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6 marzo 2008
 
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Ecco i frutti positivi dell'applicazione della Legge 40

di Mario Secomandi - 10 marzo 2006

Sulla scorta dell'applicazione della Legge 40, che regolamenta la procreazione assistita, si è ora in possesso dei dati presentati in occasione dalla messa a punto della «prima mappa» sulla fecondazione artificiale da parte dell'Istituto superiore di sanità (Iss) in vista dell'avvio dell'attività del Registro nazionale della procreazione medicalmente assistita (Pma). Alla presentazione - svoltasi ieri - di siffatto nuovo strumento statistico, i responsabili dell'Iss hanno fatto sapere che sono 5416 i bambini nati mediante le tecniche di procreazione artificiale, circa 200 in più rispetto all'anno precedente, ossia precedentemente all'approvazione della Legge 40. Questo non fa che mostrare come si sia ben distanti da quel crollo (di nascite) paventato dai fanatici pro-referendum abrogativo della legge e sostenitori di eterologa, crioconservazione e ricerca sugli embrioni. In virtù del decreto ministeriale attuativo di indicazioni e ratio della Legge 40, l'Iss va ora assolvendo al compito di raccogliere tutti i dati sul lavoro dei centri, pubblici e privati, adesso obbligati alla comunicazione pubblica della loro attività svolta, a scopo sia informativo-divulgativo che prettamente scientifico. La raccolta - in via informatica e nel rispetto della privacy delle coppie - parte a maggio; ed il primo rapporto completo arriverà entro il 2007. Già le Regioni hanno fatto sapere all'Iss che sono 336 i centri (pubblici e privati) che praticano le tecniche di Pma.

«Il settore della procreazione medicalmente assistita aveva bisogno di una regolamentazione legale. Adesso, con l'istituzione del Registro, i dati saranno più completi e più puntualmente disponibili»: questo è quanto sostiene la ricercatrice Eleonora Porcu, intervistata su Avvenire di oggi, la quale aggiunge, a proposito dei numeri presentati dall'Iss, come si tratti di «dati attendibili perché provengono da una fonte neutrale, e confortanti perché dimostrano che il lavoro che viene svolto nei centri di procreazione assistita in Italia non è stato inficiato dalla Legge 40». La Porcu fa parte di quell'elenco di scienziati i quali caldeggiano da tempo come le tecniche di congelamento degli ovociti siano sempre più perfezionate e diffuse, e, in conseguenza di ciò, come questa e non il congelamento degli embrioni sia la strada da imboccare, vuoi quanto al rispetto dei profili etico-morali vuoi relativamente al sorgere di conflitti di difficile soluzione, quali quelli discendenti dai casi di bimbi nati dagli embrioni congelati e/o e dalla fecondazione eterologa (con donatore esterno alla coppia).

Si sono dunque - e finalmente - aperte le porte ad una nuova stagione di equilibrio tra le esigenze di progresso scientifico, trasparenza per le «provette» e rispetto della dignità della natura dell'essere umano (a cominciare dalla tutela dell'embrione concepito e non ancora nato). «La legge sulla procreazione medicalmente assistita, quella che, secondo alcuni, avrebbe dovuto far crollare le percentuali di successo e spingere le italiane con problemi di infertilità ad andare all'estero, non ha affatto avuto esiti catastrofici, anzi, ha fatto registrare un piccolo incremento di nascite». Chi ha rilasciato tali dichiarazioni non è né un alto prelato né il Cardinal Ruini, ma Eugenia Roccella, in un editoriale pubblicato sempre sull'edizione odierna di Avvenire. La Roccella - che, è da rammentarlo, non è affatto una bigotta in odor di sagrestia, e che vanta anche un passato da femminista attiva quale già leader del Movimento di Liberazione della donna negli anni della contestazione sessantottina - ha fatto intendere come il funzionamento della Legge 40 sia tutt'altro che negativo non meno che suffragato da dati autenticamente scientifici, al contrario di quanto andrebbe già sostenendo qualche scienziato nichilista «non in buona fede».

«I sostenitori del referendum abrogativo devono rassegnarsi, non tanto alla sconfitta, ma ai dati reali e ai progressi medici e tecnologici. E' questo, temiamo, che li irrita di più, e che spiazza tutti i riposanti luoghi comuni di cui da anni si alimentano le polemiche sui temi etici: deve essere molto fastidioso ritrovarsi improvvisamente superati dai risultati scientifici, attestati su posizioni di retroguardia. L'embrione, essere umano sospeso in una condizione di innaturale ambiguità, non si può trattare come un qualunque oggetto inserito in una catena di produzione. Seguire linee di ricerca troppo lontane dalla natura, solleva questioni irrisolvibili e alla fine si rivela fallimentare anche dal punto di vista dei risultati pratici. La procreazione assistita deve il suo nome a una intenzione amichevole di aiuto, appunto di assistenza, non di violenza; le difficoltà umane vanno risolte o alleviate da una medicina e una scienza che sappiano accompagnare e correggere, ma non stravolgere, la natura». Ancora una volta, non è la Cei od il Pontefice a pronunciare queste parole, ma sempre la Roccella.

E' giusto, a questo punto, rammentare come Forza Italia sia stata in prima linea nella votazione e difesa della Legge 40, di contro ai partiti di sinistra ed alla Rosa nel Pugno, i quali, in base alle loro posizioni scientiste, laiciste, relativiste e nichiliste, erano stati i promotori del referendum abrogativo di siffatta legge, che, lo ricordiamo ancora, ha posto dei necessari ed imprescindibili argini al «far west delle provette» ed ha conseguito un giusto equilibrio tra diritto naturale, morale laica (e non laicista), razionalità oggettiva e valori cristiani di difesa e tutela della vita sin dal concepimento, oltre che di centralità e primato della persona umana, contro lo scientismo tecnocratico che riduce l'essere umano - che è sempre da considerarsi come un fine - a mezzo.

! Mario Secomandi
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Ragionpolitica, periodico on line n.151 del 6/3/2006
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