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numero 280
6 marzo 2008
 
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Intervista a Antonietta Vascon

Foibe: un altro passo verso la verità

di Pietro De Leo - 9 marzo 2006

Nell'amore per la verità non c'è odio. Verità e odio non si conciliano. Se si tenta di riportare alla luce la storia e l'identità di tutte le persone che morirono nelle foibe, se si tenta di ridare dignità e giustizia a tutti coloro che furono terrorizzati, privati con pesante umiliazione delle cose più care, cacciati dalle loro case e dalle loro terre, vittime del regime comunista di Tito, non è per contrapposizione, ma solo per amore di verità. Amando la storia si ama la giustizia. L'occasione per ricordare tutto questo è la pubblicazione degli elenchi di 840 deportati di Gorizia. Ne abbiamo parlato con l'onorevole Antonietta Vascon, che di quel sistema sanguinario fu vittima, e che sta dedicando tutta la sua vita affinché tutti sappiano, non dimentichino. E si faccia giustizia dei troppi torti subiti.

Onorevole Vascon, 840 persone identificate dopo 60 anni, secondo lei è un passo verso la verità storica o verso la giustizia storica?

Le due cose vanno a braccetto, la verità sta venendo a galla piano piano, è la punta di un iceberg: Però alla verità io spero che si associ anche la giustizia. Io la vedo come la breccia nel muro del negazionismo.

Secondo Lei quanta strada c'è ancora da fare?

Molta, molta. Io sono una persona aperta che non odia, che ha una visione razionale della storia Io penso che questi Paesi debbano prima o poi aprirsi alla verità. Vede, questo della pubblicazione degli elenchi non è un primo passo. Un primo passo è stato fatto, con estrema ritrosia, e per questo la stampa non ne ha dato notizia, quando dopo la caduta della Yugoslavia furono portate fuori dalle foibe molte salme di soldati. Uno speleologo, su mandato del comune di Capodistria che non voleva assegnare l'identità delle vittima ma vedere cosa c'era sotto terra, si è calato in 11 foibe della zona capodistriana, su un totale di oltre 160, e ha riportato in superficie 360 chili di ossa umane che furono messe in dei sacchi neri e portati all'istituto di medicina legale di Lubiana. Ecco, su questa scoperta si è scatenato un tira e molla, tanto che per molto tempo i resti di queste povere creature sono rimaste a Lubiana e nessuno ha voluto fare degli approfondimenti. Recentemente sono state portate in un cimitero ed è stata data una sepoltura collettiva. Ecco già questo, allora, l'avevo letto come un passo avanti. Oggi, l'aver assegnato un'identità a queste persone, che hanno sofferto queste persecuzioni terribili, è un altro tassello, una breccia, ripeto, nel muro dell'omertà e del negazionismo. Noi apparteniamo alla cultura cristiana, è giusto dare dignità ai morti, soprattutto alle vittime innocenti di pulizia etnica. Esistono dei manuali su come si realizza un esodo di massa, e la prima mossa è quella di creare un clima di terrore. Quindi far sparire nelle voraggini della terra persone comuni faceva parte di questo disegno. La pulizia non è stata solo questo, bisognerebbe indagare anche su tutti gli annegamenti, le fucilazioni, gli strangolamenti, nelle fosse comuni ci sono ancora famiglie intere. Inoltre c'erano ben 25 leggi mirate a far andare via gli italiani. Su questo bisogna fare luce, ma non con spirito di odio, ma con amore per la verità. Bisogna dare una lettura europea a questi fatti, anche per dare ai 350.000 esuli il diritto di tornare a casa che per ora è negato.

Il Governo Berlusconi ha dimostrato volontà politica per arrivare alla verità ed oltrettutto a ristabilire il rispetto verso tutte le vittime e i loro discendenti?

Non mi rifarò all'ultimo provvedimento del Governo Berlusconi che ha istituito per il 10 febbraio, giorno della firma del trattato di Parigi, il Giorno del Ricordo. Già il primo Governo Berlusconi, nel '94, anche su spinta di una mozione che io, allora parlamentare, avevo presentato ai Deputati e ai Senatori di Forza Italia per chiedere la restituzione di tutti i beni nazionalizzati (così come è previsto da leggi slovene e croate per quei cittadini che hanno subito la violenza del comunismo di Tito che sono stati privati dei loro beni e costretti ad espatriare - queste leggi sono molto discriminatorie nei confronti degli italiani perché prevedevano che i cittadini avessero una cittadinanza yugoslava)... Ecco sulla base di questo il Governo Berlusconi si è dimostrato molto sensibile. Con l'allora Ministro degli Esteri Martino e il sottosegretario Caputo si erano aperti canali di trattativa con il Governo sloveno e si era quasi arrivati ad una soluzione di grande civiltà. Il capo del Governo sloveno, però, ritornato dopo un incontro storico con il Governo italiano, fu defenestrato. Da parte dei Governi sloveni c'è sempre stata un'inspiegabile chiusura a riccio. Infondo chiediamo pari dignità nei confronti degli ex cittadini yugoslavi. Soprattutto in un'ottica europea.

E se durante i cinque anni dei governi di sinistra ci fosse stata la stessa sensibilità, a quest'ora...

Non solo non c'è stata la stessa sensibilità, c'è stata un'operazione contraria. Sul libro di Piero Fassino Per passione c'è scritto tutto con esattezza. Noi avevamo aperto le trattative. Solana aveva scritto una lettera alla Slovenia in cui subordinava l'entrata del Paese nell'Unione alla soluzione del contenzioso con gli italiani. Avevamo anche l'appoggio dell'Europa. Fassino cosa fece? Appena diventato sottosegretario, prima ancora di giurare al Presidente della Repubblica, prese l'aereo ed andò a Lubiana, a chiudere la questione. La soluzione prevedeva un risarcimento alle vittime pagato dallo Stato italiano, con cui ricomperare il maltolto. Io ho fatto fare un calcolo dall'allora presidente della Commissione Finanze Silvio Liotta, il debito ammonta a circa 5.000 miliardi, una cifra astronomica. Io dissi a Fassino in un incontro pubblico: «Perché vieni a prenderci in giro? Non ti sembra che questa gente abbia sofferto abbastanza?». Lui mi rispose: «Cara Vascon, tu mi insegni che quando c'è la volontà politica i soldi si trovano». E' inutile che dica che non è stato trovato neanche un centesimo. Io dico una cosa, ci sono villaggi interi abbandonati, restituiteci almeno questi ruderi. E' nell'interesse della Slovenia, ne trarrebbe vantaggio l'economia, ci sarebbe un innesto di risorse, i pensionati potrebbero reinvestire a casa loro, dando senso ad una vita di tribolazioni. E' un sentimento talmente umano che mi riesce davvero incomprensibile questa chiusura.

! Pietro De Leo
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Ragionpolitica, periodico on line n.151 del 6/3/2006
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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