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Welfare, una riforma necessariadi Danilo Giurdanella - 8 marzo 2006 Il futuro demografico dell'Italia è incerto. Questo lo sappiamo. Per anni la sinistra, presente nelle istituzioni e nella cultura, ci ha martellato con la solita solfa della bomba demografica, del pericolo della sovrappopolazione, con teorie maltusiane superate da centinaia d'anni. La realtà è, invece, tutto l'opposto. Sebbene nei paesi poveri la popolazione continua a crescere, nei paesi sviluppati il bilancio demografico è spesso negativo. Il tasso di fertilità dell'Europa è di 1,4 figli per donna. Ovviamente, per una popolazione stabile, dovrebbe essere di 2,1. In Italia si è arrivati al minimo storico sotto il Governo di sinistra: un ridicolo 1,18! Col Governo Berlusconi si è risalita la china fino a 1,3. Per anni e anni molti Governi d'Europa non si sono voluti occupare del problema demografico, sperando nella «immigrazione necessaria». Ma, a questo punto, è chiaro che l'immigrazione potrà essere solo piccolo tappo per un falla troppo grande. Specialmente in Italia l'influenza della cultura di sinistra ha impedito il formarsi di una serie di misure a favore della famiglia. Sarà un caso che i paesi dell'Europa dell'est siano quelli con il tasso di fertilità più basso? Sarà un caso che l'Onu ha previsto che la Russia perderà, nel prossimo cinquantennio, quasi venti milioni di persone? La cultura comunista ha distrutto alla radice l'unità familiare, e con ciò la possibilità per lo Stato di avere un futuro. Si è verificato una sorta di autogenocidio. Sarà un altro caso se gli Stati Uniti, esenti dall'influenza del comunismo, hanno un tasso di fertilità di più di 2 figli per donna e sono al riparo dai problemi della vecchia (in ogni senso) Europa? In Italia, inoltre, il problema è duplice, non solo non si fanno più figli, ma la speranza di vita media italiana è fra le più alte del mondo. Quasi ottant'anni fra uomo e donna. Più della Germania, del Regno Unito, dei Paesi Bassi. Quindi abbiamo pochi giovani e moltissimi anziani. Il problema c'è e il Governo Berlusconi ha avuto il coraggio di affrontarlo. E' chiaro a tutti che la parabola demografica italiana non avrebbe consentito il perpetuarsi di un sistema pensionistico già sull'orlo della crisi. Perché i Governi di sinistra non hanno fatto prima quello che andava fatto secondo coscienza? Semplice. Non potevano. I sindacati dai quali dipendono, per rapporti di favore e scambio, non l'avrebbero mai e poi mai permesso. Sotto pressione dell'Unione Europea, ci provò, a dir il vero, Massimo D'Alema. Ma fu stoppato dai compagni più vivi e dalla CGIL. Insomma volevano lasciare questa gatta da pelare a Berlusconi. Del futuro dell'Italia poco gli importava. Berlusconi non solo ha fatto la riforma, ma l'ha trasformata in un grande successo elettorale. Una riforma che, per permette un graduale adeguamento alle nuove regole, entrerà in vigore il primo Gennaio 2008. I questo modo saranno lasciati invariati i progetti di tutti coloro che erano, nel prossimo futuro, vicini alla pensione. Nel 2013 è poi prevista una verifica. Se la riforma non sarà sufficiente (e ciò in buona misura dipenderà da quanto piene saranno le culle italiane), si procederà alla modifica di alcune regole e l'età pensionabile salirà a 62 anni. Fra le altre innovazioni della riforma vogliamo sottolineare il prelievo del 5% sulle pensioni d'oro; nonché il sistema di incentivi (c.d. superbonus) ideato dal Ministro Maroni per incoraggiare i lavoratori più anziani a rimanere sul proprio posto di lavoro. La sinistra si rifugia, come al solito, nel populismo. Cosa potevano dire: la riforma noi non l'abbiamo voluta (o potuta) fare, e Berlusconi c'è riuscito? Piuttosto gridano allo scandalo. Secondo l'ex Ministro Livia Turco, questa riforma non era necessaria e non fa altro che «affamare» i più giovani. Falso. I giovani sono i primi a guadagnarci, in compagnia degli anziani, visto che il vecchio sistema non era comunque sostenibile. Infatti con questa riforma le nuove generazioni avranno diritto ad un prestazione pensionistica di circa il 70% dello stipendio, una media superiore a quella di molti Paesi europei. Sembra che tutto sia ovvio, tutto dimostrato con i numeri della demografia, i quali sono ineccepibili. Forse che la matematica sia una disciplina sconosciuta alla sinistra italiana?
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Ragionpolitica, periodico on line n.151 del 6/3/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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