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Vignette, moschee distrutte e tricolore

di Riccardo Meynardi - 23 febbraio 2006

La distruzione della moschea sciita di Samarra si prospetta come un episodio devastante per l'Iraq. È già iniziata, una guerra civile sanguinaria, che ha radici antiche. Sciiti e Sunniti si combattono fin dall'ottavo secolo, al Qaeda ed i talebani sono l'esempio più recente di una battaglia che mira a colpire distruttivamente i simboli della parte avversa, suscitando crudeli spargimenti di sangue. È una questione interna all'Islam. L'abbattimento della splendida cupola dorata della moschea sciita di Samarra, infatti, è stato organizzato per colpire un simbolo ben preciso che rappresenta, per alcuni, uno dei più gravi peccati della religione islamica: accostare alla venerazione di Allah, la venerazione ad altre figure, siano pure esse religiose. In quella moschea erano custodite le spoglie del decimo e dell'undicesimo Imam sciiti.

Insomma, dopo l'esplosione di ieri, in Iraq, è scattato qualcosa. Proteste violente degli sciiti, prima fomentante dall'Ayatollah al Sistani che ha poi cercato di moderarle. Proteste che hanno portato a ritorsioni contro i sunniti e a decine di morti: alcuni parlano di ottanta vittime delle violenze, altri sostengono che siano molte di più. E gli eserciti occidentali in missione in Iraq si trovano di fronte ad una situazione difficilissima, ad una battaglia tra fratelli. Le forze statunitensi sono già dispiegate in difesa delle moschee più importanti e dal valore simbolico maggiore. Forse, ora, qualcuno ringrazierà l'Occidente per la sua presenza in Iraq.

«L'attentato contro il mausoleo sciita di Samarra non è meno grave delle vignette satiriche sul Profeta», sono le parole di Abdulaziz al Hakim, leader del più grande partito sciita iracheno. Non si può sapere con quali intenzioni, né verso chi, al Hakim abbia pronunciato queste parole. Il punto è un altro e coinvolge non l'Islam in sé, ma il modo in cui molti islamici percepiscono la violenza e da cosa traggono spunto per scatenarla. Paragonare un'irruzione notturna in un edificio religioso per piazzarvi alle basi del potente esplosivo con l'intenzione di abbatterlo fisicamente a dodici disegni è sintomatico di un'ampiezza di vedute decisamente diversa da quella di un cittadino italiano. Allo stesso modo in cui, oggi, siamo costretti a fare il conto del numero dei morti ammazzati come conseguenza all'abbattimento della moschea, abbiamo rischiato di dover fare il conto anche dei nostri concittadini dopo la pubblicazione delle vignette. Per noi è qualcosa di assurdo. Per noi.

Siccome noi occidentali iniziamo a concepire, seppur in maniera ancora molto distante, la realtà sociale e culturale del Medioriente islamico, lo stile di vita e di pensiero fatto di violenza ed odio verso tutto ciò che è infedeltà, non possiamo di certo biasimare quei manifestanti di Teheran che sono stati fatti scendere in piazza, davanti alle ambasciate di Italia e Francia, per bruciare bandiere occidentali: della Francia, di Israele, degli Stati Uniti e dell'Italia. Sono strumenti, anche loro, facenti parte di un disegno fondamentalista e terrorista che deve assolutamente iniziare a preoccupare con serietà anche l'Unione europea nelle sue forme istituzionali.

! Riccardo Meynardi
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