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Di fronte al fanatismo, l'Europa deve ritrovare il proprio spiritodi Riccardo Meynardi - 21 febbraio 2006 E' ormai chiaro che le sollevazioni fanatiche di folle musulmane infervorate per una dozzina di vignette disegnate a migliaia di chilometri di distanza siano i tratti di un dipinto molto sottovalutato. La maglietta dell'ex-Ministro Calderoli non ha scatenato la protesta in Libia da sola, non credo che fra la gente che ha assaltato l'ambasciata italiana ci fossero molti fans di Clemente Mimun, che conduceva la puntata di DopoTg in cui è avvenuto il fattaccio. I telespettatori libici di DopoTg, forse, potrebbero assaltare una bancarella al mercato, ma anche lì rischierebbero di trovarsi in forte svantaggio numerico. Sollevazioni del genere non nascono per caso, sono progettate da attenti osservatori che tengono d'occhio il nemico per approfittare di ogni sua distrazione, di ogni suo atto, di ogni sua libertà. L'Europa deve smetterla di piegare la testa, di inginocchiarsi, di ritenersi colpevole per un episodio satirico. Queste vignette sono l'esempio più riuscito nella storia della satira, diamine. Perché non solo rappresentano situazioni paradossali, ma ne hanno anche scatenata una serie lunghissima. Centinaia di episodi paradossali nati dalla satira. E forse noi europei, sulle prime, siamo rimasti interdetti ed increduli, incapaci di reagire proprio perché non avevamo capito che non si trattava solo di gente che protestava incivilmente. Non avevamo capito che quelle masse non si muovevano affatto da sole. Ora ci rendiamo addirittura conto della forte probabilità che le diverse sollevazioni non siano indipendenti, ma strettamente correlate. Organizzate magari da una regia centrale, da Al Qaeda, per esempio, che in italiano significa «la base». Sollevazioni ritmate, che partono in uno Stato islamico e poi vengono trasmesse ad altri, in sequenza, mantenendo alta la tensione per una di quelle questioni che noi occidentali siamo abituati a liquidare con due giorni di prime pagine. Così, se tre settimane fa l'Europa era incapace di reagire perché resa incredula da un tale putiferio scatenato da quattro vignette, oggi all'Europa continua a venir sottratta la capacità di reazione dal prolungamento incomprensibile di questo putiferio. Ma perché siamo ancora qui a parlare di gente che vuole ammazzare altra gente per dodici disegni? L'Europa è stordita. L'Europa deve ritrovare il proprio spirito, deve reagire prima di tutto rivolgendo l'attenzione a se stessa. Ricercando la propria identità e traendo insegnamento dalla propria storia. Cose che non sta facendo, perché si addossa colpe che non ha e dimentica che inchinandosi non sempre si evitano le guerre, le dittature e gli Olocausti. L'Ue non ha riunito nessun vertice per affrontare la questione, forse confidando nell'autoesaurimento della stessa: «tanto fra due giorni non ne parlerà più nessuno». Non è stato così, però. La protesta incivile è più organizzata di quanto si potesse immaginare, dai gruppi fondamentalisti e, spesso, tollerata senza vergogna dai governi. Bisogna sperare che si autoesaurisca, ma non bisogna affatto rinunciare a prendere una propria posizione e a renderla chiara. Sarebbe stata un'ottima occasione per mettere in moto il meccanismo di una politica estera comune a tutti i membri dell'Ue, tutta l'Europa è stata attaccata; è guerra contro l'Occidente come idea e come concetto, non contro i suoi governi. In questo modo, purtroppo, l'Ue ha reso evidente che non ci sia ancora nessun meccanismo di politica estera da mettere in moto e che possa far capire al mondo che l'Europa ha uno spirito nuovo, capace di riassumere quelli dei singoli Stati.
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Ragionpolitica, periodico on line n.149 del 20/2/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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