi in nome del progresso e della libertà i governi razionalisti e i loro corifei. [...] Si centralizza e si monopolizza l'insegnamento, un insegnamento antireligioso ed eminentemente massonico, in cattedre pestilenziali di uomini senza fede, senza principi e senza morale. Si obbligano i genitori a consegnare le care anime amate dei loro figli a questi demoni incarnati. Altrimenti, tali figli rimarranno senza carriera, senza diritti civili, a volte senza tetto né letto». Ed ancora: «Sono intimamente convinto... che il Servo di Dio [Pio IX] era un santo; ed ho la convinzione quasi istintiva, che un giorno sarà elevato all'onore degli altari». Paolo Smeraldi e Marco Massignan Prigioniero del papa re è di David L. Kertzer (BUR, euro 10,50, pp. 464). |
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Ragionpolitica, periodico on line n.148 del 13/2/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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