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Comunismo islamico

di Riccardo Meynardi - 27 febbraio 2006

La situazione mediorientale è confusa. È il prezzo da pagare al fanatismo religioso che, intromettendosi in ogni venatura della vita degli uomini, genera instabilità politica. La diplomazia non esiste, è zero. Le parole di un diplomatico iraniano valgono quanto quelle di un altro diplomatico iraniano, il problema è che sono spesso discordanti. Allora, l'Occidente del mondo si trova di fronte ad una realtà mediorientale molto complessa, il cui fulcro è oggi rappresentato da Iran e Iraq. I due Stati sono tra loro strettamente collegati da un modo di fare politica islamico e comunista. Islamico, perché il fondamentalismo permea in maniera uniforme tutta la cultura delle genti di quei territori, ne impregna la vita pubblica e quella privata. Il testo di Ayaan Hirsi Ali, Non sottomessa, da cui Theo Van Gogh trasse la sceneggiatura per il film che gli costò la vita, fornisce diversi esempi di come il fondamentalismo possa introdursi anche nei campi più intimi della persona, condizionandone i rapporti sociali e famigliari.

Un modo di fare politica comunista, inoltre, che si fonda sulla miseria delle genti e sulla loro ignoranza. Due caratteristiche che le rendono vulnerabili, deboli e manovrabili. Caratteristiche che permettono a chi alza la voce di ergersi a leader di centinaia (spesso migliaia) di persone. Il filo dell'odio deve rimanere sempre teso. Il vero obiettivo delle manifestazioni, assolutamente non spontanee, a cui abbiamo assistito nelle ultime settimane non era l'Occidente, non eravamo noi, ma le genti islamiche. Di fare impressione su di noi, i leader fondamentalisti se ne infischiano. A loro interessa soffiare sul fuoco dell'odio interno ai loro territori, solo così possono muoversi fra i loro giochi di potere. Così possono rafforzare le loro posizioni.

In quest'ottica, ci si accorge di come il governo di Teheran possa permettersi di tenere una linea di politica interna drasticamente diversa rispetto a quella di politica estera. Per poi, tra l'altro, cambiare strategia con estrema noncuranza. Sulla questione del nucleare, ad esempio, la linea iraniana era parsa intransigente fino a ieri, quando Gholamreza Aghazadeh, capo dell'Agenzia nucleare iraniana, ha invece lasciato intravedere la possibilità di un'apertura sulla questione dell'arricchimento dell'uranio fuori dai confini nazionali, in Russia. Si sono avviate delle trattative, poi si vedrà. Nessuno, però, ha parlato di un rientro nei limiti del programma nucleare iraniano.

Intanto è stata assaltata a colpi di bombe Molotov l'ambasciata del Regno Unito a Teheran. Gli Stati Uniti e il loro alleato più fedele, la Gran Bretagna, sono ritenuti colpevoli della distruzione della moschea di Samarra. Settecento persone, guidate dai volontari della milizia islamica, hanno manifestato violentemente di fronte all'ambasciata non con proteste dirette ad un Occidente che sa di essere incolpevole, ma per tenere vivo l'odio contro di esso, rendendolo insopportabile agli occhi dei musulmani che hanno una sola via di informazione ed un sentiero culturale scritto già da tempo e reso obbligatorio da miseria ed ignoranza. Le manifestazioni in Medioriente sono strumentali per tenere sottomesse ed attive le masse.

In Iraq è lo stesso. A Moqtada Al Sadr sono utili quelli che lui chiama «occupanti stranieri», sono un perfetto alimentatore di odio. Tra l'altro, sta tentando di sfruttare la distruzione della moschea sciita di Samarra a suo vantaggio e a discapito dell'Ayatollah Al Sistani. Un giorno distrugge, il giorno dopo finge di difendere, ma in realtà ruba e sottrae. Le milizie Mahdi, esercito privato di Al Sadr, hanno preso la moschea sciita di Ali, che fino a due settimane fa si chiamava al Hassan ed era sunnita. Ora un luogo sacro è piantonato, l'esercito privato di Al Sadr controlla chi entra e chi esce. Ecco come si può far fuori l'Ayatollah Sistani: si sfrutta un dramma interno all'Islam, tirando in ballo «l'occupazione occidentale», per rafforzare la propria posizione e nutrire il proprio seguito.

! Riccardo Meynardi
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