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Difendere i principi dell'Occidente per conservare una sana laicità dello Statodi Mario Secomandi - 27 febbraio 2006 Viviamo in un particolare momento storico la cui sfida precipua pare essere proprio quella di contemperare la necessità, più che naturale, del sentimento e senso religioso della gente, con la necessità di continuare a camminare nell'alveo dei parametri dello Stato di diritto, laico, democratico e liberale. E non vi piove sul fatto che siffatti elementi (democrazia, laicità e liberalismo) facciano tutt'uno con i principi e la tradizione dei paesi occidentali (Europa e Stati Uniti d'America segnatamente). E' da notare, poi, come la conciliazione tra tali valori (laici) ed il bisogno di non relegare il fattore religioso nell'ambito privato-soggettivo sia ben innestato sul tronco della tradizione e dottrina giudaico-cristiana. Oggigiorno va aprendosi un altro fronte rispetto a tale quadro: l'emergere, con prepotenza e veemenza, di una religione o, melius, di una sua corrente minoritaria ma estremista e mirante alla leadership sull'intera comunità, vale a dire dell'islam radicale e fondamentalista. Ed è necessario andare al fondo della situazione, che vede il fondamentalismo islamico sfidare «a morte» il mosaico dell'intera civiltà europea ed occidentale, in tutti i suoi tasselli, vuoi con riferimento alle frange estremiste ormai egemoni nelle aree extraeuropee, vuoi in merito a quelle insediatesi in non pochi quartieri di città e metropoli del nostro continente. Tale questione è ben affrontata, fra gli altri, dal sottosegretario agli Esteri Margherita Boniver, il cui punto sull'attuale minaccia fondamentalista , che punta a colpire il cuore dei pilastri portanti dell'Occidente, va a rintracciarne determinanti e corollari. «La vicenda delle vignette anti-islamiche soggiace fin dalle origini a una sapiente regia. Questo credo sia ormai chiaro a tutti. Il problema, ora, è comprendere quali siano le finalità di questa operazione e come rispondere». La Boniver, da tale punto fermo, passa poi subito a trattare la tematica dell'incapacità, per l'islam radicale, di separare e distinguere il fattore religioso da quello politico. «Non pare possa esserci dubbio sul fatto che il fondamentalismo islamico stia dimostrando una grande capacità di mobilitazione. I partiti religiosi estremisti sono presenti nelle periferie e nei quartieri popolari dei Paesi musulmani. Dove, facendo leva sull'indigenza di gran parte della popolazione, praticano un'islamizzazione dal basso in contrapposizione ai governi considerati corrotti e servi dell'occidente». «Per quanto riguarda i musulmani, il messaggio è: l'Occidente attacca la nostra religione, disprezza la nostra civiltà, ma è anche debole, incapace di difendere il proprio stesso territorio. Quest'ultima parte del messaggio riguarda soprattutto i musulmani immigrati, presso i quali si tenta di far passare l'idea che l'Europa possa e debba essere il nuovo obiettivo del jihad. Agli europei si vuole invece lanciare un segnale ancora più articolato». «A mio avviso, si punta a mostrare come le libertà costituzionali, lo Stato diritto e la democrazia siano incompatibili con l'islam (e viceversa). Una tale incompatibilità, ovviamente, minerebbe alla base l'integrazione dei musulmani nei paesi occidentali e renderebbe illegittime tutte le politiche di "esportazione" della democrazia, come quella realizzata in Afghanistan e in Irak». Il sottosegretario agli Esteri va così al «cuore del problema», nel senso di mostrare come anche certe posizioni, anche quelle proprie di non islamici, orgogliosamente improntate all'antiamericanismo non riescano poi a cogliere il fatto che chi abbia davvero a cuore la democrazia e la laicità non possa andare a strizzare l'occhio alla variegata galassia del fondamentalismo islamico, dal momento che è palese la incongruenza tra ciò che professa e vuole realizzare questo e le fondamenta dello Stato di diritto liberale. «Insomma, dietro gli scontri sulle vignette è probabile che ci sia il tentativo di scatenare il conflitto di civiltà, o quantomeno una sua parodia che apra scenari favorevoli a nuovi attentati terroristici e ad un rafforzamento del quaedismo nel mondo islamico». «Ma al mondo islamico, accanto al segnale di responsabilità e di apertura, va dato anche un segnale di rigore e di intransigenza sui valori della civiltà occidentale. Bisogna essere chiari sul fatto che non rinunceremo mai ai principi della democrazia liberale e dello Stato di diritto. In base a questi principi, la libertà d'espressione è fatta per difendere non solo le idee che si condividono, ma anche quelle che ci appaiono molto riprovevoli. La prospettiva dello Stato etico va contrastata in tutte le sue espressioni. Tutti i simboli religiosi vanno rispettati e occorre forse studiare il modo di conciliare il diritto di espressione con le legittime esigenze della sensibilità religiosa. D'altra parte, anche l'impegno in questo senso può essere sviluppato solo sulla base della premessa che mai e poi mai l'Occidente rinuncerà ai fondamenti della sua civiltà giuridica». Può concludersi, dunque, con la presa d'atto dell'imprescindibilità del dialogo ed incontro con l'islam moderato, ma, al contempo, della necessità di isolare e fronteggiare, orgogliosi delle nostre radici laico-razionali e giudaico-cristiane, l'islamismo fondamentalista, che è un'autentica minaccia all'intera civiltà occidentale. Una generica tolleranza non è più sufficiente. Reciprocità e rispetto sono gli ingredienti necessari al confronto fra cristianesimo ed islam. Il multiculturalismo ed il laicismo, tanto diffusi nei paesi europei, si sono dimostrati essere ricette quanto mai illusorie e lontane dalla realtà, dal momento che mettono al primo posto la comunità di appartenenza (anche quando questa non è democratica) e non la libertà della singola persona. La centralità della persona umana e della sua dignità è il valore assoluto cui ci si dovrebbe conformare per trovare posto e cittadinanza in Europa. Solo così verranno preservati sia la tradizione giudaico-cristiana che l'impianto dello Stato laico di diritto. Qui risiede l'essenza della civiltà occidentale.
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Ragionpolitica, periodico on line n.150 del 27/2/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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