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6 marzo 2008
 
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Quale politica estera per l'Unione?

di Erik Marangoni - 2 marzo 2006

Da quando è ufficialmente iniziata la campagna elettorale,instancabilmente, sui quotidiani nazionali i vari rappresentanti della compagine di centro-sinistra fanno a gara a chi la spara più grossa sul tema, inteso in senso lato, della politica estera. I vari Prodi, Bertinotti, Diliberto, Rutelli, D'Alema si esercitano incessantemente a esternare i loro pensieri sui più disparati argomenti, dalla guerra in Iraq, al processo di ricostruzione dell'Afghanistan, dai recenti sconvolgimenti che hanno colpito il mondo islamico alla pace in Terrasanta, forse con l'obiettivo di realizzare un'unità di vedute che, come la nostra storia recente ha purtroppo dimostrato, il centro-sinistra raramente ha raggiunto, specialmente in politica estera.

Sono note a tutti le divisioni che accompagnarono la politica estera dei diversi governi di centro- sinistra che si sono succeduti a Palazzo Chigi tra il 1996 e il 2001. Vivi sono i ricordi del caso Ocalan, della guerra in Kosovo con il governo di Massimo D'Alema salvato da un voto favorevole dell'opposizione di centro-destra, proprio quando Armando Cossutta proponeva al premier di far uscire il suo partito dal governo per tutta la durata dei bombardamenti, salvo rientrarvi a cose fatte, per dimostrare la sua estraneità ad una guerra considerata ingiusta. Non si può dimenticare poi la pessima gestione della tragedia del Cermis e il caso di Silvia Baraldini, condannata negli Stati Uniti, estradata in Italia sull'onda di una forte emozione popolare, scarcerata quasi subito e ricompensata con un bell'impiego al Comune di Roma. Ancora, non devono certo aver esultato di gioia i dissidenti, gli oppositori politici, gli esiliati cubani alla vista del famoso abbraccio tra Massimo D'Alema e il lìder maximo Fidel Castro all'aeroporto di Roma in occasione di un intervento del dittatore cubano presso la FAO, mentre qualche altro dittatore non troppo lontano dai nostri confini ringraziava per le generose elargizioni fornite nell'affaire Telekom Serbia. Infine, in Spagna ancora si racconta la storia di quando Romano Prodi andò a supplicare il premier spagnolo Aznar di unire gli sforzi in vista di un auspicato ritardo nel lancio dell'euro, salvo sentirsi rispondere da uno stupito Aznar che la Spagna era già in possesso di tutti i requisiti per entrare nel club della moneta unica. Sappiamo tutti come andò a finire: al ritorno in Italia, il governo decise di applicare la famigerata «Tassa sull'euro», restituita solo parzialmente, malgrado le promesse.

Oggi la situazione com'è? Basta leggere le dichiarazioni di alcuni esponenti dell'Unione per capire che, sostanzialmente, le cose non sono cambiate poi tanto nella rinnovata (solo di nome) Unione. Il Partito dei Comunisti italiani organizza una manifestazione a Roma per la pace in Palestina e la città eterna assiste attonita a slogan contro gli italiani, nostri compatrioti a Nassirya, contro gli ebrei e gli americani, con siparietto di bandiere bruciate ad opera dei soliti deficienti, che scimmiottano i loro compari estremisti di fede islamica. Il Partito della Rifondazione Comunista, in vista delle elezioni, candida Caruso, leader dei no - global napoletani che esalta Hamas e si considera un sovvertitore dell'ordine, una spina nel fianco dell'Unione... Chissà se lo sarà anche il 27 del mese, quando ritirerà (se eletto) il cospicuo stipendio da parlamentare. Ma non è finita qui. A seguito della mancata acquisizione da parte di Enel della francese Suez, affare sfumato a causa dell'intervento del governo francese in difesa del campione nazionale, il candidato premier dell'Unione dice che di tutto ciò è causa Berlusconi e che l'Italia è divenuta il ventre molle dell'Europa. Proprio il professor Prodi, quello che da Presidente della Commissione Europea si prodigava in dichiarazioni a favore del libero funzionamento del mercato europeo, ora viene a ergersi a paladino dei produttori nazionali, accusando l'Italia di non aver fatto abbastanza per appoggiare l'Enel. Opinione rilanciata da Rutelli, il quale pur non avendo mai perso occasione di criticare il governo di centro-destra per le posizioni espresse da alcuni dei suoi esponenti nei confronti di quei paesi esteri che, grazie a condizioni vantaggiose, fanno concorrenza sleale ai nostri produttori, ora afferma che sarà compito del futuro governo di centro-sinistra difendere i campioni economici nazionali.

Tuttavia, è sul tema della guerra in Iraq che l'Unione appare maggiormente divisa. In ordine, le posizioni dei vari leader dell'Unione sono le seguenti: un anno fa per Romano Prodi il ritiro delle nostre truppe dall'Iraq doveva essere immediato, ora deve essere concordato con il governo iracheno e con gli alleati. Piero Fassino, da sempre sostenitore del «Via tutti e subito», ora ritiene che il ritiro deve essere concordato e avvenire entro la fine del 2006. Per Clemente Mastella le truppe vanno ritirate in accordo con gli alleati, ma senza indicare una scadenza precisa. Per Diliberto, Bertinotti e i vari esponenti della galassia post-sovietica le truppe vanno ritirate il giorno successivo alla vittoria elettorale, mentre i no-global, oltre al ritiro, manderebbero volentieri in qualche tribunale internazionale tutti i soldati occidentali presenti in Iraq. Bell'esempio di unità e coesione.

Appare evidente, quindi, la preoccupazione della Casa Bianca per un'eventuale deriva filo-zapaterista anche in Italia, che priverebbe gli Stati Uniti di uno dei più fidati alleati in Europa. Inoltre, non tutti sono pronti a scommettere sulle capacità diplomatiche di Romano Prodi. Infatti, nei giorni scorsi, parlando della visita di Berlusconi in America, il Professore l'ha paragonata all'analogo incontro tra il Presidente americano e l'allora premier spagnolo Aznar il cui partito, successivamente, perse le elezioni in Spagna, augurandosi il medesimo risultato. Bisognerebbe spiegare a Prodi che a far vincere Zapatero in Spagna furono le bombe islamiche di Madrid, non l'incontro Aznar-Bush e che non ci si dovrebbe augurare, per il nostro paese, un simile evento.

! Erik Marangoni
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