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La Cgil vuole abolire la legge Biagi

di Danilo Giurdanella - 14 aprile 2006

Come Berlusconi ha più volte ribadito, gli italiani non hanno mai avuto occasione di votare per Romano Prodi, al quale sono spettati solo un pugno di uomini a Montecitorio. Piuttosto coloro che non hanno scelto Belusconi, hanno votato per le forze neo e vetero comuniste, vere detentrici dei gangli dei poteri pubblici italiano. E fra le istituzioni più potenti e temute d'Italia ci sono sicuramente i sindacati di sinistra, soprattutto la Cgil, uno dei più grossi sindacati d'Europa. In Italia i «padroni» del sindacato diventano a volte più famosi di tanti politici, e spesso passano dalla politica alla rappresentanza sindacale con tale disinvoltura da rendere quasi ingenuo parlare dei possibili conflitti di interesse e commistioni di poteri che si vengono così a determinare. Tutto ciò è inusuale in altri paesi democratici europei: chiedete ad un inglese o ad un olandese il nome di un sindacalista famoso e non avrete risposta.

Gli Italiani hanno votato Prodi, una minoranza in verità. Ma in ogni caso non è Prodi ad avere la clava d'Ercole, cioè l'autorità, in mano. Prodi è solo il burattino dei Ds e di Bertinotti. A sua volta costoro, hanno da saldare un grosso debito verso la Cgil. E quest'ultima, operando con l'arroganza di chi è uso al potere, ha chiesto subito il primo favore a Prodi, il quale sta ancora tentando disperatamente di apparire il capo di una vasta ed eterogenea coalizione.

Il «favore» della Cgil è ovvio: abolire la legge Biagi. Ci si chiederà perché? La legge Biagi è stata scritta, donde il nome, da un giurista che collaborava con la sinistra italiana, e non era neppure invisa ad altre grosse organizzazioni sindacali più moderate come la Cisl. Il Governo Berlusconi ha compiuto miracoli per l'occupazione italiana. Per la prima volta nella storia l'Italia ha un tasso di disoccupazione inferiore a Francia, Spagna e Germania. Ovviamente la sinistra dirà: la legge Biagi crea i lavori atipici, il precariato. I giovani vogliono un lavoro sicuro, che duri una vita, non un lavoro di cinque o quattro anni. Vero. Ma in primo luogo, fu la sinistra ad introdurre il concetto di precariato in Italia col Pacchetto Treu. La legge Biagi non fa altro che moderare gli eccessi legislativi della precedente disciplina. In secondo luogo, riflettiamo meglio. La legge Biagi non crea precariato. Il precariato esiste. Le leggi non possono creare nulla che già non c'è nell'economia di una Nazione (utopia di stampo socialista).

La legge Biagi dà più opportunità ai meno fortunati. Infatti la scelta per loro sarebbe fra un lavoro a tempo determinato o la disoccupazione. La disoccupazione è, senza dubbio, una delle più grandi piaghe sociali del XX secolo, ed è il risultato, non di uno stato di fatto dell'economia post-industriale, ma di una legislazione di stampo socialista. Prova ne è che nei paesi più «liberali» come il Regno Unito, Stati Uniti, Giappone, Svizzera, Paesi Bassi, Austria, la disoccupazione è ai minimi termini: 4% o giù di lì. Viceversa nei paesi in cui lo Stato ha un peso rilevante, come Francia, Germania, Spagna, Belgio, la disoccupazione è elevata ed, in alcuni casi, supera il 10%. A tutto ciò aggiungete che chi è disoccupato per lungo tempo, perde il contatto con mondo del lavoro che è estremamente veloce. Inoltre l'Italia non è un isola: viviamo nell'Unione Europa del libero mercato e nell'epoca della globalizzazione. Dobbiamo affrontare la concorrenza di altri Stati con leggi più flessibili, che permettono una maggiore efficienza produttiva. L'alternativa all'Unione Europea e alla globalizzazione è l'isolamento industriale e l'autarchia di mussoliniana memoria. Penso che nessuno in Italia vada per questo.

Ecco perché la legge Biagi è una legge che sa essere allo stesso tempo flessibile e saggia, contemperando le diverse esigenze del mercato e dei cittadini. In Italia, come ama ripetere il Presidente Berlusconi, abbiamo il più alto tasso in Europa di «posti fissi» grazie alla solidità delle nostre piccole e medie imprese, e non ci deve spaventare la voce della sinistra sul precariato.

La verità è che Romano Prodi, da economista, tutte queste cose le sa. Ma, come dicevo sopra, non ha il bastone del comando. La Cgil ordina, e lui esegue.

Su questo problema anche la Cisl, per bocca del suo neo-designato Bonanni, ha preso posizione. E lo scontro con la Cgil sembra imminente. Addirittura settori estremi della Cgil chiedono l'abolizione sia della Biagi sia del c.d. pacchetto Treu. Molti margheritini continuano a chiederne solo la modifica: sarebbe un errore cancellarla. Ecco, le più fosche previsioni su un possibile Governo della sinistra italiana «unitaria» si avverano. Gli estremisti di sinistra vincono sui moderati. Ma dalle lotte intestine della sinistra un perdente sicuro esiste: è la salute economica dell'Italia.

! Danilo Giurdanella
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