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6 marzo 2008
 
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Anche Bertinotti deve scendere a compromessi

di Stefano Doroni - 1 marzo 2006

I gay contro Bertinotti. Il fuoco di fila investe il segretario di Rifondazione Comunista e a sparare sono le «armate» delle associazioni gay-lesbiche-trans-bisex. Il punto del contendere è il compromesso raggiunto nel programma dell'Unione sui Pacs: la forma di unioni riconosciute appare troppo vaga agli esponenti del mondo omosex, che rinfacciano a Bertinotti la sua presunta debolezza. Se dunque il partito che è anche di Vladimir Luxuria dà «precedenza alla Tav» (come accusano i gay), non resta che buttarsi nelle braccia di Emma Bonino e farsi pungere dalle spine della Rosa nel Pugno. Così, se da una parte Imma Battaglia, di Gay project, dice: «Siamo delusi dal Prc perché non si può perdere la dignità delle grandi battaglie», è pur vero che l'autentica grande battaglia in casa Unione l'hanno combattuta proprio per partorire quel programma che è un librone faticosamente raffazzonato ottenendo un gigantesco compromesso, perlatro traballante, per tenere insieme le anime incompatibili della coalizione meno credibile che si potesse immaginare.

Ma il dato fondamentale che emerge da questo scontro interno alla sinistra estrema è squisitamente politico: emorragia di voti, con conseguente scarsa solidarietà ai partiti della coalizione. I gay infatti scelgono di appoggiare singoli candidati del loro mondo (Luxuria, Grillini, De Simone), in aperto contrasto con alcuni partiti, come la Margherita, definito addirittura «il partito della CEI». E il problema si fa più serio: «La Margherita va punita e se alla Camera ci andranno di mezzo anche i Ds, non possiamo farci niente» affermano i gay imbestialiti dal «clericalismo» dei rutelliani. Del resto, i voti alla Rosa nel Pugno non sono certo offerti alla parte più massimalista dell'Unione ma semmai a quella più «ballerina», magari pronta a sbattere la porta quando proprio i comunisti metteranno qualche veto statalista alla politica del governo della banda prodiana. Insomma: voti in bilico, che fuggono dalle sicure e compatte linee comuniste per disperdersi nel liberismo radicale, che Bertinotti vede naturalmente come il fumo negli occhi.

Nell'Unione, in sostanza, i malumori crescono, per il semplice motivo che è impossibile accontentare tutti sostenendo che il nero e il bianco sono la stessa cosa: mentre proprio questo vorrebbero far bere agli italiani i caporioni della coalizione. Proprio i gay, incamerati nelle fila della sinistra per mero calcolo elettorale, adesso presentano il conto, e sarà salato; perché a sinistra i conti sono abituati a farli senza l'oste, infischiandosene della storia e dei fatti, che corrono fatalmente in modo autonomo. E' così che i comunisti si sono abituati a cantare vittoria il giorno prima per poi svegliarsi sconfitti il giorno dopo. Se l'11 aprile prossimo porterà ancora una volta questa notizia ai compagni non ci sarà da meravigliarsi più di tanto, perché una volta di più sarà stata punita l'arroganza di chi crede di essere sempre nel giusto.

! Stefano Doroni
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