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Romano Prodi e le sedute spiritichedi Mario Secomandi - 3 aprile 2006 «Il signor Prodi, 28 anni fa, asserì di avere avuto informazioni sul luogo della detenzione di Aldo Moro nel corso di una seduta spiritica. I casi sono due: o mente, e un uomo che mente non può candidarsi alla guida del Paese, oppure non mente e allora ha partecipato a una seduta spiritica. Lascio riflettere gli italiani se possano affidare il Paese a chi, quando ha delle prove da risolvere si affida a un tavolino a tre gambe, a un piattino e chiede aiuto agli spiriti dell'aldilà». Sono queste le parole con cui Silvio Berlusconi ha posto all'attenzione dell'opinione pubblica, nel corso di Matrix, la questione della credibilità ed affidabilità del signor Romani Prodi, rammentando come sia più che giusto e doveroso che, da parte degli italiani, si rifletta seriamente se sia il caso di dare il proprio voto, il 9 o 10 di questo mese, ad una persona che porta con diversi scheletri nell'armadio. Il caso della seduta spiritica avvenuta all'incirca una trentina d'anni or sono, ad esempio, non si può sottacere né tanto meno prendere sottogamba. Vediamo il perché. Accadeva, il 2 aprile dell'annus horribilis 1978, che Prodi partecipasse, sulle colline bolognesi, ad una seduta spiritica, di concerto con 12 persone, nel tentativo di scoprire, con l'aiuto degli spiriti dell'aldilà, quale fosse il luogo in cui lo statista democristiano Aldo Moro era interrogato dagli aguzzini delle brigate rosse. Succedeva, poi, che le anime evocate nientemeno che di La Pira e don Sturzo indirizzassero il piattino verso le lettere che compongono la parola «Gradoli». E si dà il caso che Prodi, successivamente a tali esperimenti con cerchi, fogli e piattino, che non avrebbero nulla da invidiare alle competenze proprie di maghi, medium, occultisti e compagnia bella, abbia spifferato non direttamente e subito alle autorità competenti, ma ad un collaboratore di Benigno Zaccagnini, Umberto Cavina (area sinistra Dc), e che questi abbia girato siffatta informazione a Luigi Zanda Loi, addetto stampa del ministero dell'Interno, fino a far pervenire il tutto alla polizia. Alla fine si apprese che il nome in questione, Gradoli, non era il paesino vicino a Viterbo (così come scaturito dalle prime segnalazioni, e dove vi furono le prime ricerche «inutili»), ma la via di Roma in cui i brigatisti rossi detenevano realmente Moro, ed in cui avevano il loro quartier generale, da cui fuggirono. Ma, ci si può chiedere, davvero sono andate così le cose? Davvero è stato il «gioco» della seduta spiritica a districare i nodi di uno dei casi più spinosi e controversi della storia politica della Repubblica italiana? Il problema grave in questione allora è il seguente: permarrebbe, a tutt'oggi, un inquietante alone di mistero in merito a chi possa essere stato invero a dare a Prodi l'indirizzo dei rapitori di Moro, ovvero in ordine a chi sia stato a sussurrargli il nome Gradoli. A tal proposito, v'è anche più d'uno che non ci sta a credere ciecamente al fatto che possano essere stati degli spiriti dell'aldilà a compiere la soffiata. C'è chi pensa che potrebbe, per converso, esservi anche stato qualcuno o qualcosa nell'aldiqua. Fra questi c'è l'On. Fabrizio Cicchitto, il quale, dalle colonne dell'edizione odierna de Il Giornale, afferma, a proposito di sedute spiritiche: «vedo però che le ha fatte qualcuno che è stato presidente del Consiglio e ora è candidato a rifarlo nuovamente. Mi vengono i brividi». Poi ammette di essersi fatto l'idea che «se l'avesse fatta Berlusconi, sarebbe stato linciato sulla pubblica piazza e ritenuto persona inaffidabile, moralmente discutibile, irrazionale ed in mano a qualche guru. Solo una persona con grandi protezioni poteva passare indenne dal raccontare di aver dato un nome - cruciale nella vicenda Moro - dopo una seduta spiritica che è servita a riciclare il nome di Gradoli che probabilmente era arrivato per altra fonte. Non ci sono prove in materia, ma non è credibile che una persona razionale, qual è Prodi, faccia una seduta spiritica e tiri fuori il nome Gradoli. E' un episodio tra i più singolari, sul quale non si è mai cercato davvero di far luce». Insomma, sarebbe tutt'altro che illecito pensare e pretendere che si focalizzasse maggiormente l'attenzione su di una tale vicenda che necessita di più compiuti approfondimenti e più verosimili spiegazioni pubbliche da parte di uno che è ora nuovamente candidato a Premier. Il sen. Paolo Guzzanti, nella veste di presidente della Commissione Mitrokhin, ha anche dovuto procedere al deferimento del Professore dinanzi al Tribunale dei ministri, affinché lo stesso possa avere modo di pronunciarsi su questo ed altri comportamenti, relativamente, su tutto, alla fonte dell'informazione ed alle cause di disinformazione connesse peraltro alla fuga dei brigatisti dal covo capitolino di via Gradoli. Va detto, poi, che in seguito alla summenzionata seduta spiritica la storia personale di Prodi fu caratterizzata dal passaggio, in successione, (a colpi di salti di carriera e di appoggi di poteri forti) a ministro dell'Industria del governo Andreotti, a presidente dell'Iri, a Primo Ministro, a presidente della Commissione Europea, ed ora - nuovamente - ad aspirante Premier. L'On. Fabrizio Cicchitto alla fine sostiene, riguardo alla carriera da «intoccabile» del Professore bolognese, che «i conti tornano. Lui è esponente di un centrosinistra dove c'è un coagulo, una miscela di poteri esplosiva e pericolosissima per la libertà di questo Paese». Sarebbe, ad ogni modo, bello ed interessante che tali tematiche possano essere affrontate anche nel corso del duello televisivo di stasera tra Berlusconi e Prodi. Ma non sarà facile che accada. Quando si tratta di scheletri nell'armadio da parte di persone legate all'egemonia culturale, sociale, politica, mediatica, economica e finanziaria della sinistra (post-comunista e catto-comunista), di solito non pullulano pressocché mai approfondimenti ed analisi accurate.
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Ragionpolitica, periodico on line n.155 del 3/4/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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