|
|||||||
|
|
Rutelli tra due fuochidi David Busato - 16 febbraio 2006 Tempi duri per l'ex candidato premier della sinistra nel 2001. Molte proposte fatte da Rutelli e dalla Margherita sono state criticate aspramente dagli alleati. Sui pacs dalla Rosa nel Pugno, cui Fioroni ha risposto con una famosa l'intervista «La Rosa nel Pugno ci dà solo cazzotti». Sulla Tav, scuola pubblica e privata, politica estera e altre questioni dall'ala sinistra dell'Unione che è praticamente contraria a tutte le proposte. L'elettorato di centrosinistra ha un sogno: vedere vincere l'Unione e governare per cinque anni. Come ha fatto la Cdl. Nei giorni passati vari leaders della compagine prodiana si sono affannati a tranquillizzare l'elettorato sull'eventualità di un amarcord bertinottiano datato autunno 1998. Giorni fa Rutelli aveva escluso ogni prospettiva di «grosse koalition»: se il prossimo governo dovesse cadere «si va alle elezioni, non ci sarà nessun pasticcio». E Bertinotti aveva detto che, anche se poi in parte ha smentito, «non ripeterà più gli errori del '98. Noi sottoscriveremo un programma che è evidentemente frutto di un compromesso». Un compromesso che è già un sogno. Specie se continuano di questo passo. Il giusto riconoscimento, anche se tardivo, tributato da Rutelli al Governo Berlusconi riguardo alla politica nei confronti di Israele, ha riacceso i fuochi, mai sopiti, con i compagni di coalizione, questa volta il Pdci. Certo che le parole di Rutelli sono state un modo per rassicurare il governo di Gerusalemme in caso di un governo guidato dal centrosinistra. Ma questo non lo ha sottratto dalle reazioni che non si sono fatte attendere: «Al contrario di Rutelli i Comunisti italiani ritengono che il governo dell'Unione dovrà cambiare nel profondo la politica estera italiana», ha detto Iacopo Venier, responsabile esteri del Pdci. Non è la prima volta che il leader della Margherita cerca di far passare nell'Unione il metodo del giudizio nel merito dell'opera della Cdl. Con scarso seguito degli alleati. Anche quando lodò la patente a punti, la limitazione del fumo nei locali pubblici. Critiche anche quando, tra i primi, disse che la sinistra non avrebbe abolito la Legge Biagi e quando sostenne che la riforma della scuola varata dal ministro Letizia Moratti andava sperimentata e poi, semmai, cambiata. Tutte «aperture» che nella maggior parte dei sistemi politici occidentali non avrebbero fatto nemmeno notizia, ma che gli procurano forti critiche da parte degli alleati. Come quella del leader verde Alfonso Pecoraro Scanio, che parlò di una politica «suicida». Europa ieri, riferendosi alle interviste di Chiamparino, Illy ed al caso Ferrando parlava di sorpresa e timore. Sorpresa perché due amministratori di successo hanno criticato il centrosinistra. Timore, perché prendere sotto gamba gli avvertimenti di Chiamparino e Illy significherebbe un autogol clamoroso, specie perché Piemonte e Friuli Venezia Giulia sono potenzialmente decisivi. Ma non basta perché il caso Ferrando è un problema in più per l'Unione e sempre Europa scriveva con speranza e soddisfazione: «La mala sorte del compagno Ferrando, che Fausto Bertinotti con coraggio e lealtà ha scaricato a causa delle sue incontinenze verbali su Nassiriya, dimostra che all'estremismo c'è un limite, e che basta farlo valere». Basterà l'esclusione di Ferrando per far calmare gli animi e soprattutto i moderati dell'Unione? Giorni fa Rutelli disse quale era la differenza tra i partiti moderati del Centrodestra e la Margherita. «C'è una differenza grande, perché, nonostante ci siano punti condivisibili, le forze moderate del centrodestra non sono riuscite a impedire i guasti di questi cinque anni: sono stati spettatori muti e se hanno parlato non hanno ottenuto nulla, ma hanno invece trangugiato tutte le cose sbagliate di questa legislatura. Questa è la differenza». Ma quante differenze ci sono nella variegata compagine prodiana? La corsa della Margherita a cercare di sottrarre voti ai moderati delusi della CDL continua, ma nel guardare dall'altra parte, il rischio potrebbe essere paradossalmente quello di allontanare i moderati del centrosinistra dall'Unione spaventati dall'estremismo rosso, e che la Margherita sia fagocitata dal tiranno diessino.
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.148 del 13/2/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||