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La legge Biagi ha garantito il diritto al lavoro

di Francesco Pasquali - 1 marzo 2006

«Nel programma dell'Unione, per quanto riguarda la legge 30, non c'è nessuna differenza tra superamento e abrogazione, perché "se non è zuppa è pan bagnato"» (Fausto Bertinotti, segretario Prc). «Noi non manterremo la legge 30, ma la riscriveremo radicalmente» (Cesare Damiano, responsabile delle politiche del lavoro dei Ds). «C'è una sola cosa da fare: cancellare la legge 30 e sostituirla con una normativa che ridia dignità, garanzie e diritti ai giovani lavoratori» (Pino Sgobio, capogruppo del Pdci alla Camera).

È evidente che gli esponenti dell'Unione, forse perché accecati da odio e pregiudizi, non si sono accorti né dei risultati ottenuti, né degli apprezzamenti che la riforma Biagi sta riscuotendo dalle più importanti istituzioni internazionali e dal Fondo Monetario in tutti gli atti di periodica valutazione dell'Italia. In merito alle politiche del lavoro, infatti, all'Italia viene chiesto di continuare nella direzione intrapresa, completando il disegno riformista di Marco Biagi. In questi anni sono stati ottenuti dei risultati straordinari. Dall'insediamento del Governo si sono registrati oltre 1 milione di posti di lavoro, di questi 459 mila sono donne, 382 mila sono anziani. Il tasso di occupazione è cresciuto di ben 1,8 punti. L'Italia ha raggiunto il massimo storico di occupati e il minimo storico dei disoccupati sulla base di una maggiore capacità di produrre posti di lavoro regolari anche in una fase di bassa crescita dell'economia; l'incidenza del lavoro irregolare, secondo l'Istat, è diminuita dal 15,1% al 13,4%; l'87,7% dei lavoratori dipendenti, cioè 9 lavoratori su 10, ha un contratto permanente e i contratti a termine (di cui oltre un terzo a contenuto formativo) si stanno trasformando, più che in passato, in contratti permanenti, dimostrandosi utili ad aiutare il primo ingresso nel mercato del lavoro).

Se confrontiamo l'Italia con gli altri Stati europei, il nostro Paese grazie alla legge Biagi ha registrato una serie di successi. La variazione media del tasso di occupazione dell'Ue è pari allo 0,4% mentre in Italia è di gran lunga superiore, l'1,2%. Il tasso di occupazione in Europa è cresciuto dello 0,5%, in Italia invece del 2%. Il tasso di disoccupazione è passato dal 9,2%, ereditato dai governi di centrosinistra, al 7,1%. Sono tutti dati che mettono a nudo le menzogne urlate dalla sinistra e dalla Cgil, e che soprattutto dovrebbero farci riflettere sulla portata dei danni che una ipotetica cancellazione della legge Biagi potrebbe arrecare al Paese.

Come può la sinistra accusare il Governo, e nello specifico la legge Biagi, di aver precarizzato la vita degli italiani se oggi in Italia ci sono più persone che hanno finalmente visto realizzarsi un loro sacrosanto diritto, e cioè il diritto a un lavoro di qualità? Di qualità, si, tutt'altro che precario. Anche qui i numeri ci possono aiutare a fare chiarezza. I contratti a termine hanno avuto elevate percentuali di trasformazione in contratti permanenti: dal 38% si è passati al 47%. Le co.co.co. sono state riformate, garantendo maggiori tutele al lavoratore: d'intesa con Cisl, Uil e datori di lavoro è stato deciso che le collaborazioni, diversamente da come avveniva con la sinistra al governo, non possono più nascondere il lavoro subordinato, con la legge Biagi sono tutelate la maternità e la malattia, la contribuzione previdenziale è stata aumentata di quasi 4 punti percentuali. Altre tutele per il lavoratore introdotte dalle legge Biagi sono state l'estensione della cassa integrazione anche alle piccole imprese e a settori che non ne avevano diritto, i sussidi al reddito per chi perde il posto di lavoro sono stati aumentati di ben 10 punti percentuali e per un periodo aumentato di un mese.

A fronte di questi risultati, solo chi è vittima dei suoi pregiudizi può non fidarsi quando Berlusconi annuncia che «tra il 2006 e il 2011 la Casa delle Libertà prevede di creare un ulteriore milione di nuovi posti di lavoro».

! Francesco Pasquali
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