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6 marzo 2008
 
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Quando le critiche interne diventano troppe

di Sara Franchino - 14 febbraio 2006

Mentre è ancora aperta la disputa su cosa conti davvero nell'Unione, se quanto scrupolosamente riportato nelle 280 pagine del programma ufficiale o le parole dei leader, Riccardo Illy, con la sobrietà che gli è propria, in un'intervista a La Repubblica ha avanzato la sua critica fredda e obiettiva alla coalizione di centrosinistra. Una coalizione che il presidente del Friuli Venezia Giulia ha definito «non coesa» e «con divergenze forti». L'autorevole voce del governatore è venuta così a tuonare in un momento in cui l'Unione appare in grande difficoltà.

Ne sono una prova evidente la mancanza di accordo su temi di notevole importanza che variano dalla politica estera ai progetti per lo sviluppo e agli investimenti in infrastrutture, sino agli argomenti più cari alla stessa coalizione di centrosinistra, come i Pacs. Sì, perché neppure in merito alle tanto discusse unioni civili, origine di grandi manifestazioni, i componenti dell'Unione sono troppo convinti. Non lo è per nulla Rutelli, ma neppure i sedicenti favorevoli riescono a trovare una quadra sulla formula, lasciando lo stesso Luxuria, inconsapevole candidato di provocazione, solo a portare avanti le ragioni - che certo non possiamo accogliere - delle proprie istanze, in un confuso chiacchiericcio teso alla ricerca di un compromesso che pare ancora lontano dall'essere trovato. Ne è un'aggravante l'incapacità del leader ufficiale dell'Unione, il professor Romano Prodi da Bologna, di emergere fra gli altri esponenti di rilievo della propria compagine, ponendosi come un credibile elemento di accordo e costruttiva mediazione.

Ne è una grave manifestazione contingente la bufera che si è scatenata sulla Tav. Il presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, è contrapposta a forze interne della stessa maggioranza che la sostiene. Sembra evidente che quelle dell'Unione siano, in realtà, fratture che, anziché stemperarsi, col tempo sono destinate ad acuirsi. Le contestazioni sulla Tav, sconfinante nella violenza e nell'anarchia che, a discapito di quanto l'Unione cerchi di far passare, riguardano un tema non certo marginale, ma, al contrario, strategico e fondamentale per il futuro sviluppo economico-commerciale, non di una valle, ma dell'intera Penisola. Rappresentano solo il primo nodo venuto al pettine. Il che ci fa davvero temere, nella remota possibilità di vittoria della coalizione di centrosinistra, per l'ingovernabilità del Paese. Ha tanto da ribadire Mercedes Bresso, anche con una certa apprezzabile veemenza, dopo la mancanza di chiarezza con cui in campagna elettorale aveva condotto l'elettorato più estremista a farsi votare, che la Tav si farà. Infatti, anche in presenza delle migliori intenzioni, l'Unione sarà costretta a cedere ai ricatti di Bertinotti, che uno dopo l'altro si susseguiranno come diktat imperativi, che nessuno, per preservare la propria poltrona, sarà disposto a non assecondare.

Sono queste constatazioni che vedono concorde il presidente Illy, quando per esempio illustra come «nel programma le cose che mancano non sono frutto di sviste, ma dei niet dell'ala sinistra della coalizione», aggiungendo che «da chi candida Caruso nella sua lista non può venir altro che questo» e affermando che «i mille paletti messi dall'ultrasinistra rendono il programma generico e parziale». Il bilancio del governatore del Friuli Venezia Giulia sul programma della coalizione prodiana è infatti fortemente negativo. Illy critica quel programma «generico», «che prevede quasi tutto e quasi niente», preconizzando «un leader debole» ed un «governo inconsistente». Lamenta l'assenza di riferimenti espliciti all'Alta Velocità come la volontà di abbandonare il progetto del ponte sullo Stretto di Messina, perché lo sottolinea Illy stesso, persona certamente non di destra: «Gli investimenti nei trasporti, quando l'opera è utile, comportano un effetto di volano, inducono lo sviluppo economico nei territori attraversati».

Ma non solo, il governatore demolisce anche i cavalli di battaglia del centrosinistra, sanità e politiche del lavoro. Alla promessa di abbassare del cinque per cento il costo del lavoro, risponde che tanto quello cinese è venti volte inferiore e contrattacca: «il problema è che il reddito da lavoro è troppo basso perché è falcidiato dagli oneri previdenziali». Quanto alla Sanità, riponendolo come problema che, a discapito del silenzio del programma dell'Unione, deve essere affrontato, Illy commenta: «in quasi tutte le regioni la spesa sanitaria cresce del 7-8% l'anno contro l'uno per cento del Pil».

Quelle di Illy sono parole che denotano una grande delusione nei confronti di un centrosinistra che fino a quando non sarà disposto a porre dei distinguo e a rinunciare a qualcosa, senza accettare chicchessia nella sola speranza che ne possa derivare un vantaggio elettorale, non farà altro che allontanare i propri elettori. E' ora che l'Unione chiuda il mercato acquisti e si occupi di costruirsi un'identità, un'anima coerente in quanto anche l'opposizione in una democrazia ha un suo importante ruolo che si differenzia nettamente dall'incondizionato e irresponsabile ostruzionismo fine a se stesso.

! Sara Franchino
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