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Con la nuova legge obiettivo ci saranno le grandi operedi Maurizio Castagno - 21 marzo 2006 Il Governo Berlusconi, dopo più di 50 anni di Repubblica ha insegnato agli italiani la differenza tra amministrare il potere e Governare. Tale differenza è uno dei discrimini principali tra la politica della sinistra e la politica dell'attuale maggioranza. Amministrare il potere significa mantenere le cose come stanno rispettando tutti gli interessi ideologici ed economici che portano il consenso, governare significa innovare e l'innovazione porta con se, immancabilmente, la levata di scudi di chi fa dello status quo una necessità per mantenere il potere. Negli ultimi anni sono avvenuti cambiamenti epocali quali: la disgregazione dell'Unione Sovietica, la fine della guerra fredda, la minaccia del terrorismo, la moneta unica, la globalizzazione e la crescita economica della Cina. Tali eventi hanno sconvolto il mondo e l'Italia, se vuole rimanere sulla scena, deve, necessariamente, innovarsi, progredire, non può più stare alla finestra e rinunciare alle indispensabili riforme prigioniera di svariati interessi espressi da innumerevoli centri di potere che vogliono che nulla cambi. Le grandi opere già realizzate, quelle in fase di realizzazione e quelle in fase di progettazione si muovono in questa direzione: colmare il gap che ci separa dagli altri paesi industrializzati e dall'Europa determinerà il rilancio della nostra, attualmente carente, dotazione di infrastrutture, dando nel contempo anche un contributo al rilancio della congiuntura economica. Il Governo Berlusconi, consapevole che il nostro Paese è un mosaico di piccoli e grandi interessi difesi strenuamente da tutte le categorie che ne sono portatrici, per attuare le grandi opere, indispensabili alla crescita dell'Italia, ha dovuto ricorrere a nuovi strumenti giuridici. Il nuovo strumento giuridico è stato creato con l'approvazione della legge obbiettivo del 21 dicembre 2001 n. 443 capace di slegare le mani del Governo dai lacci dei particolarismi, dei campanilismi e dalle ideologie che ancora pervadono molte amministrazioni territoriali e centri di interesse. La nuova legge ha messo in moto una possente macchina che in dieci anni dalla sua approvazione sarà il grado di realizzare almeno 80 opere considerate strategiche per il Paese per investimenti complessivi pari a 236 mila miliardi, con tempi certi e costi certi. La legge obbiettivo delega al Governo l'attuazione delle grandi opere, conferendo una snellezza ed efficacia fino ad oggi sconosciute alla nostra amministrazione, da sempre esposta a veti incrociati ed a ostruzionismo di campanile, con un'impressionante accelerazione sui tempi di approvazione e realizzo con certezza sul reperimento delle risorse finanziarie. Tale snellezza e certezza passano attraverso una forte responsabilizzazione dei soggetti incaricati alla realizzazione delle opere, attraverso la creazione della figura del general contractor. Si tratta di un unico soggetto al quale è affidata la realizzazione delle opere: «il contraente generale - recita la nuova legge - è distinto dal concessionario di opere pubbliche per l'esclusione dalla gestione dell'opera eseguita ed è qualificato per specifici connotati di capacità organizzativa e tecnico-realizzativa, per l'assunzione dell'onere relativo all'anticipazione temporale del finanziamento necessario alla realizzazione dell'opera in tutto o in parte con mezzi finanziari privati, per la libertà di forme nella realizzazione dell'opera, per la natura prevalente di obbligazione di risultato complessivo del rapporto che lega detta figura al soggetto aggiudicatore e per l'assunzione del relativo rischio». Contrariamente al passato verranno superati i piccoli interessi di bottega non essendo possibile, da parte di alcuno, esercitare il potere di veto. Nel caso di un conflitto paralizzante, è il Cipe a trasformarsi in «mediatore». Le amministrazioni competenti non perderanno voce in capitolo ma, nel contesto della conferenza dei servizi, avranno facoltà di proporre, entro 90 giorni, prescrizioni e varianti migliorative, purché non modifichino la localizzazione e le caratteristiche essenziali dell'opera in progetto. Visto che i fatti contano più delle parole si riportano, di seguito, alcuni esempi di opere già in fase di realizzazione:
Per rimanere competitiva l'Italia deve innovarsi e per farlo deve superare tutti i particolarismi che per decenni ne hanno condizionato lo sviluppo. Ora la posta in gioco è troppo alta, o si rimane competitivi o nel mercato globale si soccombe. Il nostro Governo ha posto in essere una politica coraggiosa e, per il bene del nostro futuro, è stato disposto ad inimicarsi tutte quella lobby, corporazioni e centri di interesse che rappresentano il primo freno all'innovazione del Paese e che oggi, temendo per i propri interessi particolari, si uniscono alla voce demagogica della sinistra attaccando il Governo. Ma «noi», come dice il Presidente Berlusconi, «andiamo avanti» per il bene del Paese.
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Ragionpolitica, periodico on line n.153 del 20/3/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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