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Battaglia delle vignette: l'avanzata dell'Islam

di Anna Bono - 20 febbraio 2006

Alcuni anni fa il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, regalava Il libro nero del comunismo, di Stéphane Courtois, per far conoscere i crimini dei regimi comunisti. Tra pochi mesi, quando presiederà il suo terzo governo, farebbe bene a offrire a tutti ministri, con preghiera di leggerlo attentamente, Guerra senza limiti, il libro scritto da due generali cinesi, Qiao Liang e Wang Xiangsui, diventato testo di culto all'inizio di questo decennio (è stato pubblicato in Italia dalla casa editrice LEG nel 2001). Meglio ancora sarebbe assegnare loro come primo compito anche la lettura di due saggi scritti da Victor Davis Hanson, il formidabile storico militare californiano: Massacri e cultura. Le battaglie che hanno portato la civiltà occidentale a dominare il mondo e Il volto brutale della guerra. Come le battaglie del passato determinano il modo in combattiamo, viviamo e pensiamo oggi, entrambi pubblicati da Garzanti.

Grazie a quelle letture i nostri nuovi ministri eviterebbero di commettere errori come quello del ministro Calderoli, avendo imparato che l'esito degli attuali conflitti, e prima di tutto della guerra mondiale iniziata con l'11 settembre, dipende sempre più dalla capacità di vincere su nuovi terreni di scontro, ovvero che esistono «operazioni di guerra non militari» e «operazioni militari diverse dalla guerra». Quella delle vignette su Maometto è per l'appunto una «operazione di guerra non militare» in cui si è inserito senza rendersene conto il ministro per le riforme istituzionali e la devoluzione.

Intanto, oltre agli assalti al consolato italiano di Bengasi, la battaglia delle vignette segnala due nuovi fronti di scontro in Africa: minori, ma entrambi indicativi della preoccupante avanzata dell'Islam in quel continente. Il primo è in Nigeria, dove nel Bornu e nel Katsina, due degli Stati del nord a maggioranza islamica che negli anni scorsi hanno adottato la legge coranica, la shari'a, sono morte almeno 15 persone durante una serie di attacchi islamici a chiese, negozi e case appartenenti alle minoranze cristiane. L'intervento della polizia e il coprifuoco deciso dalle autorità hanno per il momento riportato la calma ovunque, ma la situazione è estremamente tesa. La diffusione dell'Islam integralista in Nigeria, dove il fattore religioso accentua le divisioni etniche, è responsabile di uno stillicidio di scontri tra gruppi antagonisti che talvolta esplodono in episodi di violenza particolarmente gravi. Nel 2002 la scelta di svolgere nella capitale nigeriana, Abuja, le finali del concorso di bellezza Miss Mondo costò la vita di migliaia di persone. Anche in quel caso fu un giornalista a scatenare la furia islamica scrivendo su un quotidiano che certamente Maometto avrebbe scelto una delle finaliste come moglie tanto erano belle.

Il secondo episodio significativo si è verificato in Kenya. Dopo aver riprodotto le caricature di Maometto nel telegiornale del proprio gruppo editoriale, il maggior quotidiano locale, The Nation, si è affrettato a porgere «le più profonde scuse» e a esprimere «il più sentito rincrescimento» della redazione ai «nostri fratelli e alle nostre sorelle musulmani» che possono essersi sentiti offesi benché l'intenzione dell'emittente non fosse di attaccare l'Islam. In Kenya gli islamici sono una minoranza per lo più di ceto medio - professionisti, commercianti, imprenditori - su cui per decenni la leadership politica ha indirizzato con successo il risentimento della popolazione che difatti approfittava di ogni sommossa e disordine per distruggerne e razziarne le proprietà. Durante la sua penultima campagna elettorale l'ex presidente Daniel arap Moi in un memorabile discorso aveva puntato il dito contro gli islamici ricordando che erano discendenti degli schiavisti responsabili di secoli di lutti e di povertà. Le comunità islamiche avevano tremato e, benché indignate, avevano taciuto, temendo nuove violenze. Di sicuro in Kenya il clima è cambiato se adesso a tremare, temendone la collera, è il resto del Paese: evidentemente nessuno dimentica l'attentato terroristico che nel 1998 distrusse l'ambasciata americana della capitale, Nairobi, provocando centinaia di vittime.

! Anna Bono
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