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numero 280
6 marzo 2008
 
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La Margherita appassisce e perde petali

Il caso della «lista personale» del presidente della Calabria Agazio Loiero

di Mario Secomandi - 1 marzo 2006

E' oramai salito alla ribalta delle cronache nazionali il «caso Loiero», vale a dire la nascita, per mano del (ormai ex?) diellino presidente della Regione Calabria, di una lista civica per le prossime politiche, sia per il Senato che per la Camera. E si tratta, per l'appunto, di liste entrambe collegate al centrosinistra e formate da candidati dapprima militanti nella Margherita e quindi in esplicita «rivolta» nei confronti delle scelte «calate dall'alto», ovvero delle decisioni assunte dai «caporioni romani», Rutelli compreso, in ordine alle candidature nei primi posti per la Calabria.

Si può dire, dunque, come attorno a siffatta vexata quaestio della «lista Loiero» vada consumandosi l'ennesimo strappo fra il medesimo presidente della Regione ed i vertici nazionali diellini. A suffragio di ciò, basti considerare come accanto alla ferma convinzione di Loiero di fare ricorso a tali formazioni civiche «di servizio e testimonianza» vi sia quella altrettanto decisa ed intransigente da parte di Rutelli, Franceschini e Marini, di non tornare indietro sulle proprie scelte già fatte e da non ritoccare, a costo di fare traslocare il loro partito dalla maggioranza regionale. «Le liste sono chiuse e così pure gli apparentamenti», ha difatti dichiarato ieri il presidente Dl Rutelli.

Il presidente della Regione Calabria ha dunque esternato pubblicamente tutto il suo rammarico, se non la palese frustrazione, in merito alle scelte «oligarchiche» imposte dalle sedi dielline romane. Decisioni le quali, a parere del medesimo, danno la misura della sordità del partito nei confronti delle esigenze ed aspettative del territorio. In un'intervista a La Stampa di oggi, Loiero ha dichiarato, fra le altre cose, come «vi sia una grande sofferenza nei Dl perché sono rimasti fuori i territori più importanti: nei primi otto alla Camera non c'è uno della provincia di Reggio Calabria, di Catanzaro, di Vibo Valentia. Non parliamo delle liste del Senato, dove è ancora peggio. E' stato fatto un accordo, ed ognuno ha messo i suoi amici. Questo non mi scandalizza, però ci sono delle conseguenze elettorali: sono state escluse persone che hanno molti voti. Oggi non riusciranno a riguadagnarli alla Margherita dopo questo sberleffo: se ne vanno per conto loro, faranno una lista, presenteranno un simbolo che non ha l'apparentamento con l'Unione».

«Io sto frenando perché vorrei almeno farli restare nel centrosinistra. Di certo non li lascerò al loro destino, non li lascerò soli»: Loiero tenta così di giustificare e far dipendere il suo appoggio alla lista autonoma dalla «solidarietà e vicinanza» che non può non manifestare verso i suoi compagni transfughi. Poi è la volta del suo sfogo, della sua rimostranza: «Ho incontrato Rutelli diverse volte, gli ho spiegato che bisognava fare delle liste più competitive, più forti. E comunque non calate rigidamente dall'alto. Lui mi ha sempre detto che le liste non le faceva lui, che era impegnato con la politica nazionale in perenne fibrillazione. In sostanza, mi ha chiuso le porte in faccia».

«Agazio Loiero si preoccuperà di mantenere buoni rapporti con il proprio partito e non di creare un'instabilità pericolosa per l'Unione, che sostiene la sua Giunta». Questa la risposta, che non si è fatta attendere, da parte di Franceschini e Rutelli al ribelle Loiero. Franceschini, non rinunciando al suo solito tono misto di acredine ed acidità, ha fatto sapere che «non capisco tutto questo dibattito che continua sulle liste della Margherita e dell'Ulivo in Calabria. E' tutto incomprensibile; le liste sono state già decise e sono immodificabili. Questo dibattito sulla presunta presentazione di una lista civica in Calabria contrasta con le decisioni già assunte da tutta l'Unione a livello nazionale e mette inutilmente in fibrillazione i partiti calabresi». «Se Franceschini permette, dell'instabilità della mia coalizione me ne occupo io. E' un problema che mi sono posto»: suscita sorrisi sulle labbra, se non risate del tutto, questa contro-replica dell'ormai «eroe» Loiero, assurto al ruolo di «Davide contro Golia».

Sentite qua: «Ho un'alta attenzione ai rapporti col mio partito, ma hanno fatto le liste e non hanno sentito il presidente di una Regione che ha vinto col 20%. Si preoccupi Franceschini del malessere diffuso nella Margherita, non solo in Calabria, ma in tutto il paese. Davanti a liste, come dice Franceschini, immodificabili come se fossero bolle papali, non so questi miei amici cosa faranno. Franco Marini poi mi disse che se mettevo becco nelle liste mi avrebbe preso a calci in culo. A loro non gliene frega niente. Il potere di designare qualcuno è quello più irresistibile, perché appartiene ai Re. Hanno messo i loro amici: non c'è spazio per gli altri. Ci sono i mariniani, quelli di Franceschini, qualche rutelliano, il resto non conta nulla». Rutelli, dal canto suo, ci ha messo una pietra sopra, ribandendo ancora una volta come «ormai le liste siano chiuse».

In via di conclusione, si può affermare come nell'Unione tengano banco non già partecipazione, democraticità interna ed uguaglianza e parità di trattamento, ma oligarchia, arroganza e centralismo totalizzante «da iniziati», il tutto a livelli quasi di «Soviet Supremo». L'unico collante che può riuscire a non far frantumare in mille pezzi l'Unione non rimane che l'antiberlusconismo viscerale, quasi «metafisico». Il Vicepresidente regionale della Margherita, Franco Laratta, nell'intento di sgomberare il campo dalle attuali polemiche che infestano la «gioiosa macchina da guerra» dell'Unione, ha dichiarato come «tutto quello che ha il sapore di un neo-qualunquismo non ci preoccupi né ci spaventi. L'avversario da sconfiggere è la Destra. Abbiamo davanti un grande nemico politico da battere: Berlusconi e quel centrodestra che ha fatto a pezzi l'Italia».

Bene ha fatto, a proposito della succitata querelle intestina alla sinistra, l'esponente dell'Udc calabrese Mario Tassone a far notare come tutta questa vicenda «sia la dimostrazione del tenore degli argomenti di cui si occupano i moderati dell'Unione: essere uniti solo da un patto di potere».

! Mario Secomandi
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