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6 marzo 2008
 
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Il catto-sinistrismo di «Famiglia Cristiana»

di Mario Secomandi - 9 marzo 2006

Proprio in concomitanza con l'uscita allo scoperto del direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli, con il suo «manifesto-appello» in difesa del centrosinistra, è da segnalare la pubblicazione di un altro paio di editoriali stavolta a firma di Beppe Del Colle e del sacerdote Maurilio Guasco, improntati a lanciare all'opinione pubblica una sorta di «Vademecum per il voto» in modo da meglio orientare le prossime scelte dell'elettorato cristiano. Stiamo facendo riferimento all'articolo di Del Colle nell'ultimo numero del settimanale «Famiglia Cristiana», e a quello di Guasco nel numero appena uscito del mensile Vita Pastorale. E si tratta di due giornali/riviste, le quali, per l'appunto, si propongono di leggere ed interpretare i fatti che accadono e le idee che circolano nel mondo alla luce della bussola rappresentata dalla visione cristiana. Almeno in via teorica. Nei fatti poi si nota come vada a succedere che, nel momento in cui il discorso va nella direzione dell'analisi politica, non si fanno attendere i proclami relativi ad una certa qual predilezione di una parte della stampa accreditatasi sin dal principio come cattolica nei confronti dell'Unione di Prodi. Prova ne siano, fra le altre cose, i due suddetti editoriali.

Dagli ultimi editoriali di Del Colle e Guasco non fa che emergere, dietro la maschera di un presunto e sedicente neutralismo a livello politico-partitico, tutto il loro ammiccamento al centrosinistra, contestualmente ad un'ostilità mista a pura avversione nei confronti di Berlusconi, Forza Italia e la Casa delle Libertà. Del Colle, a proposito del «voto cattolico», sostiene come il monopolio dei valori cristiani non sia prerogativa ed appannaggio di alcuna forza politica: «La premessa del voto - egli afferma - non può essere solo l'aspetto religioso. Nessun partito ha l'esclusiva del pensiero cristiano, nessuno quindi ha il diritto di pensare che chi vota diversamente da lui è meno cristiano». Il navigato giornalista di Famiglia Cristiana sembra partire dunque sulla difensiva, facendo caratterizzare il suo discorso «in negativo».

Egli ammette di aver preso spunto dall'altro editoriale, quello a firma di Guasco, il quale, pur avendo di sfuggita rammentato le scelte della sinistra circa l'apertura alle coppie di fatto, ha speso nondimeno la magna pars delle sue parole nello stigmatizzare acidamente il centrodestra, concludendo sul fatto che nessuno possa detenere il «monopolio dei valori cristiani». L'acredine di Del Colle verso Berlusconi non fa che divenire via via più palese allorché, in merito ai politici vicini ai valori cristiani, dalle sue parole emerge come esso vada a bollare il nostro Presidente del Consiglio addirittura come «politico non cattolico».

Prima di effettuare una più che doverosa replica a tali affermazioni di Guasco e Del Colle, che rasentano l'assurdo ed il non centrare affatto da parte loro il vero «cuore del problema» di questi tempi, occorre rammentare come non sia nuova e non costituisca un episodio isolato l'aspra critica di Famiglia Cristiana nei confronti di Berlusconi e della sua coalizione. Già nell'editoriale della settimana scorsa, Del Colle qualificava l'attuale Governo come «anti-sistema».

A Del Colle e Guasco, così come a tutti gli altri appartenenti al mondo culturale e dell'informazione ad egemonia catto-comunista (perché di questo e non di altro in realtà si tratta) deve replicarsi come rispetto alle tematiche che più stanno a cuore alla Chiesa Cattolica, come espresse dalla sua gerarchia vaticana, Forza Italia e la Casa delle Libertà si collochino su di una lunghezza d'onda molto vicina, molto più di quello che possa riscontrarsi con riferimento alla sinistra. Del Colle e Guasco, se davvero hanno a cuore i pilastri della dottrina sociale della Chiesa, farebbero bene a preoccuparsi di andare a vedere in quali partiti ed in quali coalizioni vengano maggiormente rispettati e valorizzati valori e principi cristiani, dalla difesa della vita dal concepimento alla morte naturale sino alla promozione della famiglia tradizionale, passando per la scuola libera e la sussidiarietà, fino alla vera promozione di condizioni di sviluppo, libertà e pace in Italia, in Europa e nel mondo intero.

E' vero; oggi non ci sono più partiti confessionali. Ma è anche vero che è inaccettabile «una diaspora cultural-valoriale dei cristiani». Ma - è più che lecito chiederselo - come si fa, da parte di chi davvero vuole affermare i principi cristiani, a prediligere ancora una coalizione come l'Unione dove ha la netta egemonia politico-culturale il laicismo relativista e nichilista dei partiti di sinistra e della Rosa nel Pugno? Solo un vetero anacronismo catto-comunista può produrre, al giorno d'oggi, questa «cecità».

! Mario Secomandi
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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