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6 marzo 2008
 
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Il centrosinistra in viaggio senza meta

di Gabriele Cazzulini - 1 marzo 2006

Strana politica. «Think positive» sembrano abitualmente le parole tratte da uno spot pubblicitario in stile «american dream». Invece no: è l'armamentario propagandistico che viaggia sul «Margherita Express», il treno organizzato da Rutelli per far correre la campagna elettorale del suo strano partito. Strano perché ancora non si è capito se voglia essere un clone del Labour inglese, l'embrione del partito democratico americano, una delle tante cellule riformiste - e proprio l'incerta posizione sul tema delle biogenetica è l'emblema della natura ibrida della Margherita. L'unica certezza è che Rutelli non vuole perdere il treno della chiesa e, possibilmente, prendere la coincidenza con quello dei voti cattolici. Stazione d'arrivo, neanche a dirlo, è quella di Palazzo Chigi, sul binario del governo ovviamente. Ma in Italia le ferrovie sono un ottimo esempio della teoria della relatività: non sai quando parti e non sai quando arrivi, se arrivi. E poi, con l'alta velocità lasciata a terra dal programma elettorale del centrosinistra, i tempi del viaggio accumulano ritardi.

Il convoglio di Rutelli è qualcosa di più di un trenino in un plastico da modellisti. E' l'effige del centrosinistra che insegue appassionatamente una meta senza sapere però quale sia né dove sia. Il treno della Margherita viaggia veloce, ma c'è sempre qualcuno che aziona il freno d'emergenza facendo arrestare i vagoni. Ad esempio le associazioni che promuovono i diritti degli omosessuali, prima corteggiati e «sposati» dai Ds ma poi trafitti dalla freccia dei matrimoni civili scoccata da un Eros spagnolo di nome Zapatero. E allora si rompe l'amore con il «compagno» di sempre, quella sinistra con la sciarpa rossa. Adesso gli omosessuali lasciano il rosso dei Ds per traslocare nella Rosa nel pugno, dove trovano maggiore comfort politico e culturale. Storia di una lunga unione dall'epilogo triste e inizio di un nuovo viaggio.

Ma dove? Non sembra essere così importante quanto lo è il fatto di rimettersi comunque in movimento, cercando una più solida intesa politica, fondata su una piena attuazione dei Pacs, senza compromessi. L'ammorbidimento sulla questione delle unioni civili coinvolge anche Rifondazione Comunista, attaccata proprio per l'elegante defilarsi di Bertinotti da questo tema così orticante. Anche Bertinotti è in viaggio verso le alte poltrone istituzionali, e sta silenziosamente preparando il suo commiato dalle masse sfruttate. Nonostante il suo cachemire sia infeltrito dopo le burrasche di Ferrando, la lenta marcia verso il potere va avanti, anche lasciandosi alle spalle il sole dell'avvenire comunista.

Chi invece non intende spostarsi di un solo millimetro dalla sua granitica immobilità ideologia è Franca Rame, la signora Fo, che ha accettato di correre insieme all'Italia dei valori di Antonio Di Pietro, anche lui magistrato di grido all'epoca di Tangentopoli ma presto sceso dal banco del tribunale per correre, cioè caminare, meglio vivacchiare in politica. Forse Franca Rame, con l'arrivo di Leoluca Orlando in uscita dalla Margherita perché scaricato alle primarie siciliane, potrebbe dare un qualche impulso all'asfittico movimento il cui furore giustizialista è stato stoppato dalla «realpolitik».

Gente che sale, gente che scende; i politici sono passeggeri in viaggio. Prodi ospita il fantasma politico di Kohl, cancelliere di ferro ormai arrugginito, scambiandolo per un grande leader; evidentemente ha trovato un suo simile, e sembra vantarsene di fronte a Berlusconi che vola da Bush e parla al Congresso americano: chi si accontenta gode.

Il centrosinistra sta attraversando la delicata fase dove la paura della sconfitta manda tutti in crisi, spingendo i partiti a trasfusioni reciproche di candidati, e ad amputazioni volontarie sui propri temi per offrire un miglior profilo nel proporzionale. Tentativi di chirurgia plastico-elettorale che producono soltanto mostri. Intanto nel centrosinistra continua a crescere questa mobilità che ne allenta i vincoli, dando scossoni al castello di carte che è l'Unione. Tutti nel centrosinistra sono alla rincorsa della proposta più convincente, con l'agenda dei primi cento giorni già oberata di impegni impossibili da realizzare. Ma questa competizione non fa che esasperare le divisioni.

L'unico a rimanere fermo è Prodi, un capo stazione chiamato a dirigere questo traffico caotico e tentacolare. Ma in politica, come nei trasporti, non basta una paletta e un fischietto. Come disse profeticamente un diplomatico in uno dei periodi più drammatici della storia europea la situazione è disperata - ma non è seria.

! Gabriele Cazzulini
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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