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numero 280
6 marzo 2008
 
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Il ricatto dei violenti

di Stefano Doroni e Benedetta Pini - 14 marzo 2006

Il bilancio dei disordini accaduti a Milano l'11 marzo è presto fatto: dodici membri delle forze dell'ordine sono rimasti feriti, cinque auto e un ciclomotore sono stati dati alle fiamme, altre cinque auto sono state pesantemente danneggiate, un'edicola è stata incendiata, quattro esercizi pubblici, tra cui il ristorante McDonald's che ospitava bambini con le loro famiglie, hanno riportato danni alle vetrine ed infine l'An Point è stato distrutto.

Ovviamente i leader della sinistra hanno condannato questi atti di violenza etichettandoli come estranei al loro modo di pensare; ma un'arrabbiato candidato di Rifondazione Comunista che viene dal mondo no global, Francesco Caruso, ha rilasciato con durezza le seguenti affermazioni, rispondendo alla domanda se lui rinnegasse la violenza degli espropri proletari: «No, affatto. Li rivendico tutti, sono orgoglioso di queste azioni». Sui fatti di Milano inizialmente ha taciuto, il leader disobbediente; ma poi, e di certo non ci stupisce, sembra aver dichiarato, secondo il Quotidiano Nazionale, «io non condanno nessuno che si scaglia contro chi fa professione di nazifascismo». Quindi due pesi e due misure, al solito: il fascismo rosso, quello sì e solo quello, ha diritto di cittadinanza nel mondo civile, secondo un certo signore che dovrebbe - negli auspici dei comunisti - sedere in Parlamento. La vergogna dovrebbe star di casa, nelle stanze dell'Unione: vergogna per essersi imparentati con persone di tal fatta. Altro che condanne generiche dette a mezza bocca con paroline ben atteggiate e misurate!

Il punto è, comunque, che le parole di condanna non bastano: il fatto rilevante è che la parte impresentabile del centrosinistra fa sfigurare Prodi e compagni, che si arrampicano sugli specchi per negare l'evidenza, cioè che se vincessero le elezioni si porterebbero in Parlamento i portavoce di questa pericolosa congerie di teppisti che non esita a mettere in campo vere e proprie strategie di guerriglia per rispondere ad una manifestazione degli avversari politici (quella svoltasi, peraltro senza incidenti, a cura dei rappresentanti di Forza Nuova, formazione dell'estrema destra). Libero del 12 marzo titola: «Milano devastata dagli amici di Prodi»; ammettiamo pure che non siano proprio suoi amici ma di certo bazzicano la stessa casa politica, quella coalizione di centrosinistra sempre meno presentabile agli occhi della gente. Le reazioni di Prodi e Fassino sono tiepide e controllate, generiche, poco incisive: d'altronde non possono permettersi di irritare troppo i comunisti alla loro sinistra, pena lo strappo dell'Unione.

I quali comunisti, come è loro specialità, si distinguono nell'arte spudorata del rovesciamento della realtà: per Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, quella scesa in strada a devastare Milano è gente che interviene «pesantemente nella campagna elettorale contro il centrosinistra»; mentre Bertinotti grida alla «criminalizzazione» dei «movimenti», che difende a spada tratta contro la presunta inciviltà del centrodestra. Stai a vedere che in piazza, coperti dai soliti passamontagna, c'erano Berlusconi e Casini, impegnati a sfasciare vetrine e ad ammucchiare auto da usare come barricate.

Il problema passa ora nelle mani degli elettori: e, più che la politica, riguarda la nostra storia, la vita di tutti i giorni. Se mandiamo la sinistra al Governo ci sarà da preoccuparsi di ben altro che del buonismo prodiano: verrà stesa sul Paese una cappa di pensiero unico che, nei fatti, sarà impossibile rimuovere, perché chiunque abbia il coraggio di dissentire non sarà sicuro, tornando a casa, di non trovare i resti fumanti di un «incendio proletario di protesta contro il rozzo fascista». Il tutto, naturalmente, nella più assoluta impunità. D'altronde, se vorrà evitare un repentino sfascio, l'Unione dovrà nei fatti accordare una sorta di copertura istituzionale a questo popolo di sprangatori: che poi è quello dei pacifisti antiamericani che preferiscono strizzare l'occhio ai jihadisti islamici per continuare a sostenere che nel mondo liberale e democratico c'è tutto il male del pianeta.

L'Italia dell'Unione sarebbe dunque una democrazia sotto ricatto, un Paese costretto a percorrere contromano la strada della storia. Bisogna ricordare sempre che Prodi, nella sua armata Brancaleone, annovera anche elementi rivoluzionari, violenti e pericolosi: che non sanno dove stia di casa la democrazia, che sono allergici alla civiltà e che sanno parlare solo un linguaggio di guerra. Della vittoria elettorale di questa sinistra, senza usare mezzi termini, c'è da aver paura.

Stefano Doroni e Benedetta Pini

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Ragionpolitica, periodico on line n.152 del 13/3/2006
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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