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numero 280
6 marzo 2008
 
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La singolare proposta del cardinale Martino

di Gianni Baget Bozzo - 10 marzo 2006

L'intervento del cardinal Martino è sorprendente perché tocca un delicato problema di competenze dello Stato, cioè la sua organizzazione scolastica. Insegnare l'Islam a scuola comporta problemi che riguardano la sensibilità culturale di un Paese. Ma è soprattutto singolare che il cardinale non veda come sia impossibile organizzare un accordo tra lo Stato e l'Islam come è possibile invece organizzare un accordo tra Stato e Chiesa. La Chiesa, al pari dello Stato, è una istituzione; l'Islam non lo è. Quale sarebbe la controparte islamica dello Stato italiano? Dovrebbe concordare i programmi di insegnamento come fa lo Stato con la Chiesa? Chi assumerebbe vincoli nei confronti dello Stato?

Inoltre l'Islam non distingue tra religione e politica e non riconosce nemmeno lo Stato dei Paesi musulmani come autorità significativa per i fedeli. Inoltre, l'Islam stesso non ritiene che lo Stato sia un soggetto capace di insegnare ciò che si apprende solo mediante l'appartenenza alla comunità islamica. Apprendere l'Islam significa imparare a memoria il Corano; per i musulmani il Corano non è la Bibbia, opera di uomini ispirati da Dio, è Dio stesso che parla. Il Corano viene appreso per recitazione e non per analisi del significato del testo. Il rapporto tra Islam e cultura è assai diverso da quello proprio del Cristianesimo. Da questo punto di vista, si comprende come l'insegnamento del Corano a scuola sia estraneo al modo proprio della religione islamica.

Queste considerazioni varrebbero anche se l'Islam non fosse percorso da una componente fondamentalista e politica che lo pone come alternativa globale alla civiltà occidentale. E questo sino al terrorismo. Alla base del terrorismo vi sono musulmani europei e imam europei. Un imam si autodesigna come tale con il consenso di un piccolo gruppo islamico: e sono gli iman europei ad aver legittimato sempre gli atti terroristi comunque violenti come l'assassinio di Theo Van Gogh. Chi può garantire che l'insegnamento del Corano nella scuola non sia l'analogo di quelle prediche del venerdì che hanno motivato atti di terrorismo islamico? Deve lo Stato controllare l'insegnamento islamico nelle scuole come segue attentamente quello delle moschee? Sembra incredibile che questa proposta sia stata pronunciata da parte di un cardinale che non è sembrato rendersi conto di tutti i problemi che essa suscitava.

! Gianni Baget Bozzo
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