RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

L'Unione rinuncia alla politica estera

di Gabriele Cazzulini - 20 febbraio 2006

In questi giorni la politica sta acquisendo un intenso valore materiale: un Ministro italiano è costretto a dimettersi per una maglietta, undici persone muoiono per quella maglietta fuori dall'Italia, mentre migliaia di musulmani nel mondo bruciano le bandiere dei paesi occidentali e i simboli del cristianesimo.

Chi riteneva che tali manifestazioni di brutalità politica e di inciviltà fossero soltanto un retaggio del passato oscuro dell'Occidente, e un'allarmante costante della galassia musulmana, deve riscrivere rapidamente quest'opinione. Sabato scorso, Roma è stata il triste teatro per l'ennesimo falò di bandiere israeliane e americane, date alle fiamme come fossero i simboli di un «Male» assoluto. E' un gesto già visto, purtroppo, troppe volte; ma sono le mani dei piromani a suscitare indignazione e ansia, perché sono mani di Italiani. Inutile individuare le mele marce, strappare via i «moderati» dall'erba grama dei «fanatici» estremisti. Moderati e fanatici sono etichette che in queste circostanze valgono solo tra tante, troppe virgolette che ne fanno soltanto un suono della voce.

Intitolare il corteo romano: «pace in Palestina» è come scrivere solo la prima parte di una frase che finisce con «...morte a Israele». Non c'è differenza tra buoni e cattivi: è un'affermazione drastica che trova appoggio nell'identità delle forze politiche che ogni giorno pompano l'ideologia dell'odio, dell'intolleranza e della violenza. Coloro che per i più svariati motivi danno sfogo a questo genere di pulsioni sono il prodotto, continuamente aggiornato, di valori storicamente congeniti a vasti settori di sinistra. Le ripetute esplosioni di violenza antisemita e antiamericana sono solo la prima metà della questione. L'altra, quella più nuova e impensabile fino a poco tempo fa, è la saldatura di tali spezzoni nel corpo della sinistra istituzionale, quella che ambisce al governo. Ma non è finita: questa saldatura diventa determinante - ma non per gli spezzoni estremi, quanto per la sinistra stessa e, addirittura, per le sparute frange centriste e moderate già costrette ad una difficile coabitazione con la sinistra socialdemocratica e adesso sotto occupazione di quella estrema.

D'accordo: siamo in piena stagione di caccia elettorale e tutti, estremisti e non, si danno alle battute di caccia per intercettare quanti più voti possibili. E' un incentivo attivato anche dalla riforma elettorale, la quale permette a ciascun partito di concentrarsi sul suo elettorato d'appartenenza, cioè quello più fedele e in sintonia con i valori e i programmi. E' dunque comprensibile che le forze della sinistra estrema cerchino di rinfocolare il legame con la propria base in vista del voto. Ma è un ragionamento che lascia troppi spazi vuoti.

Se si cercano risposte spulciando (con molta pazienza) l'intricato programma elettorale dell'Unione, il senso di preoccupazione continuerà a crescere. Da più parti si accusa Prodi di tentennare sulla politica estera, rinviando una netta dichiarazione su alcuni dei temi più caldi: Israele, Iraq, Iran. Quella del «Temporeggiatore» è una maschera troppo consumata, che sta già rallentando pesantemente il cammino dell'Unione verso la conquista del potere. Ma si adatta bene a Prodi, perché consente davvero di prendere tempo senza perdere nessuno dei suoi partiti. L'Unione non è una coalizione, e presenta lo stesso grado di coerenza e disciplina che si può trovare in un sacco di patate. Far parlare l'Unione sulla politica estera è come chiedere ad un fanciullo di parlare di algebra superiore. La politica estera costituisce uno dei più letali punti di dissidio sul quale non è possibile trovare un accordo a meno di una lacerazione. Ma ogni lacerazione amputerebbe la tremolante maggioranza del centrosinistra in tante minoranze aggressive e incompatibili.

Il punto è un altro o, meglio, sono altri. In primo luogo non c'è nessuna contraddizione nella politica estera dell'Unione. Le scelte di fondo non sono scelte ma obbligazioni che Prodi e il suo ipotetico governo saranno costretti a sottoscrivere al solo fine di sopravvivere. Non è un caso che nelle indiscrezioni sulle future assegnazioni dei ministeri, quello degli Esteri non sembra attrarre le mire dei «vip» della sinistra, che invece preferiscono poltrone più salde, come quelle istituzionali. E' già un presagio dell'instabilità generale che colpirà un governo di sinistra, nel quale la sede della Farnesina rappresenta appunto una delle postazioni più esposte a rapidi passaggi di proprietà.

Infine, l'espediente dell'Unione per sopravvivere a questa situazione potrebbe risultare incredibile. Se tale dovesse rimanere la composizione dell'Unione, non ci sarà altra opzione che "appaltare" la sua politica estera all'Unione Europea e ad altri inefficaci organismi internazionali. Avremo così una politica estera fatta con la violenza della piazza e un'altra decisa nei palazzi stranieri senza alcuna legittimazione degli Italiani - la Farnesina rischia di diventare un desolante monumento al vuoto. Non c'è altra scelta per l'Unione. Purché venga sollevato da responsabilità oltre lo stanziamento di fondi per ristrutturare un antico palazzo nei sobborghi di Manila, Prodi è disposto ad operare questa terribile spaccatura nella politica estera italiana. Sarebbe una pilatesca lavata di mani che produrrebbe un altro 8 settembre.

Le certezze restano quelle di partenza: ci saranno sempre taniche di benzine pronte a bruciare i simboli della libertà, con gentile sponsorizzazione delle componenti estreme del centrosinistra e rassegnata protezione di quelle in giacca e cravatta. Oggi le bandiere, ma domani, forse, qualcosa di peggio.

! Gabriele Cazzulini
Gli ultimi commenti
  • Evviva !! - di Pippo - 21 febbraio 2006 12:21
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.149 del 20/2/2006
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata