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L'Islam e le parole

di Riccardo Meynardi - 13 aprile 2006

Il linguaggio è una cosa meravigliosa. Il potersi esprimere e il comunicare sono il fondamento dell'essere umani. Per l'uomo è talmente importate parlare, che spesso parla anche da solo, con se stesso, anche se non sarebbe affatto necessario. Il fatto è che il linguaggio, quando ci mette in rapporto con altre persone, può diventare pericolosissimo. Sia esso linguaggio parlato, gestualità o espressione artistica ha in se una fortissima componente di fraintendibilità. Mi sembra sia stato il Cardinale Richelieu a pronunciare la frase «datemi sei righe scritte dall'uomo più onesto, e ci troverò qualcosa per farlo impiccare». Tra l'altro, questa frase è stata oggetto di un divertente brano di Achille Campanile in cui l'autore scherza sul fatto che, al tempo del cardinale, nessuno avesse più il coraggio di scrivere una lettera più lunga di sei righe (Vite degli uomini illustri, Rizzoli 1981).

La storica frase di Armand Jean du Plessis de Richelieu, pronunciata in tono provocatorio, sottolinea proprio la pericolosità del linguaggio nella sua fraintendibilità. Bastano sei righe qualsiasi per trovarvi quanto basta a condannare un uomo, anche il più onesto. Oggi, a Bruxelles, viene messa in discussione l'onestà intellettuale e diplomatica dell'Occidente. Il Consiglio Ue, infatti, sta stendendo, nero su bianco, un manuale per l'uso della terminologia riguardante il mondo islamico sia per i rapporti diplomatici, sia per le dichiarazioni dei politici e le pubblicazioni della stampa. La questione delle vignette pubblicate in Danimarca ha spaventato l'Europa, che dimostra così di aver perso fiducia in se stessa. E, ancor più grave, di aver perso stima di sé.

Un dubbio sollevato dagli esperti del Consiglio è se sia corretto o meno parlare di «terrorismo islamico». Naturalmente no. Perché i terroristi si rifanno in maniera arbitraria al Corano ed agli insegnamenti islamici e non tutti i musulmani danno la stessa interpretazione. Ma il fatto è che non si scappa: a quelli si rifanno. Si basano su interpretazioni dell'Islam che secondo loro sono corrette, secondo altri no. Non c'è dubbio che fondino i loro atti terroristici sul Corano. Si rischia di finire nel tragicomico del politicamente corretto. Come per il termine «handicappato», che è poi divenuto «disabile», poi non andava più bene e si è trasformato in «non normodotato», per finire all'insultante «diversamente abile».

È paura delle parole. L'handicap è un temine ippico e si riferisce al peso che mettevano sui cavalli montati dai fantini più leggeri, affinché tutti i quadrupedi corressero con lo stesso peso sulla groppa. Indica quindi un peso in più che grava sulle spalle di chi viene considerato alla stregua di chiunque altro. La paura della parola ha prodotto solo degenerazione: disabile è qualcuno che non è abile, non normodotato è qualcuno fuori dalla norma, diversamente abile è qualcuno di diverso. La cosa è degenerata in peggio, per la paura troppo diffusa delle parole. Si ha paura che «fondamentalismo islamico» venga usato per indicare un'estremista. Ma è così. E' comprensibile che un fondamentalista non sia per forza un kamikaze, ma è il contesto che dà maggior significato alle parole, la parola di per sé potrebbe anche non significare nulla.

Il Consiglio Ue, scrivendo questo manuale di conversazione con e sull'Islam, cede alla paura di chiamare le cose con il loro nome. Questo decalogo non sarà una legge, basterà ignorarlo e parlare come si ritiene più opportuno, ma offende comunque chi fa politica e chi fa giornalismo, ritenendoli incapaci di interpretare una realtà di cui l'Europa ed il mondo sono pregni da tempo. E è un lavoro superfluo. Perché la possiamo rigirare come vogliamo la frittata, possiamo trovare un sinonimo per ogni termine che possa sembrare impreciso, possiamo bandire dal nostro linguaggio parole che assumono un significato per noi ed un altro per un islamico, possiamo limitare la nostra libertà censurando la satira; ma, in ogni caso, all'Islam bastano sei righe scritte dall'occidentale più onesto, e ci troveranno qualcosa per fargli tagliare la testa.

! Riccardo Meynardi
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