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L'Europa di fronte alla sfida islamista

di Paolo Nessi - 22 febbraio 2006

Oggi il fanatismo islamico, accanto a quella «classica» del terrorismo, ha assunto due nuove forme, forse ancora più preoccupanti per l'Occidente: quella del fascismo teocratico dell'Iran di Ahmadinejad e quella della manipolazione occulta delle masse. Il primo nuovo pericolo proviene da un Capo di Stato di uno dei più grandi paesi arabi, che ogni giorno proclama di voler distruggere Israele, considera l'Olocausto un'invenzione del «complotto» sionista, manifesta la volontà di dotarsi della bomba atomica e non nasconde che, qualora l'Occidente non appoggiasse la sua linea, userà la forza anche contro di esso. Il secondo pericolo deriva da un movimento, che sta percorrendo il mondo islamico, costituito da folle inferocite che assediano le ambasciate e ammazzano i cristiani. Con il pretesto di sanare così la loro sensibilità urtata dalla pubblicazione delle famose vignette.

E' ormai chiaro che ondata umana è stata artificiosamente fomentata, nonostante si credesse che l'insurrezione fosse un moto spontaneo sorto dalle popolazioni islamiche indignate. E' noto infatti che le vignette furono esposte sul quotidiano danese in settembre. E solo quattro mesi più tardi, in seguito alle visite di Ahmed Abu Laban (il capo della più grande organizzazione islamica danese, la Islamisk Trossamfund) a parecchi imam dei paesi arabi, parte del mondo islamico decise di innescare la protesta. Venne deciso di creare ad hoc un evento anti-occidentale popolare. Il fatto che diverse forze abbiano agito per creare questo fenomeno è stato evidenziato da molti avvenimenti significativi, come le confessioni di diversi manifestanti che attaccarono le ambasciate austriache in Libano, che dichiararono di essere stati inviati dal regine siriano per creare disordini.

Di fronte a questo moltiplicarsi di efferatezze, anche la Santa Sede avverte la tensione del momento. Lunedì Benedetto XVI ha scelto la visita dell'ambasciatore del Marocco come momento per ufficializzare le sue apprensioni. Ha infatti affermato che «l'intolleranza e la violenza non possono mai giustificarsi come risposta alle offese, perché non sono risposte compatibili con i principi sacri della religione». A Papa Ratzinger ha fatto eco monsignor Rino Fisichella che, intervistato dal Corriere della Sera, ha dichirato che è necessario «abbandonare la via del silenzio diplomatico, che non è più sostenibile. Esigere dai governi di tutto il mondo che escano dalla neutralità. Fare pressione sulle organizzazioni internazionali perché pongano le società e gli Stati dei Paesi a maggioranza musulmana davanti alle loro responsabilità».

La Chiesa è in ansia per la sorte dei propri fedeli. E ne ha ben donde. Ha intuito infatti che le violenze saranno rivolte sempre più verso chi si dichiara cristiano. Non è un caso che le proteste stiano raggiungendo il culmine dell'efferatezza proprio nell'attacco ai simboli religiosi e nell'assassinio di civili cristiani. Per l'Islam, non esiste distinzione tra sfera pubblica e potere religioso, il temporale e lo spirituale vengono a coincidere in una intaccabile identità, e ciò che è esterno all'Islam viene comunque contemplato dai musulmani con categorie concettuali proprie soltanto della religione di Maometto. Per cui ogni musulmano vede in un occidentale un cristiano, e, dal momento che la colpa di un singolo è considerata come colpa dell'intera comunità, è facile per il fondamentalismo trarre beneficio da queste idee. L'islamismo, sfruttando principi interni all'Islam, ha ben capito dove indirizzare la propria forza distruttiva e come meglio indottrinare le masse.

Il termine risolutivo della questione risiede nella concezione che l'Europa intenderà avere della propria identità. In questo momento è decisivo che l'Europa riacquisisca coscienza della sua essenza, esprimendo tale consapevolezza con la menzione delle radici giudaico-cristiane e con la ferma condanna degli episodi di intolleranza religiosa o lesivi della libertà. L'Europa ha il compito di affermare l'orizzonte di significato globale che ha generato il sistema di valori in cui viviamo, perché questa salvaguardia rappresenta l'unica linea politica adottabile come premessa per difenderci da un invasione in atto.

Ma ad oggi pare che l'Europa intenda muoversi in maniera diversa. Infatti, emette risoluzioni contro la Chiesa per la sua «omofobia» e richiama Israele che non vuole più sostenere finanziariamte associazioni terroristiche che propagandano la sua estinzione. Pensando, forse, che vedondoci inermi e remissivi, per spirito di compassione il radicalismo islamico ci lascerà in pace...

! Paolo Nessi
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