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Ignoranti e creduloni: il potere rosso ci vuole cosìdi Letizia Bandoni - 7 marzo 2006 Le nuove leve, i giovani di oggi cioè il futuro di domani del nostro Paese devono essere ignoranti, incompetenti e creduloni. Queste le discriminanti previste dalla coalizione di Prodi per rendere il potere rosso ancora efficace leva di crisi sociali e fornire l'alibi alla propria esistenza. Per essere forza politica che si eleva a vessillo dei deboli è necessario che i deboli ancora esistano altrimenti di chi si farà portavoce Bertinotti? Con chi giocherà al girotondino il promettente Diliberto? Ci vogliono ignoranti, altrimenti se ci riscoprissimo sapientemente meritevoli di aspirare a qualcosa di più di quello che ci viene garantito, come potrebbero far leva sulle nostre oscure insicurezze? Ci vogliono incompetenti: la competenza, ossia la corrispondenza tra «sapere» e «saper fare», è la chiave dello sviluppo sociale, ma se si crea opportunità di sviluppo come fa poi Prodi a sostenere la tesi che va tutto male! Ecco la combinazione ideale: a chi ignora e a chi è escluso da qualunque opportunità di applicare correttamente il proprio sapere e di mettere a frutto le proprie peculiarità formative non resta che nutrirsi delle menzogne e piegarsi ai giochi supremi e clientelari di una classe politica, discendente dal comunismo più profondo, che ha cancellato la meritocrazia dal proprio vocabolario. Questo spiega perché la sinistra si sia così accanita contro la riforma Moratti. La nuova scuola diventa un diritto, il diritto a diventare grandi attori del domani, il diritto a fare del sapere un'arma di merito e uno strumento di investimento per i propri piani individuali, il diritto ad avere «teste necessarie» e non «teste solo piene». La vecchia scuola, quella alla quale si richiamano i Berlinguer di oggi, trattavasi di un sistema generalista-obbligatorio, autoreferenziale nonché creatore di sapienti disoccupati, incavolati, socialmente esclusi e deboli, soggetti da mantenere a suon di miseri sussidi alla povertà. La Berlinguer aveva sfornato succulenti militanti filocomunisti. La riforma Moratti ha scardinato non solo un metodo, ma un'intera mentalità. Il Governo Berlusconi ha scommesso su una formazione continua (long life learning) che accompagni le scelte educative e professionali di ogni individuo: lo ha fatto partendo dalla scuola, la prima grande palestra del futuro di un paese. Lo ha fatto investendo oltre 40 mila miliardi di euro nell'area istruzione (+13,7% in più rispetto ai 35 mila miliardi del 2000), incrementando quindi la spesa pubblica rapportata al Pil di uno 0,6% in più rispetto al governo che ci ha preceduto in soli tre anni (4,4% nel 2000; 4,98% nel 2003). Lo ha fatto motivando e premiando le competenze del personale docente, garantendo un aumento retributivo medio mensile pari a 277 euro. Lo ha fatto dotando le scuole di 1 personal computer ogni 10 studenti (nel 2000 c'erano 28 teste davanti ad una postazione informatica). Lo ha fatto permettendo ad oltre 1 milione di studenti in più di studiare l'inglese sin dai primi anni di formazione. Lo ha fatto avvicinando due mondi tenuti fino ad oggi ad una distanza abissale, il «sapere» ed il «saper fare», attraverso il meccanismo dell'alternanza scuola-lavoro. Questo è un metodo rivoluzionario con il quale i ragazzi possono testare sul campo le proprie aspirazioni, le proprie capacità e la consistenza del proprio bagaglio culturale, permettendo loro contestualmente di programmare e rivedere il proprio percorso formativo, scegliendo cosa studiare e cosa approfondire ma, soprattutto, permettendo di acquisire una visione d'insieme delle logiche del lavoro, permettendo alla domanda ed all'offerta di lavoro di dialogare usando la stessa lingua. Non più teste piene ma teste utili, utili alla propria carriera professionale, utili allo sviluppo del sistema Italia. I risultati? Gli abbandoni scolastici e formativi sono scesi del il 3% (dal 25,3% del 2001 al 22,3% del 2004), la formazione permanente nella fascia di età 25-64 anni è salita di oltre 1,3%. C'è un 43% in più in termini assoluti di laureati nelle materie scientifiche, matematiche e tecnologiche. Insomma, i giovani sono motivati a scommettere su sé stessi perché sono offerte loro nuove opportunità, è sconfitto l'obbligo all'ignoranza, all'omologazione di sistema. Si è introdotta una flessibilità che premia le scelte individuali e della famiglia che è tornata ad essere, insieme ai propri figli, prezioso compagno di viaggio delle scelte educative dei ragazzi, permettendo ai genitori di concepire la scuola come la naturale prosecuzione della formazione domestica. Niente più ignoranza, niente più incompetenza. Ecco il guaio. Ecco perché la sinistra ha urlato contro la Moratti: è stato necessario gridare menzogne per tentare di sopraffare l'eco positivo di una riforma che cambierà il nostro sistema, che porterà i nostri giovani lontani dalla soglia dell'indigenza, lontani dalla sudditanza dai sistemi di sussidi a pioggia, lontani dai girotondi, lontani dal potere rosso, vicini al potere delle opportunità, vicini alla libertà. Forza Italia ci ha creduto, ha restituito responsabilità alle nuove generazioni per rimettere nelle loro mani le sorti dello sviluppo di un intero Paese , anche se il percorso non è stato senza ostacoli: la modifica al titolo V della Costituzione ha permesso il decentramento delle competenze anche in materia di scuola e lavoro a Regioni, Province e Comuni. Fino ad oggi le amministrazioni locali rosse si sono limitate ad ostacolare la riforma Moratti, arrivando persino a formulare provvedimenti disciplinari contro quei docenti che tentavano di applicare la nuova legge fino ad inneggiare contro il Governo già dalle cattedre delle scuole primarie. Hanno usato le scuole come palestra comunista, hanno usato il loro ruolo istituzionale per catechizzare i ragazzi contro un sistema premiante per mantenere il giusto livello di debolezza culturale. Lasciamo che siano deboli sostenitori delle cause perse, ma solo dai banchi dell'opposizione. Non permettiamo loro di annientare il futuro nostro e dei nostri figli.
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Ragionpolitica, periodico on line n.151 del 6/3/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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