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Lei Feng: videogame di propaganda

di Giovanni Vagnone - 21 marzo 2006

Questa non è una recensione di un videogioco come tutte le altre. Certo, anche nel merito della questione, pare che Lei Feng sarà tecnicamente realizzato in maniera eccelsa. E' tuttavia un caso che segue quello del Reality Show cinese di cui parlammo qualche tempo fa: è il lancio di un violento videogame pensato dal Regime cinese per «insegnare» a chi gioca passivamente ad essere un «bravo compagno». L'idea è del Dipartimento della Propaganda, che riesuma un eroe della rivoluzione di quarant'anni fa, ormai divenuto leggendario che, nato nel 1940 e a soli sedici anni, orfano e poverissimo, arruolatosi nell'esercito cinese, si distinse per cinque anni di attività alacre e convinta, impressionando i compagni e portando Mao stesso a farlo entrare nell'iperuranio degli «eroi comunisti». Morì nel 1961 a soli 21 anni.

All'epoca, il suo esempio mosse molti giovani ad arruolarsi, nacque addirittura un modo di dire: «xue Lei Feng» - impara da Lei Feng - come esortazione ad essere generosi e disposti a giocarsi tutto per il bene della patria. Il Maoismo era potente nei mezzi espressivi, grazie all'eredità dell'impero cinese e della millenaria cultura che aveva alle spalle, pur cancellandola nei contenuti, cercando di sradicare precetti religiosi e confucianesimo.

Oggi la situazione è completamente mutata. Il capitalismo garrisce nelle grandi città e l'unico valore che resta agli individui dell'ormai cadente impero comunista è il guadagno. Non per nulla «xue Lei Feng», come modo di dire, ha cambiato accezione: ora non è più positivo, ma è espressione per indicare «credulonità», ingenuità, per ironizzare sul molto lavoro poco pagato. Il regime ha abbattuto in passato tutti i sistemi morali, creando vuote figure funzionali al mantenimento dell'ottenuto status quo rivoluzionario: e dopo aver creato un mito e averlo lasciato scadere, oggi prova a riportarlo in auge, sperando che abbia l'effetto che aveva avuto negli anni sessanta. E' comunque indicativo che il Regime, oggi, provi questi metodi moderni di controllo e condizionamento, ed è anche materia per interessanti riflessioni sulla nostra società libera e democratica: siamo ricchi di strumenti che non notiamo neppure, ci sentiamo sicuri e liberi, e non ci rendiamo conto che invece, in altre parti del mondo, strutture malvagie e ancora lontanissime dall'individuo e dal rispetto della vita umana se ne avvalgono indisturbate.

Il gioco d'azione dovrebbe spingere all'armonia sociale che la nuova economia cinese ha destabilizzato, dovrebbe portare i giocatori (per lo più sotto i vent'anni) ad abbracciare la filosofia troppo dimenticata con il benessere economico in crescita, che il regime insegna e continua a ripetere da ogni altoparlante esistente sul territorio dello Stato. Resta in noi occidentali il dubbio in proposito all'efficacia di simili strumenti, che potrebbero far apparire ai nostri occhi il regime disperato e privo ormai del mordente necessario a condizionare veramente il proprio popolo; ma in realtà fa tutto parte di una sinistra deformazione della realtà e della storia, che da sempre è congenita alla sinistra comunista, che è ben più pericolosa quanto più lasci ai «condizionati» l'impressione di condizionare il condizionamento. Proprio come in un gioco in cui si può controllare l'eroe contro i nemici.

Certo, avremmo preferito un gioco di strategia su piazza Tienanmen, ma forse per quello dovremo aspettare ancora alcuni anni.

! Giovanni Vagnone
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