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Il governo che verrà?di Gabriele Cazzulini - 23 febbraio 2006 Ministro degli Interni: onorevole Francesco Rutelli; Ministro degli Affari Esteri: onorevole Piero Fassino; Ministro dell'Economia: onorevole Fausto Bertinotti. A chi non piacesse questa combinazione, ce ne sono infinite altre, anche più azzardate: Bertinotti all'Economia e Diliberto agli Esteri; Pannella e Boselli (ormai inseparabili) al Ministero della Salute; Caruso al Ministero della Giustizia e Mastella all'Istruzione, che non c'entra niente. Ma è solo un gioco: quello di immaginare la composizione di un governo di centrosinistra. Il tempo che scorre avvicina il gioco della fantapolitica alla realtà, rendendo una questione ormai irrinunciabile per entrambe le coalizioni quella di fornire indicazioni verosimili per gli incarichi più rilevanti nel governo che verrà. In queste settimane l'inflazione di programmi si è impennata fino a monopolizzare il dibattito. Prodi si è lanciato in un'asta al rialzo per aggiudicarsi il premio di chi elargisce più quattrini ai bebé, nel tentativo di arruffianarsi i genitori e risollevare la depressione demografica. Per giunta tale proposta era uscita dal cilindro della fantasia perché non era contenuta nell'enciclopedico programma dell'Unione, così come la Tav. E' segno che il programmismo è una sbandata del centrosinistra nella sua folle corsa al potere. Il «programmone» rischia di fare la fine degli innumerevoli trattati di filosofia politica sulla società ideale che puntualmente finiscono dimenticati sugli scaffali più alti delle librerie. La politica non è fatta solo di idee, ma di uomini, in carne ed ossa, che portano le idee nella realtà. Sarebbe molto più interessante e utile, anche se meno divertente, che il centrosinistra spiegasse quali uomini ha scelto per il suo governo, e quali strategie pensano di seguire per mettere in pratica le loro idee. Invece c'è il silenzio più pesante, come se gli elettori non avessero diritto a sapere chi concretamente potrebbe (mal)governarli nei prossimi cinque anni. Incutono più timore gli smottamenti nei sondaggi che non la selezione di una classe politica adatta al suo compito. La questione dei futuri ministri è strettamente legata alla questione, più generale, dell'intera classe politica del centrosinistra. E' il problema che sta dietro alle candidature «impresentabili». La fuga dai Ds verso la Rosa nel pugno, l'epurazione di Ferrando e l'arrivo di Caruso e Luxuria, sono schizofrenie di partiti ormai incapaci di formarsi un solido ceppo di eletti, e rassegnati a pescare qua e là tra i nomi che si muovono sul confine tra spettacolo e vergogna. Né politici, né show-man: gli uomini del centrosinistra sono un «meticciato» politico-folcloristico con lo spessore di una scheda elettorale: lì nasce e lì finisce il loro valore. Non è la stessa cosa se all'Economia siederà un Bertinotti o un Enrico Letta: «cosa»» dobbiamo aspettarci vuol dire sapere «chi» dobbiamo aspettarci. Il toto-nomine non è quindi uno svago da pausa pranzo; è un passaggio essenziale per comprendere quali politiche saranno adottate. Bertinotti all'Economia legalizzerebbe le occupazioni delle fabbriche e gli espropri proletari? Diliberto agli Esteri trascinerebbe l'Italia fuori dalla Nato? E Pannella-Boselli distribuirebbero spinelli all'ingresso delle scuole insieme al decalogo per l'aborto fai-da-te? Caruso firmerebbe una maxi-amnistia per tutti i no global dietro le sbarre: tutte queste resteranno frasi al congiuntivo oppure passeranno all'indicativo? Queste ipotesi, che provocano la risata tipica che nasconde in sé la scaramanzia, ne suggeriscono altre. Giostrarsi tra i tanti nomi disponibili a Prodi formando una squadra compatta sembra uno di quei rompicapo dall'esito impossibile. Il centrosinistra ha una sovrabbondanza tale di uomini che, invece di alternative, si ritrova solo contraddizioni. Dal momento che non è possibile duplicare o triplicare il governo per accontentare tutte le richieste, è inevitabile che ci siano malcontenti dovuti alle esclusioni. Ma la grana peggiore è un'altra. Poiché il governo è uno solo, sarà spaccato in più punti. Dato che Prodi non brilla per le doti di comando, la confusione sarà pane quotidiano. Ma sembra un esito già scontato da Prodi e da chi, come D'Alema, sta già preparaqndo i bagagli per trasferirsi nella comoda e sicura presidenza della Camera, le cui stanze sono insonorizzate dalle polemiche e dagli scivoloni della politica quotidiana. Continuare a sparare proposte impresentabili è solo un mezzo per allontanare gli occhi da candidature impresentabili: avanti così e Mastella finirà davvero all'Istruzione: non c'entra niente, ma potrebbe non essere più un gioco.
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Ragionpolitica, periodico on line n.149 del 20/2/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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