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6 marzo 2008
 
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Chi sono oggi i comunisti

di Raffaele Iannuzzi - 11 marzo 2006

«Lei è totus politicus!». Così don Benedetto Croce liquidò, senza troppi complimenti, Palmiro Togliatti, dimostrando di intendersi, e non poco, di varia umanità. Anche di quella borderline. I comunisti sono di questa pasta borderline. Chi sono, oggi, i comunisti? Non più il tipo umano «totus politicus», anzi, di loro constatiamo sporgenze utopistiche ben al di là del paradigma marxista. Un'altra cosa balza agli occhi: sono dappertutto. Esistono, eccome. In molte salse. Come l'essere di Aristotele, si dicono in molti modi. La questione comunista è più viva che mai. Impastata, ovvio, con la retorica dell'antifascismo-religione civile, azzerato, vivaddio, l'anticomunismo come infamia intellettuale.

Vietato vietare di dirsi comunisti. Altro corno del dilemma storico attuale: vietato dirsi anti-comunisti. E la religione civile del '48, con tanto di comitati a difesa della Costituzione oltraggiata dalla becera destra, fra di loro, con un po' di attenzione, si poteva scorgere anche la beata calvizie, teologica, di don Rossetti; Ossicini si cimentò addirittura con Del Noce, padre naturalmente, minando la certezza dell'esistenza dell'entità «cattocomunismo». Né è tutto. Circolano in Italia gruppi che stanno a sinistra del comunismo per così dire «ufficiale», parlamentare, in altri termini, abbiamo anche una succursale attivistica degli anni settanta, con la sinistra che si scavalca e poi, dialetticamente, si auto-celebra come opposizione, dà del fascista agli oppositori, predica il buonismo, difendendo, nel contempo, i banditi metropolitani anarco-insurrezionalisti che sfasciano Genova: e chi non vede la responsabilità dei poliziotti celerini, fascistoidi, la scuola Diaz, etc.?

E' chiaro il punto, corposo direi, pur nel caos primordiale del contesto. Cornice incasinata, ma effetto chiarissimo. La realtà politica italiana è pesantemente condizionata dal neo-comunismo. Ecco perché Berlusconi, con la sua caparbietà di anti-comunista militante, innalza il livello dello scontro, a tutto campo, conquistando lo spazio politico per antonomasia, la televisione, l'agorà mediatica. Questa è intransigenza politica. Esiste, di fatto, anche un dovere morale dell'anticomunismo. Che, dati storici alla mano, ha quasi ridicolizzato, per mostruosità e genocidi, il nazismo. E poi sull'Unità di martedì scorso leggiamo, in prima pagina, l'articolo della solita saccente giornalista che si cimenta con i massimi sistemi della storia mondiale, contro chi? Contro di noi, i brutti, sporchi e cattivi di «Ragionpolitica.it», il sito di formazione targato Forza Italia.

Ma come? Non erano, i diessini finanzieri e un tempo finanziati lautamente dall'Unione Sovietica, ormai post-comunisti? Non erano, così pareva, un partito radicale di massa? No: buon sangue non mente. Il comunista è appunto borderline. Si affianca costantemente all'attualità per riconquistare la sua presenza egemonica, forte della tradizione comunista. Che solo loro possono toccare, con convegni adeguatamente neutralizzati e cloroformizzati. Agli altri non è concesso. Mai. Soltanto Berlusconi, iper-politicamente, è riuscito a penetrare, con la baldanza dell'uomo che non deve chiedere mai, la roccaforte comunista. Dicendo forte e chiaro che la questione comunista è ancora oggi la questione italiana.

Lo scrivevano i marginali del Novecento italiano, pagine fitte di scansioni teoriche e riflessioni guizzanti, nulla più. Oggi il Cavaliere stronca tutto, avanza baldanzoso e fa vibrare le corde dello spirito, il mio di sicuro, anti-comunista, sopito, mai sconfitto definitivamente. Il confronto con Diliberto ha riportato alla luce il male italiano, il neo-comunismo che oggi sillaba le parole dell'anti-berlusconismo come il dogma laicissimo del nulla, e, per giunta, sgomenta lo storico con l'affermazione tranchant, deliziosa nella sua mendacia: «I comunisti si occupano del lavoro».

Caspita e chi ha fatto la legge Biagi di cosa si è occupato? Di botanica? Eppure, soltanto Berlusconi riesce a cogliere il nesso tra la storia della nostra Repubblica e il presente. Poi ci pensa, come contraltare, la stampa internazionale che ribattezza Toni Negri «Il Marx del XXI° secolo». E le anime belle continuano a negare, negare, negare: no, per carità, la questione non esiste più. Come il malato allo stato terminale che non riesce a pacificarsi e, perciò, preferisce negare.

Come dice l'antico adagio: negare tutto. Sempre. Leggere, per favore, Freud, le quattro paginette sulla «negazione». Siamo ancora a questo punto. Non solo non mi scandalizzo, ma, cinicamente, e lo dico, apertis verbis, mi rallegro, perché così, in questo status quo, noi forzisti militanti e belligeranti, in quanto puntualmente anti-comunisti, con tanto di laurea honoris causa, vista la mole di roba che ci siamo sciroppati e le ore che rubiamo al meritato riposo per continuare a mutare l'ordine delle cose, deteniamo il monopolio naturale. L'Udc e An sono, ipso facto, condannati all'irrilevanza. Moderati, così li chiameremo. Alleandoci, sapendo che dalle nostre parti continua a circolare liberamente il totus politicus che riempie la scena politica, senza il quale, sic et simpliciter, la destra anti-comunista e la destra liberale in quanto tale, non esisterebbero.

Continuando nel monopolio naturale dell'anti-comunismo, con molti chilometri di strade percorse per combattere la buona battaglia della fede anti-comunista, da oggi con il corollario anti-toghe rosse, separazione fra pm e giudici (presto, fatica necessaria, rivoluzione civile), Forza Italia supererà l'impasse dell'impoliticità causata dal complesso di inferiorità nei confronti dei neo-com borderline, e si intreccerà con la battaglia etico-politica post-novecentesca: iper-politica, altro che Cav. autoreferenziale. C'è voluta esposizione mediatica, furore disperante, azione continua e martellante, baldanza senza freni, spericolatezza marziale, palle a gogò, e via discorrendo.

La genialità di una ripresa, in politica, si assesta, senza colpo ferire, nel considerare decisivo quanto gli altri considerano irrilevante. L'anticomunismo, appunto. La vittoria non è naturale come il nostro monopolio, certo, ma la politica può tornare a rivestire i panni della follia barricadiera e progettuale. Una visione, dateci una visione. Ce l'abbiamo e che ci venga pure imputato il peccato di superbia teologica, transeat, intanto ci siamo, e politicamente. Qualcuno mi suggerisca, una buona volta, qualcos'altro di così eccitante per i prossimi vent'anni. Attendo fiducioso. Censurerò un solo aggettivo: moderato.

! Raffaele Iannuzzi
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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