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Interpretazioni giuridiche?di Valentina Meliadò - 23 febbraio 2006 E' giusto aprire un fascicolo nei confronti dell'ex ministro Calderoli per vilipendio alla religione? E può considerarsi vilipendio la mostra di vignette satiriche su Maometto? Quando ironizzare sui simboli religiosi cristiani e offendere Dio o il Papa era reato, dell'Italia si diceva che fosse un Paese confessionale, arretrato e censorio verso la libera espressione; oggi bestemmiare è indecoroso, ma non è proibito, come non lo è scrivere contro la Chiesa cattolica o esprimere attraverso un disegno ironico il proprio dissenso. Dunque? Se il gesto alquanto scellerato di Calderoli meritava le dimissioni, secondo quale legislazione potrà incorrere in una pena amministrativa? Sotto quale fattispecie ricadrà? Reato d'opinione o vilipendio? E se davvero il leghista Calderoli dovesse essere condannato, si dovrà necessariamente rivedere la legislazione italiana in materia, e cominciare a processare tutti coloro che bestemmiano, scrivono, disegnano, ironizzano o offendono il Cristianesimo in qualunque forma e modo. E cosa si dovrà fare a chi sostiene che il crocifisso è «un cadaverino appeso» e che «fa senso»?. Questa iniziativa giudiziaria appare fortemente contraddittoria, perché nega gli stessi principi cui si ispira, cioè stabilire la differenza tra libertà d'espressione e vilipendio ai culti in cui si riconoscono milioni di persone. Una differenza che deve esserci e che deve essere fatta rispettare, ma che deve valere allo stesso modo per tutte le religioni. Se fino a ieri le vignette satiriche nei confronti del Papa o anche del Dio dei cristiani - raffigurato da vignettisti di ogni orientamento politico e credo - erano lecite, come facciamo oggi a processare chi ne ha fatto certamente un uso sbagliato, ma non illecito? Diventa pura interpretazione, arbitrarietà che si relaziona non a parametri oggettivi ma al grado di rabbia che le presunte offese provocano, e questo non è possibile. E' chiaro che la convivenza con milioni di musulmani implichi da parte occidentale una presa di coscienza diversa del sentimento religioso; per gli europei ultrasecolarizzati - per non dire scristianizzati - il concetto di vilipendio alla religione è qualcosa che per urtare la sensibilità dei credenti deve andare veramente oltre il confine del tollerabile, ma questo confine è estremamente elastico, e comunque spinto molto in là. Per gli islamici invece, la semplice raffigurazione del Profeta è una bestemmia. Bisognerà pure trovare una via di mezzo, ma che valga per tutti, e fino ad allora sarà quantomeno inopportuno processare qualcuno per una fattispecie di reato da ridefinire o da lasciare così com'è, e in questo caso i presupposti per il vilipendio non ci sono proprio. Bisogna pur decidere; se le volte che i cattolici alzano la voce perché si sentono offesi o per questioni a loro care si grida allo scandalo della intollerabile intromissione della Chiesa negli affari dello Stato, allo stesso modo bisognerà raccogliere le lamentele dei musulmani solo quando saranno giustificate dal compimento di un reato ai loro danni. Fare diversamente significa rinunciare al principio della uguaglianza di fronte alla legge e della reciprocità del rispetto; significa svilire a livello interno ciò a cui abbiamo già rinunciato in politica estera, non solo in quei Paesi in cui i cristiani vengono perseguitati, ma anche dove il vilipendio alla nostra religione è il pane quotidiano alla faccia del nostro silenzio. Da tempo l'Italia ha fatto della tolleranza verso ciò che offende il sentimento nazionale, la storia o le istituzioni di questo Paese, una sorta di strana bandiera (ci sono volute più manifestazioni perché qualcuno si accorgesse che lo slogan contro i carabinieri di Nassirya è un'istigazione a delinquere), ma a fronte della solerzia con cui ci si avvia a processare un gesto irresponsabile che urta la sensibilità di chi sa come farsi sentire, non si può che dedurre che gli italiani non abbiano, o non vogliano mostrare, un'autentica affezione ai simboli della loro storia e identità. E questo è un altro tassello nel mosaico della decadenza verso cui cammina l'intero Occidente.
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Ragionpolitica, periodico on line n.149 del 20/2/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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