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I volti dell'Occidente

di Valentina Meliadò - 2 marzo 2006

«L'Europa ha bisogno dell'America, e l'America ha bisogno dell'Europa». In questa frase, pronunciata da Silvio Berlusconi di fronte al Congresso statunitense, si concentra il senso e la natura dell'intero discorso del premier italiano. Berlusconi ha ricordato le ragioni storiche, politiche, economiche e militari che hanno fatto dell'Europa e degli Stati Uniti i due volti dell'Occidente, che «è uno solo». E con questo il presidente del Consiglio chiude a qualunque istanza che vorrebbe l'Unione europea alternativa, se non contrapposta, agli Stati Uniti, e ribadisce orgogliosamente la vicinanza dei governi da lui presieduti con l'America, «simbolo universale di libertà e di democrazia».

Passato e presente si confrontano e si fondono costantemente nel discorso di Berlusconi, che ringrazia gli Stati Uniti per il ruolo svolto nel Novecento a favore della libertà; per le vittorie contro il nazifascismo e il comunismo sovietico, per gli aiuti economici che hanno aperto all'Italia e all'Europa la via della prosperità, e per il prezzo che l'America continua a pagare nella lotta odierna al terrorismo. Ammette - indirettamente - che il pericolo del fondamentalismo islamico era stato sottovalutato, che durante il G8 di Genova del 2001, vedendo accordo e cordialità tra i vari leader delle maggiori potenze industriali mondiali, si poteva credere che le paure e le diffidenze degli anni della Guerra Fredda fossero superate per sempre, che il mondo si fosse definitivamente incamminato verso un futuro di pace. Per questo l'11 settembre è stato più di un attentato terroristico, ma l'inizio di una guerra asimmetrica, che non contrappone Stati e civiltà, ma una serie di «organizzazioni fanatiche che colpiscono persone inermi e minacciano i valori fondamentali su cui si fonda la nostra civiltà». La civiltà occidentale.

E questo, spiega Berlusconi, segna il nuovo, gravoso compito dei governi democratici: «Difendere i loro cittadini e garantire dalla paura». E' questa la «nuova frontiera della libertà». Ma se quella del terrorismo internazionale è una guerra globale, indirizzata anche agli islamici moderati, la risposta delle democrazie dovrà essere unitaria, o la sua incisività ed efficacia saranno insufficienti; per questo l'alleanza tra le democrazie deve essere ampia e solida. Non c'è spazio per le fratture e le contrapposizioni, ma solo per la comune volontà di affrontare le sfide comuni dell'aumento della popolazione mondiale esclusa dal benessere, di controllare la pressione migratoria che inevitabilmente premerà sui Paesi benestanti, e di evitare che tali masse vengano strumentalizzate dal fondamentalismo. Quello di Berlusconi è un vero richiamo alle responsabilità dei Paesi occidentali, che devono credere nella possibilità di diffondere la democrazia e conseguentemente il benessere, perché «è nostro dovere ma anche nostro interesse». C'è chi - sottolinea il premier - non crede che il modello democratico possa attagliarsi a tutti i popoli; è la filosofia relativista, ma - dice - «la storia insegna che invece la democrazia è contagiosa. E voi lo sapete bene perché il vostro Paese è il principale suscitatore di questo vento di libertà».

E' un presidente del Consiglio che non nasconde la sua personale stima per gli Stati Uniti, nata, secondo il suo ricordo, quando il padre gli mostrò le tombe dei giovani americani venuti in Italia a combattere il nazifascismo, e fece promettere al futuro premier eterna gratitudine al Paese che quei giovani rappresentavano. E quella promessa Berlusconi la reitera nella sua convinzione che per essere all'altezza delle sfide in corso, per «condurre vittoriosamente questa missione», i rapporti tra Stati Uniti ed Europa non possano e non debbano indebolirsi. Ad impedire questo - ricorda - è stata volta la sua azione diplomatica e la sua personale battaglia per introdurre la Russia post-sovietica nel Consiglio Nato. La guerra irachena ha provocato divisioni che l'Occidente non si può permettere, perché ne compromettono la sicurezza; è ora che le ragioni di cinquant'anni di pace e benessere, garantiti proprio dalla comunità di intenti e di vedute dell'Occidente, inteso come comune identità americana ed europea, e non come reciproca alternativa, tornino a prevalere sulle presunzioni e gli egoismi nazionali che hanno segnato l'inizio - drammatico - di questo secolo.

Con questa concezione, e con l'orgoglio di chi ci crede fermamente, Silvio Berlusconi si è guadagnato la standing ovation dell'intero Congresso americano, e le critiche di una opposizione italiana che vorrebbe assurdamente includere nel regolamento della par condicio l'attività che il leader del centrodestra svolge ancora in qualità del presidente del Consiglio.

! Valentina Meliadò
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Ragionpolitica, periodico on line n.151 del 6/3/2006
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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