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numero 280
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Verso il neutralismo

di Gianni Baget Bozzo - 16 febbraio 2006

Quanti Ferrando ci sono in Rifondazione Comunista? Ne abbiamo conosciuto uno perché è stato «imprudente», ma egli stesso avverte che quattro rifondatori su dieci la pensano come lui. Chi ha seguito fino in fondo i dibattiti interni a Rifondazione ha sempre percepito che essi rappresentavano un fatto culturale diverso, che in essi l'antagonismo all'Occidente - sia come fatto culturale che come fatto economico e sociale - era un elemento determinante. Lo abbiamo visto come dibattito ideologico, separato dall'impegno politico immediato, e invece dalle parole di Ferrando sappiamo che esso ha incidenza politica e giunge a legittimare l'azione dei kamikaze in Iraq. La sinistra sostiene la marcia in favore della resistenza irachena.

Ne viene che la politica estera del governo dell'Unione sarà sostanzialmente determinata da un punto di incontro tra la sinistra diessina e la sinistra estrema. Cesserà quell'opzione per l'Occidente e per Israele che ha costituito l'elemento fondamentale della politica del governo Berlusconi, e che ha segnato per cinque anni il volto dell'Italia nel mondo. Ora questa politica verrà interamente cancellata, perché non sarà possibile non tornare alla politica di mediazione che fu tipica degli anni della Prima Repubblica. Solo che, oggi, una politica neutralista non ha senso in Europa, dopo l'avvento dell'Islam radicale, dopo la vittoria di Hamas, dopo il caso iraniano. Non c'è più frattura tra Europa e America e una politica neutralista è interamente priva di senso. Ma allora si deve pensare che Rifondazione diverrà una componente emarginata a vantaggio della Margherita?

In realtà, l'intesa tra sinistra ed estrema sinistra è il cuore dell'Unione, è essa che ha garantito l'unità stessa del partito di Fassino. Non sarà dunque una vittoria elettorale quella dell'Unione, se si verificasse, ma un cambio radicale della figura dell'Italia nel mondo.

! Gianni Baget Bozzo
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