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Il significato della nuova Resistenzadi Antonio Iannaccone - 13 marzo 2006 I fatti degli ultimi giorni mostrano un sentimento chiarissimo, sebbene non esplicito, nella sinistra: che la rivoluzione comunista iniziata durante la Resistenza attende un compimento. A un mese dalle elezioni si è creata una perfetta unità antifascista: grandi quotidiani che vedono come unico nemico politico il «Duce-Cavaliere», ampie frange di magistratura che si costituiscono come corpi combattenti contro la dittatura al potere e infine la base partigiana che scende a portare la guerriglia non a caso nel simbolico piazzale Loreto. Ma qual è il senso della nuova Resistenza comunista dopo la caduta del muro di Berlino e la fine del socialismo di Stato? Il suo significato non può che essere espresso in una forma negativa, nell'anti-fascismo appunto, ovvero in una lotta perenne contro quel fascismo che rappresenterebbe la tentazione intrinseca all'anima del popolo italiano. In definitiva, il nuovo antifascismo vuole riprendere il corso della storia laddove il «corpo estraneo» Berlusconi l'aveva interrotto: continuare quel processo di secolarizzazione forzata e di restrizione della libertà popolare iniziato da Marx e proseguito dai suoi nipotini. Augusto Del Noce chiamava questa dottrina «teologia della secolarizzazione», il cui atto di fede vero e proprio consiste nel vedere «la storia come processo irreversibile verso la scomparsa della trascendenza religiosa». Ovviamente, laddove si fonda un processo irreversibile, la libertà diviene un incidente di percorso e, similmente, chi si ostina a volere la possibilità di scegliere apre la via alla barbarie e al nulla. E così è, guarda caso, dipinto Berlusconi: come la moderna incarnazione del «nulla culturale» e il suo elettorato come «tentato» dall'annichilimento in questa disastrosa opposizione al vero bene di cui la classe dominante è unica depositaria sacerdotale. Il nuovo antifascismo, insomma, non avendo una connotazione di realtà politica per l'assenza di una vera e propria realtà fascista, non può che assumere un connotato spirituale: rappresenta l'opera di salvezza secolarizzata che la classe intellettuale ed economica post-marxista vuole imporre al Paese, per allontanarlo dalla tentazione del «nulla culturale» di Berlusconi. Ecco perché il direttore del Corriere della Sera sente il dovere di pronunciarsi politicamente: questo sarebbe consentito solo di fronte ad un pericolo mortale per la nazione, e questa è l'idea dell'attuale direttore e della grande stampa. L'Unione si presenta quindi agli elettori con questa radicale rivendicazione di continuità con la Resistenza egemonizzata dal comunismo, in cui l'ideale unificante è l'opera di secolarizzazione e di diminuzione della libertà popolare, in favore dei poteri oligarchici italiani e delle burocrazie economiche europee. Berlusconi, di fronte a questo panorama, diventa coerentemente l'icona del fascismo, perché è agli occhi della sinistra l'«uomo della provvidenza» che impersona la ribellione del popolo e della sua libertà alla gabbia della riduzione marxista e poi gramsciana.
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Ragionpolitica, periodico on line n.152 del 13/3/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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