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L'Italia diventa il motore dell'economia europea

di Danilo Giurdanella - 21 febbraio 2006

Durante i tristi anni della sinistra al Governo, la Repubblica Italiana fu la cenerentola economica dei Paesi europei. Il tasso di occupazione, il tasso di crescita del prodotto interno lordo, il deficit di bilancio, il debito pubblico, tutti raggiunsero livelli preoccupanti. Autorevoli istituzioni internazionali protestarono, cercando di provocare un cambiamento di rotta nel susseguirsi dei Governi dell'Ulivo, ma tutto fu invano. Era ovvio. La scienza economica si fonda su semplici principi che, se applicati, producono risultati sorprendenti. Invece, i vari Governi di sinistra appesantirono lo Stato italiano con nuove regolamentazioni, nuove tasse ed un eccessiva spesa pubblica. Le uniche privatizzazioni compiute da Massimo D'alema, aspramente criticate perfino da un giurista di sinistra quale Guido Rossi che parlò di Palazzo Chigi come di una merchant bank, servirono solo a trasformare monopoli pubblici in monopoli privati. Tale politica economica, anche se ci amareggiò, non ci sorprese. La sinistra mancava di personalità competenti e, in ogni caso, non avrebbe potuto sfidare i propri padroni: i potenti sindacati ascrivibili all'area comunista e post-comunista, che non avrebbero permesso alcun cambiamento.

A questa grama situazione, che il Governo Berlusconi si trovò ad ereditare nel 2001, si aggiunga il famoso buco del bilancio scoperto dal Ministro Giulio Tremonti e certificato da Bruxelles. Premetto che l'economia ha i suoi tempi. Per esempio, un taglio alle tasse dispiega la sua efficacia dopo tre-quattro anni; la riforma del mercato del lavoro deve entrare a pieno regime, etc... Cionondimeno i recenti dati macroeconomici, con sorprendente rapidità, ci lasciano già intravedere un'Italia diversa, frutto del duro lavoro di tanti membri del Governo. Non si può parlare semplicemente di ripresa economica, come pur autorevoli commentatori hanno fatto. La ripresa esiste quando c'è un rallentamento dell'economia. Si deve piuttosto parlare di inversione di tendenza, rispetto a ciò che, a causa della Sinistra al Governo, stava accadendo in Italia.

Prima delle misure poste in essere dal Governo Berlusconi, il nostro Pil non stava rallentando: stava diminuendo! Questo significa che lo stesso numero di lavoratori italiani, o un po' di più per l'apporto degli immigrati, produceva meno beni e servizi rispetto agli anni precedenti, mettendo a rischio il nostro stesso tenore di vita. Oggi, invece, si assiste ad un clima di nuova fiducia imprenditoriale, fiducia che nasce sulla solida base dell'evidenza dei fondamentali dell'economia italiana, nonostante la sinistra perseveri nel danneggiare la reputazione dell'Italia anche da questo punto di vista, dicendo che tutto va a rotoli, ed annunciando ogni giorno una nuova apocalisse economica che puntualmente non si realizza!

Possiamo vantarci di aver visto giusto, in passato. I dati recentemente pubblicati dall'Istituto di Studi e Analisi Economica (ISAE) innegabilmente lo confermano. La produzione industriale è in netto rialzo: 1,2% a Dicembre su base mensile; la crescita del PIL è di 1,1% sul precedente quadrimestre; ed anche gli indicatori delle vendite al dettaglio sono positivi. I miracoli economici si realizzano un poco alla volta: Roma non è stata costruita in un solo giorno. Ma questo miracolo si sta realizzando inesorabilmente in fretta, sebbene in una condizione internazionale, doppiamente importante oggi nei tempi della mondializzazione e della finanziarizzazione dell'economia, non favorevole a causa dell'alto costo delle materie prime, prime fra tutte il petrolio, che l'Italia è costretta ad importare. Ecco un'altra triste eredità della sinistra che si oppose al nucleare.

Ma i più grandi risultati del Governo, senza dubbio, sono stati raggiunti sul piano dell'occupazione. Per la prima volta nella storia, l'Italia ha un tasso di disoccupazione del 7,2% secondo gli ultimi aggiornamenti ISTAT; è un tasso più basso di quello della Francia con 9,5% e Germania con 11,3%. Nel 1999, colla Sinistra al Governo, era pari all'11,4%. E' chiaro che, eventualmente, il tasso di disoccupazione comporterà un ulteriore crescita nella produttività del nostro Paese, ed una maggiore capacità di concorrere con altri Paesi europei. Spetta ora agli elettori italiani decidere se tornare indietro e riappropriarsi del Paese sclerotizzato e fuori del mondo moderno che la sinistra lasciò nel 2001, o di continuare questa grande avventura che ci permetterà di avere una poltrona in prima fila in Europa. Il presidente Berlusconi ha detto che non ha alcun dubbio sul prossimo voto politico degli italiani. Noi nemmeno. Sappiamo già, senza bisogno che alcun sondaggio ce lo dica, che faranno la scelta giusta.

! Danilo Giurdanella
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