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Arrivano le liste, fuori i partiti

di Gabriele Cazzulini - 28 febbraio 2006

Quando in politica una questione è dichiarata chiusa, s'intende ancora aperta. E' il caso delle liste civiche del centrosinistra, definitivamente archiviate come pratica inevasa, se non fosse per l'onda sempre crescente di contraddizioni che riportano a galla ogni rifiuto del mare magnum della politica. Ma qualche volta non si tratta solo di scarti, perché ci sono anche novità, come l'uso «impuro» delle liste civiche.

Come raramente accade in politica, lista civica vuol dire proprio questo: una lista di candidati espressi dalla «società civile»» che, per quanto difficile sia definirla, è comunque l'espressione di tutto ciò che sta fuori dallo Stato. Anche questa volta il centrosinistra usa il dizionario del politichese e capisce fischi per fiaschi nel tentativo di fare il furbo "okkupando" le liste civiche. I tentativi sono più di uno: la necessità più urgente è di riempire le liste con i nomi dei esclusi eccellenti, per impedirne la transumanza verso altri partiti, anche se alleati. Le gelosie tra partiti della stessa coalizione sono fratricide. Soprattutto i Ds hanno adottato un regolamento delle candidature particolarmente autolesionista, così implacabile da essere già attenuato con numerose deroghe, insufficienti però a bloccare il deflusso di esclusi. L'ultima lista potrebbe essere quella del governatore della Calabria che, irritato per la scarsa considerazione riservatagli dal direttivo della Margherita, ha già sfoderato firme, candidature e simbolo sventolandoli sotto gli occhi stupiti di Rutelli.

C'è anche un altro motivo che rende il centrosinistra un colonizzatore di liste civiche. E' il fantasma del partito democratico che si vorrebbe far materializzare prima del 9 aprile. Come? Organizzando liste apparentemente civiche perché non ancorate a nessun partito o, meglio, a nessun partito esistente. Sarebbero state cavalli di Troia per far entrare truppe fedeli a Prodi e riscuotere qualche emolumento elettorale da versare nella cassa comune del progetto. Tentativi finora falliti, ma accomunati dallo stesso denominatore: la prepotenza della politica che afferra avidamente ogni risorsa sociale per spremerne ogni goccia.

Anche se rende ancora più secche le acque di una campagna elettorale già flaccida, il tema delle liste civiche questa volta trasmette segnali importanti. Tutta questa smania di formare liste assomiglia al testamento che i partiti del centrosinistra, volenti o nolenti, stanno scrivendo per prepararsi al peggio, che è quello che sta avvenendo in questi giorni: il lento sbriciolamento dei partiti prodotto dalla liquefazione delle loro nomenklature. Intelligentsia e mondo dello spettacolo, politici di lungo corso, camminano tutti insieme nella lunga marcia di abbandono dalla casa paterna dei partiti. Per ora non importa conoscere la loro meta, ma conta sapere da dove provengono: dalla crisi dei partiti. Troppe logiche di potere sfruttate per conquistare troppo poco potere: ecco la piaga che sta lacerando i partiti. Azzeramento dei valori, lotte spietate per salire in alto inacidiscono la politica in pugni e spinte di tutti contro tutti.

Ormai contano le liste perché i partiti contano meno. Non serve più prostrarsi davanti al segretarioper ottenere un posto in lista: basta scegliersi uno dei tanti, fragilissimi partiti del centrosinistra e iscriversi alle sue liste, magari portando una buona dote di clientele fidate. Per occupare un incarico di governo basta dichiarare la propria fedeltà a combattere dalla parte del premier contro i partiti.

C'è un discorso più profondo, legato all'emancipazione dei deputati dal loro partito. Il centrosinistra è così sfinito dalle contraddizioni e dagli antagonismi che neppure più i partiti sono in grado di rappresentare un punto fermo. E allora via tutti, ognuno a cercare "da sé e per sé" un comodo posto al sole dell'urna e del Parlamento. Non è una scissione ma la secessione della classe politica, sfornata dalle elezioni, che si libera dai lacci del potere del partito. Per entrare in parlamento da sola, emancipata dalla mano del partito-padre e muoversi con disinvoltura tra le istituzioni, come debuttanti in cerca di un «Cavaliere»... Oggi la lista è allettante come una convivenza: offre chances immediate di elezione senza l'obbligo di un matrimonio in pompa magna con un partito, e soprattutto con i doveri di un' «Unione».

! Gabriele Cazzulini
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