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Ferrando non è un corpo estraneo alla sinistra

di Stefano Magni - 15 febbraio 2006

La candidatura di Ferrando è stata ritirata. Per ora si tratta di un annuncio e la mossa verrà formalizzata dalla segreteria di Rifondazione Comunista solo il prossimo venerdì, ma sembra difficile che il partito della sinistra comunista cambi idea. L'esclusione del comunista trotzkista è motivata dalla sua «incompatibilità» con la linea del partito. Incompatibile? Ma dove? Ferrando, nelle sue dichiarazioni che hanno fatto scandalo, ha sostenuto soprattutto due concetti: che i «resistenti» hanno il diritto di sparare sulle nostre truppe in quanto aggrediti e che il motivo dell'invasione dell'Iraq è costituito dagli interessi petroliferi dell'Eni. Per cui: guerra sbagliata, resistenza giusta. Ma queste sono le tesi che si continuano a leggere su Liberazione, che è l'organo di stampa ufficiale di Rifondazione Comunista. Chiaro: pochi dicono che i resistenti hanno «il diritto» di sparare sui nostri militari, ma tutti concordano sul fatto che i nostri soldati combattono dalla parte sbagliata e i resistenti dalla parte giusta.

Quindi, come sono soliti dire i cospirazionisti dell'estrema sinistra, «basta fare 2+2» per vedere che Ferrando non è un corpo estraneo. Anche perché nel programma di Bertinotti, nelle sue tassative richieste alla coalizione di centro-sinistra, si legge anche il ritiro delle forze armate italiane da Iraq, Afghanistan e Balcani... la stessa cosa che sostiene Ferrando nella sua intervista-shock al Corriere: «...dall'Iraq ci si deve ritirare e basta, senza condizioni. Io sono contro qualsiasi missione militare all'estero, nei Balcani come in Afghanistan, con o senza Onu». Il ritiro immediato e incondizionato dall'Iraq non è un tema condiviso da buona parte della sinistra? Come si può interpretare questa frase: «Se vinceremo le elezioni, proporremo immediatamente al Parlamento italiano il rientro dei nostri soldati»? Non è una dichiarazione di Ferrando, né di Bertinotti: è una dichiarazione ufficiale di Romano Prodi, a Bruxelles, di due settimane fa. Quindi a programma dell'Unione già approvato. E come interpretare questa altra frase: «Consideriamo la guerra in Iraq e l'occupazione (non la «missione di pace», no: l'occupazione, ndr) un grave errore. Essa non ha risolto, anzi ha complicato, il problema della sicurezza»? Anche questa è una dichiarazione di Romano Prodi, riportata da AdnKronos solo quattro giorni fa.

Quanto alle motivazioni di questo cosiddetto «errore», si attribuisce alla decisione di Bush e dei suoi alleati (la coalizione dei Volenterosi, tra cui il governo Berlusconi) un intento neo-coloniale. E su questo non è solo Marco Ferrando che lo pensa e lo dichiara, ma anche la sinistra apparentemente più atlantista. D'Alema, alla vigilia del conflitto contro Saddam Hussein, ironizzava che gli Americani avrebbero fatto trovare «fialette» e «bombolette del gas» per giustificare il loro allarme sulle armi chimiche. Sulla coalizione dei volenterosi, D'Alema dichiarò in un'intervista su La Repubblica il 28 marzo 2004: «Dobbiamo partire da un dato oggettivo: il fallimento della politica dell'unilateralismo americano. Una strategia che ha lacerato il tessuto delle istituzioni internazionali e ha gravemente indebolito il sistema delle alleanze internazionali, sostituito dal sistema che loro chiamano dei "willing", dei volenterosi, e che invece è il sistema di "quelli che si accodano" in cambio degli appalti».

D'Alema, pur di dimostrare che la guerra è stata illegale, arriva a negare l'esistenza di risoluzioni Onu ben precise, come quando, lo scorso febbraio, dichiarò: «Nessuno ha chiesto a chi non ha condiviso la guerra di inviare i propri soldati in Iraq. Non lo ha chiesto Bush, non lo chiede Kofi Annan», mentre la Risoluzione 1546 del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, recita: «Richiede agli Stati membri e alle organizzazioni regionali e internazionali di contribuire all'assistenza della forza multinazionale, comprese le forze militari, come stabilito in accordo con il governo dell'Iraq, per andare incontro ai bisogni della popolazione irachena di sicurezza e di stabilità». Anche a Matrix lo stesso D'Alema ha condannato come assassini gli uomini-bomba islamisti, ma anche «coloro che usano il fosforo bianco verso la popolazione civile», dimostrando di mettere inconsciamente sullo stesso piano i militari della Coalizione e i terroristi. E di riprendere a scopo propagandistico uno scandalo, quello del fosforo bianco (che non è un'arma di distruzione di massa e non è proibito dalle convenzioni di Ginevra), che è stato costruito ad arte dalla propaganda anti-americana. Dunque si legge, neanche troppo tra le righe, che la guerra in Iraq fu una guerra sbagliata, motivata da ambizioni neocoloniali, che i nostri soldati sono dalla parte del torto. Ferrando non ha fatto altro che completare queste frasi mezze dette, lasciate intendere e ha parlato chiaramente fino in fondo. Solo che dire queste cose senza mezze misure fa giustamente scandalo.

! Stefano Magni
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