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Tra una rosa e qualche listadi Gabriele Cazzulini - 21 febbraio 2006 Unione? Termine singolare per designare un coacervo di forze politiche così eterogeneo da risultare un nome opposto alla realtà che designa. Il suo nucleo duro sono le due ruote della bicicletta Ds-Margherita con Prodi sull'instabile sellino. E' una bicicletta che però corre solo sulle liste della Camera, ed è qui l'intoppo, perché né la bicicletta né il ciclista possono farcela da soli. Per dare più spinta alla bicicletta di Prodi non bisogna però sgonfiarne le gomme, cioè Margherita e Ds. Effetto boomerang - è questo ciò che sta succedendo a Prodi che rischia di prendersi una mazzata dall'idea che lui stesso aveva lanciato una settimana fa nella speranza di ritrovarsi un utile volano per sfruttare nla bicicletta Ds-Margherita per rincorrere il partito democratico. Le accelerazioni di Prodi sul grande partito unico del centrosinistra sono state come sterili fughe di un ciclista che puntualmente è andato fuori strada o si è stampato sul muro dei partiti. Le liste civiche sarebbero servite a recuperare i voti dispersi al Senato, dove la bicicletta non corre perché corrono i singoli partiti, e quei voti fluttuanti tra centrodestra e centrosinistra che il Prof. aspira ad incamerare nel progetto del partito democratico. Ad annunciare la mazzata in arrivo non ci pensano solo i politici del centrosinistra, tutt'altro che disposti a subire nuove liposuzioni di voti e deputati ad opera delle liste civiche - che, come Robin Hood, rubano voti ai partiti per darli a chi non ha un partito. I partiti del centrosinistra afferrano al volo l'idea delle liste civiche, ma solo per rispedirla al mittente. Oggetto: Liste civiche? Forse sì, ma quali? Non solo quelle volute da Prodi, che aveva già dato semaforo verde ai suoi gregari per presentare liste collegate al partito democratico. Se Prodi vuole le sue liste, anche i Ds avranno liste civiche collaterali, e in fatto di collateralismo i Ds ne sanno qualcosa. Ma è la chiara ostilità di Rutelli, che vede le liste civiche come un letale pesticida per la sua Margherita, a mettere l'embargo ad ogni progetto di questo tipo. Anche i Ds attraversano una fase di bassa pressione per un'improvvisa emorragia interna. La rosa nel pugno continua infatti a suscitare nuovi amori: gli ultimi sono Biagio De Giovanni e Lanfranco Turci, entrambi figure di spicco dei Ds. Non si arresta quindi la lenta ma costante fuoriuscita di grandi nomi che non sopportano né l'ortodossia socialdemocratica di Mussi né la diarchia dei due consoli Fassino-D'Alema, che ha fatto del partito un impero a mezzadria. La campagna acquisti della Rosa, che sta sgonfiando i Ds, è solo la rivalsa del fratello minore verso quello maggiore. Lo schiaffo, politico e morale, brucia ma il suo rossore scomparirà presto. Ma per il momento la Rosa nel pugno si dimostra essere qualcosa di più di un bricolage elettorale pronto a disfarsi il giorno dopo le elezioni. Sul Corriere della Sera, Battista vede solo la rosa senza le spine, e la sua sarebbe la rosa di un'alternativa liberale (?) allo statalismo dell'Unione, la rosa filo-americana e filo-israeliana. Saremmo di fronte ad una nuova identità politico-culturale da inseminare nelle radici del partito democratico, che farebbe così crescere un ramo distinto da quello cattolico-moderato di Rutelli e da quello «social-non-si-sa-cosa» dei Ds. La sgradevolezza di questo giardino politico è però utile a far emergere le vere radici, partendo dalle spine della Rosa di Pannella e Boselli. Il loro merito finora è stato quello di riesumare temi sepolti nella memoria facendone fantasmi politici senza un corpo reale, senza che ci fosse veramente una domanda sociale di dosi massicce di laicismo. L'Italia rischia di ricadere indietro nel tempo, grazie all'insipienza politica di personaggi che agitano i rapporti tra Stato e Chiesa come fossero bandierine da sventolare nei giorni di festa. Una nuova divisione nel centrosinistra rischia di spaccare nuovamente l'Italia - per il solito pugno di voti, da parte dei soliti noti. Niente di nuovo: dopo tutto il pensiero unico della Rosa è il vecchio: «abbasso i preti!» E poi? A cosa servono queste nuove leve di libertini? Pannella e Boselli, per non parlare di Intini e Bonino, non sembrano proprio l'ultima generazione di Casanova. Eppure la rosa c'è - ma è un errore vedere nel messaggio di una campagna elettorale la fecondazione di un'identità politica, non fosse altro che per l'assolutismo filo-abortista della Rosa. Che la fecondazione dell'identità della rosa sia un'eccezione sfuggita ai rigidi anticoncezionali ideologici?
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Ragionpolitica, periodico on line n.149 del 20/2/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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