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Resistenza irachena & Moltitudine Spa: Ferrando non è solodi Raffaele Iannuzzi - 16 febbraio 2006 Ferrando è l'ultimo antagonista in stato permanente che oggi straparla di «resistenza irachena» e di legittimità della «lotta armata contro l'occupazione militare» occidentale dell'Iraq? Ovviamente no. Le idee non cadono dal cielo. Esiste oggi un marketing politico che fonde molti elementi anti-occidentalisti e anti-capitalisti usando antiche parole come «imperialismo»(già poco gradita perfino a Lenin, almeno in certe sue generalizzazioni acritiche); ciò serve a spiazzare la piazza politica e rendere visibile una moltitudine di soggetti, capaci di eleggere al Parlamento gente come Caruso e Ferrando. Attenzione: non stiamo parlando di una rivolta naif di estremisti dell'ultima ora. Chi sbaglia pensiero, sbaglia politica. In Occidente sta sorgendo un movimento «fusionista» di matrice antagonistica e nichilistica che ha un bel mercato. In Italia conta il dieci per cento dei voti, escludendo i Verdi più radicali che, in linea di principio, potrebbero essere inseriti: qualcuno si è preso la briga di fare qualche calcolo? I comunisti antagonisti - fra «moderati», «parlamentaristi» e sedicenti «disobbedienti» - arrivano, ripeto, al dieci per cento. Dunque, sono una cospicua forza politica. E questo soggetto politico, si badi, oggi non parla più il vecchio linguaggio della «classe operaia», l'antica «rude razza pagana» di Tronti. Oggi il cuore di questa nuova soggettività politica è la categoria di «moltitudine». E Ferrando, che ha circumnavigato l'arcipelago neo-comunista, dal bordighismo al trotzkismo, si sente legittimato e «coperto», spalleggiato da questa marea montante del tutto post-ideologica, costruita attorno a molti epicentri rivoluzionari e anarco-insurrezionalisti. Ferrando, dunque, non è soltanto un candidato di Rifondazione Comunista un po' scomodo, che si permette di fare il disobbediente e l'antagonista di fronte all'ordine imperiale americano e occidentale, per usare il linguaggio insurrezionalista dei leader della «moltitudine». Questa è, di fatto, solo la punta dell'iceberg. Che presto troverà, vedrete, nuove fusioni con l'Islam terroristico e fondamentalista. Sto parlando del nazi-islamismo (infatti, il «Campo anti-imperialista» è composto anche di un bel gruppo di nazi-maoisti). Un centro importante in Italia dal quale partire per questa operazione c'è già: Milano. Una vera polveriera. Le chiacchiere che stigmatizzano le parole di Ferrando lasciano il tempo che trovano. E' necessario, invece, trovare il bandolo della matassa e collegare i fili che legano la resistenza irachena, cioè il terrorismo legittimato dalle schiere armate della moltitudine postmoderna, e la nuova resistenza alla globalizzazione che usa gli stessi strumenti della globalizzazione. Toni Negri ha teorizzato questi nessi con il suo monumentale saggio-manifesto Empire, scritto insieme al suo sodale americano Michael Hardt, guadagnandosi, grazie a Time e Le Nouvel Observateur, l'appellativo di «nuovo Marx del XXI° secolo». Dopodiché Negri ha scritto e pubblicato, sempre insieme ad Hardt, nel 2004, un altro ponderoso volume in cui teorizza la potenza del «dominio» e del «sabotaggio», cioè i suoi anni Settanta da «cattivo maestro», in chiave di globalizzazione. Titolo emblematico, come sempre: Moltitudine. Guerra e democrazia nel nuovo ordine imperiale. Oggetto del saggio: la globalizzazione armata. Sono i «movimenti nell'Impero», che Negri descrive e cavalca, con un cinismo politico e culturale senza pari. E' un marketing vero e proprio. Resistenza & Moltitudine Spa. Ferrando, dunque, non è solo. Anzi, questo confusionario trotzkista diffonde, come l'ultimo funzionario commerciale di questa imponente Spa, il Credo della Moltitudine. E questo Credo corrisponde ad una persona: Toni Negri. E ad un movimento storicamente determinato: Seattle. Cioè, l'anarco-insurrezionalismo no-global. Sarà vero? Vi domanderete. Forse è bislacca questa ricostruzione culturale, penserà qualcuno. Bene. Apriamo un altro testo di Negri, Movimento nell'Impero. Passaggi e paesaggi, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2006, a pagina 178: «Le forze armate sono divenute mobili, dinamiche, più o meno mercenarie (come è mercenaria la polizia), sempre disponibili a intervenire ovunque per mettere ordine, organizzate in rete e attorno a unità mobili, costituendo allo stesso tempo una capacità di intervento e una capacità di assistenza, di organizzazione, di nation building, di "costituzioni democratiche". Soldataglie e missioni. La vergognosa esperienza italica a Nassiriya e la ancor più vergognosa propaganda che le viene fatta, sono piccoli esempi e paradigmi di ciò che sta diventando l'organizzazione del potere: pensate che bel mondo, con i Carabinieri distribuiti dappertutto! Questo reticolato di counterinsurgency (...) deve contenere tutto l'insieme che costituisce questo bel mondo capitalistico: organizzazioni non governative, banche che fingono di essere benefattrici, uomini di religione e laici missionari - un bel cocktail!». Può bastare? Ferrando conta poco, i numeri veri li detta questo pensiero e questi uomini qua. Le idee, ripeto, non cadono dal cielo. Ma troppo spesso mettono a ferro e fuoco la terra. Con il megafono politico che siede nel Parlamento della Repubblica.
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Ragionpolitica, periodico on line n.148 del 13/2/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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