|
|||||||
|
|
Le metamorfosi del comunismodi Alessandro Gianmoena - 21 marzo 2006 Nel mondo nuovo tutto è cambiato o quasi. Il Novecento delle ideologie ha lasciato le sue macerie: il comunismo. E come il camaleonte muta la sua tinta per confondersi, il comunismo cambia nella forma ma preserva intatta la sua essenza. Il post-comunismo del Pci-Pds-Ds e il neo-comunismo della sinistra radicale di Bertinotti sono le propaggini di una utopia nata in contrapposizione al nostro modello di società e che ha fatto della classe operaia e del materialismo antropologico strumenti di lotta contro quelle che Marx chiamava «sovrastrutture»: la religione e quindi il Cristianesimo, la cultura e quindi la nostra storia d'Occidente. La realtà del mondo forgia la storia dell'uomo ed essi, i comunisti, trovano ancora oggi il modo di rigenerarsi nell'antagonismo, dove la Rivoluzione non passa più attraverso le masse ma punta direttamente alla persona, e la reazione e la conservazione delle battaglie ideologiche del Novecento divengono la chiave di lotta politica al sistema, con la doppiezza di chi accetta le regole della democrazia come strumentale cassa di risonanza. Il socialismo etico di Bertinotti non rappresenta altro che lo sforzo di mascherare il tentativo rinnovato di porsi in contrapposizione con la società della globalizazione, includendo le forze oltranziste, dai no-global ai troskisti. Una cultura politica che si insinua nei gangli della nostra società con il nichilismo dell'azione politica, attraverso il disimpegno aprioristico e lo svilimento dell'identità occidentale con il multiculturalismo di chi, marxianamente, intepretata le radici culturali come sovrastrutture, come cause seconde: una cultura politica che, come una goccia di rosso vivo, tinteggia i «compagni di strada» di subculture utili alla causa. Mentre la sinistra radicale rispolvera il leit motiv di un'utopia senza tempo, il post-comunismo dei D'Alema e dei Fassino percorre la vie della conquista del Palazzo d'Inverno. In loro è vivo il desiderio di ricondurre a sé le leve del comando della società italiana, lasciando la conservazione del potere alle élite in cambio della legittimizazione politica. Gramsci insegnò loro che la conquista del potere avviene attraverso l'egemonia sulla società. Come trampolieri camminano sopra il popolo. Attraverso il motto di macchiavelliana memoria «il fine giustifica i mezzi», l'obiettivo è l'inserimento nel sistema per poterlo ricondurre a loro, gli eredi che hanno creduto nella «grande illusione comunista». Ogni loro azione segue il verso della convenienza partigiana, con l'ottusità di chi è disposto a sacrificare sull'altare della propria compagine politica la realtà del mondo. Un atteggiamento che affonda le radici nella storia di chi, come il comunismo ed i suoi reduci Pci-Pds-Ds, ha privilegiato la contrapposizione tra le classi sociali a discapito del bene comune. La dialettica ed il gioco delle parole divengono l'arma contundente contro il nemico della causa: ogni dichiarazione è efficace se strumentale alla sopravvivenza della propria esistenza politica. La motivazione politica si traduce così nella tensione di dare continuità alla memoria storica di una filosofia di lotta che il tempo ha svuotato di significato, lasciando in eredità l'ipocrisia di tanti «migliori» che vivono il loro impegno sociale e politico con la legittimazione di avervi creduto; si sentono antropologicamente superiori. Il comunismo, nel suo duplice approccio alla realtà del mondo nuovo, trova la sua convergenza nella conservazione come resistenza al cambiamento dai paradigmi novecenteschi e la volontà egemonica di controllo della società attraverso il potere politico. La loro grande menzogna si manifesta nel continuo adattamento della forma al tempo in cui vivono, ma la sostanza conserva ancora il dramma di un'ideologia senza libertà. Sotto le macerie del Novecento cresce il ventre molle dell'Occidente. La grande illusione ritorna nella storia.
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.153 del 20/3/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||