RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

La carriola di Prodi perde cocci iracheni

di Riccardo Meynardi - 28 febbraio 2006

«Se vinceremo le elezioni, immediatamente proporremo al Parlamento italiano il conseguente rientro dei nostri soldati nei tempi tecnicamente necessari, definendone, anche in consultazione con le autorità irachene, al governo dopo le elezioni legislative del dicembre 2005, le modalità affinché le condizioni di sicurezza siano garantite.» Questa frase, presente a pagina 102 del programma di Prodi, è la sintesi metodologica del sistema con cui sono state redatte le famigerate 281 pagine. Non dire niente, per poter dire tutto. Permette ai leader dell'Unione di andare in giro per trasmissioni radio e tivù e raccontare la loro sul rientro dei soldati dall'Iraq. Ognuno a modo suo.

Piero Fassino, ad esempio, si aggrappa alla dicitura «rientro dei nostri soldati nei tempi tecnicamente necessari», auspicando un ritiro programmato entro il 2006. Cosa inutile, peraltro, perché il ritiro delle truppe italiane è già stato programmato dal ministro Martino e avrà termine entro la fine del 2006. Forse quello di Fassino è un metodo per potersi poi permettere di raggiungere i «propri» obiettivi bloccando l'azione del suo eventuale governo. Mi spiego meglio: Fassino, una volta al governo, intende rimandare la questione irachena; intanto inizierà il rientro delle truppe come programmato dal Governo Berlusconi; a rientro compiuto Fassino potrà sostenere di aver raggiunto l'obiettivo di far ritornare i nostri soldati entro il 2006. Intanto, in Kosovo, il Generale Giuseppe Vallotto, assumerà il comando delle forze Nato; ma di questo nessuno parla. In Kosovo i nostri soldati ci possono stare, ce li hanno mandati loro.

L'operazione di peace keeping Antica Babilonia approvata dalle Nazioni unite, invece, non piace proprio ai Comunisti italiani. Va criminalizzata per Oliviero Diliberto, che auspica che il ritiro parta già dal 10 aprile. In una puntata di Matrix, programma condotto da Enrico Mentana, Diliberto si aggrappa alla dicitura «immediatamente proporremo al Parlamento italiano il conseguente rientro dei nostri soldati». È convinto. Dice proprio: «sul programma c'è scritto immediatamente». Tralascia completamente l'altra metà della frase, tralascia completamente le intenzioni degli altri partiti dell'Unione. Anche Paolo Cento, dei Verdi, sostiene che il ritiro debba avvenire «immediatamente» e che «continuare a parlare di ritiro entro il 2006 significa non rispettare l'accordo sottoscritto».

Paolo Cento, non si limita solo a interpretare a suo modo la frase discutibilissima con cui si liquida la questione irachena a pagina 102 del programma di Prodi, ma parla di «non rispettare l'accordo sottoscritto», fingendo di non sapere che in realtà non c'è nessun accordo sottoscritto. Non c'è mai stato, all'interno dell'Unione, un accordo da sottoscrivere sull'Iraq. Non esisterà mai. Le idee dei politici dell'Unione sono solo un ammasso di cocci, è inutile un accordo da sottoscrivere, servirebbe piuttosto una carriola per raccattarli tutti. Prodi ci sta provando a tirare la carriola, ma ad ogni piccolo sobbalzo gli cadono giù cocci da ogni parte.

! Riccardo Meynardi
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.150 del 27/2/2006
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata