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numero 280
6 marzo 2008
 
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Friedrich von Hayek
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Libertà economica e competizione

di Fabrizio Gualco - 1 giugno 2000

Friedrich Von HayekPiù si propende per visioni economiche rigidamente pianificate, più le risorse vengono dissipate anziché valorizzate, e la ricchezza non viene realmente distribuita poiché, in primo luogo, non viene realmente generata. Come ricorda Hannah Arendt, i sistemi illiberali, che bramano di possedere tutti i mezzi per stabilire e imporre tutti i fini, non tollerano la libertà d'iniziativa e quindi non possono sopportare l'idea di una sana competizione fra le persone. L'iniziativa personale è come una iniezione di intelligenza e flessibilità operativa, tanto vitale per il tessuto sociale quanto deleteria per l'intrinseca rigidità totalitaria.

All'interno di un'economia "costruita" da chi pretende di sapere sempre più e meglio degli altri, le prospettive liberali (così come i vantaggi di una leale competizione fra gli individui), risultano meno gradite di una recessione planetaria: la libertà di mercato viene rifiutata in nome di presupposti tanto ideologici quanto inadeguati, dove l'accordo sugli scopi da perseguire è tale da non ammettere il contributo di chi pensa e agisce in modo responsabile, intraprendente e creativo.

Per contro, la libera istituzione che noi chiamiamo "mercato" può essere vista come un luogo in cui le opportunità legittime di un qualsiasi individuo sono, verosimilmente, maggiori di quanto lo sarebbero altrimenti. L'economia di mercato che Hayek concepisce, può essere definita come il luogo in cui ognuno è libero di offrire beni e servizi ad altre persone che, altrettanto liberamente, possono scegliere di accettarli o rifiutarli. Un ambito la cui cura è affidata in larga parte ai molteplici e indipendenti risultati di singoli in competizione fra loro, ed in cui gli individui si trovano accomunati da un rapporto di interazione.

Il libero mercato è una realtà plurale ed estremamente complessa. Come afferma il filosofo austriaco Karl Raimund Popper, ogni individuo tende di continuo a passare da una situazione ritenuta insoddisfacente ad un'altra ritenuta più soddisfacente. Ogni persona possiede i propri scopi e le proprie aspirazioni, che tenta perciò di raggiungere e soddisfare al meglio attraverso una conoscenza delle cose fondamentalmente incerta e parziale quale è quella umana. Gran parte della conoscenza a cui ci si affida nel perseguire fini determinati è perciò rappresentata dai prodotti non intenzionali di alcuni, che, stimolati da scopi diversi rispetto a quelli di altri, esplorano il mondo in molteplici direzioni.

Non ci si può permettere di sottovalutare la varietà di quel che nasce, cresce e di fatto caratterizza il mercato, perché tale ricchezza rappresenta un vantaggio. La dinamica di scambio e interazione, attuata liberamente, tende a migliorare la posizione di ciascun contraente: gli uomini, liberi di perseguire i loro interessi personali, assecondano così, in modo più o meno diretto, gli scopi e le esigenze di molti altri individui.

In altre parole: il libero mercato fornisce i canali attraverso cui i benefici delle conoscenze originariamente possedute da pochi possono raggiungere e beneficare molti: in tal modo, come rileva Lorenzo Infantino, il mercato (quando è davvero libero) può essere considerato come un gioco a "somma positiva" (Cfr. la prefazione di Lorenzo Infantino a Friedrich A. von Hayek, "Liberalismo", Ideazione, Roma 1997). Non a caso, nelle pagine di "Law, Legislation and Liberty" del 1982 (trad. it. : Friedrich von Hayek, "Legge, legislazione e libertà", Il Saggiatore, Milano 1994), parlando del libero mercato, Hayek propone in sede teorica di rifarsi al termine "catallassi". Il significato profondo di questo termine deriva dal verbo greco Katallattein (o Katallassein), che significa non solo "scambiare", ma anche "ammettere nella comunità" e "diventare da nemici, amici". Il termine proposto da Hayek (in accordo con Mises), come lui stesso afferma, indica in primis "la scienza che studia l'ordine di mercato" (Cfr. Friedrich A. von Hayek, "Legge, legislazione e libertà" Il Saggiatore, Milano 1994). In questa sede, però, possiamo tenere presente questo riferimento soprattutto per cercare di intuire l'aspetto costruttivo della cosiddetta "competizione".

All'interno di un'economia di mercato, essere in competizione significa concorrere alla risoluzione di problematiche determinate che di volta in volta si presentano. La competizione, nel momento in cui agevola la ricerca e il conseguimento delle soluzioni più efficaci, tali perciò da consentire alle persone la fruizione di un benessere sempre più completo e circostanziato, non è una dinamica distruttiva, ma fortemente costruttiva. Vale la pena ricordare che il termine "competizione" deriva dal verbo latino cum-petere, che significa "cercare insieme".

Essere in competizione significa anche concorrere, "correre-con": ben lungi dal condurre gli uomini ad una guerra di tutti contro tutti, la competizione promuove forme di collaborazione sempre nuove tra le parti concorrenti. Possiamo così dire che per Hayek la concorrenza è un abito della libertà; un vestito che la libertà indossa per concretizzarsi nel modo migliore.

Inoltre, sulla scia tracciata da Bernard de Mandeville (il medico e filosofo olandese autore della "Favola delle api") è interessante notare che, sebbene i fini individualmente perseguiti sono fra loro diversi, nella "catallassi" di cui parla Hayek si è indotti a contribuire ai bisogni degli altri anche senza avere la deliberata intenzione di curarsi di loro, persino senza conoscerli personalmente: Hayek infatti ci conferma che "il fatto che si collabori alla realizzazione degli scopi degli altri, senza condividerli o senza neppure esserne a conoscenza, solamente per poter raggiungere i propri fini, è alla base della forza della Grande Società". Come direbbe senza falsi moralismi lo scrittore francese Montesquieu, ogni individuo promuove il bene pubblico anche quando pensa di promuove soltanto i propri interessi.

In tal contesto non possiamo evitare di menzionare anche Dario Antiseri, quando vede la competitività come una componente positiva dell'interazione umana che può preservare l'alveo sociale dalla caduta in pericolose quanto deleterie estremizzazioni (rimando il lettore alla sua relazione "Friedrich A. von Hayek e il problema della solidarietà", contenuta nel volume "Il pensiero di Friedrich von Hayek. Società, istituzioni e Stato", UTET, Torino 2000). Se nella ricerca scientifica, così come nella vita intellettuale in generale, non vi fosse confronto e quindi sana concorrenza fra idee, la ricerca scientifica in tutti i campi del sapere rimarrebbe presto o tardi vittima di una pretesa di onniscienza, tanto intollerante quanto "dogmatica". Allo stesso modo, se nella vita politica non esistesse confronto e concorrenza fra progetti e programmi, l'esito finale coinciderebbe con la nascita di forme più o meno palesi di autoritarismo, e quindi di liberticidio.

Fabrizio Gualco

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Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
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