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Il duello Calderoli-Al Zawahiri non è «scontro di civiltà»di Gianteo Bordero - 6 marzo 2006 Potrebbe essere scambiato, il duello a distanza tra Roberto Calderoli e il numero due di Al Qaeda Al Zawahiri, come un gioco delle parti, la controprova del tanto paventato e spesso tirato in ballo a sproposito (sia per invocarlo, sia per scongiurarlo) «scontro di civiltà». Nel suo ultimo video, trasmesso sabato da Al Jazeera, il vice di Bin Laden ha invitato i seguaci di Al Qaeda sparsi per il mondo a impegnarsi contro quei Paesi che hanno, a detta del medico egiziano, dimostrato odio nei confronti dell'Islam e di Maometto. Tra questi Paesi, Zawahiri ha inserito anche l'Italia. «Abbiamo forse dimenticato - ha detto - il ministro italiano che ha indossato una maglietta con le caricature criminali e che hanno offeso il Profeta?». A queste parole, Calderoli ha risposto dicendosi «onorato» per il fatto di essere oggetto delle minacce di Al Qaeda, precisando poi che «con la maglietta non ho voluto offendere i musulmani, ho voluto difendere il diritto ad avere idee diverse». Ed ha annunciato l'intenzione di inviare ad Al Jazeera un video per spiegare e argomentare le posizioni della Lega. Fin qui i fatti. Rimanendo alla superficie, si potrebbe pensare che quelli di Calderoli e di Al Zawahiri siano i due volti che rappresentano in maniera emblematica le parti in causa di una guerra tra Occidente e Islam. Ma le cose, scavando un po' più in profondità, non stanno così. Zawahiri, e Al Qaeda con lui, non rappresentano l'Islam in quanto tale. Sono, piuttosto, uno dei contendenti di quel grande conflitto inter-islamico che oppone gli Stati dei Paesi musulmani al disegno, portato avanti da Bin Laden e da tutta la galassia del fondamentalismo terrorista, di un nuovo califfato, con la riproposizione in termini nuovi della comunità islamica mondiale. La vera guerra combattuta da Al Qaeda è, in prima istanza, una lotta per imporsi come soggetto guida di tutta la rivolta musulmana. Prova ne è, ultima in ordine cronologico, la fredda reazione di Hamas all'invito di Al Zawahiri di «continuare con noi la lotta armata contro Israele». «E' l'opinione di Zawahiri» ha risposto icasticamente Mohammed Nazal, esponente dell'organizzazione fondamentalista palestinese. E ancora, a testimonianza di questo conflitto inter-islamico, si può citare la situazione libica, in cui Gheddafi si trova a dover scendere a compromessi col fondamentalismo a causa della crescente pressione esercitata dai Fratelli Musulmani (ne ha dato conto, sul Corriere della Sera di venerdì, Magdi Allam). Stando così le cose sul fronte islamico, appare chiaro come vada letta sotto un'altra luce anche la vicenda Calderoli e tutto ciò che ad essa è legato. Se il fondamentalismo radicale di Al Qaeda fa leva sul sentimento identitario musulmano per attirare a sé sempre più adepti e per suscitare uno scontro non solo di civiltà, ma anche di religione, con l'Occidente, siamo proprio sicuri che il modo migliore per affrontare una questione così complessa, delicata e drammatica sia quello di mettere alla berlina questo stesso sentimento religioso e i simboli in cui esso si esprime? Diciamocelo chiaro: niente giustifica gli episodi di violenza cui abbiamo assistito, e su Calderoli sono state caricate responsabilità più grandi di quelle che effettivamente ha l'ex ministro leghista, ma pensare che la quintessenza della nostra civiltà occidentale sia eminentemente la satira sui simboli religiosi è un abbaglio culturalmente e politicamente pericoloso. Far coincidere un atto illuministico per eccellenza come la pubblicazione delle vignette su Maometto con la summa dell'Occidente, addirittura rivendicando attraverso di esse una sorta di «orgoglio cristiano», è una posizione totalmente miope, soprattutto quando proviene da chi, fino a due giorni fa, a questo «orgoglio cristiano» opponeva un non meglio precisato «orgoglio celtico». L'Occidente cristiano non è l'Occidente delle vignette contro Maometto e contro l'Islam. Il problema del rapporto dialettico con l'Islam e dell'offensiva fondamentalista non lo si risolve a colpi di magliette, ma - piaccia o no - soprattutto con una buona politica. E' quello che stanno tentando di fare, in maniera seria e responsabile, il Governo e il presidente del Consiglio in prima persona. Se l'Occidente non vuole «piegare la schiena» deve tornare ad essere prima di tutto cosciente dei termini esatti delle questioni, deve conoscere di nuovo che cosa esso è, deve sapere di che cosa parla quando evoca l'identità cristiana, per evitare di confonderla con dei disegni satirici che offendono quel sentimento religioso che rappresenta ciò che di più profondo e sacro esista per l'uomo in quanto tale. La risposta ai drammi del nostro tempo non è l'irreligiosità illuminista che sembra avvolgere come un manto di nebbia tanta parte dell'Europa e dell'Occidente.
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Ragionpolitica, periodico on line n.151 del 6/3/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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