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Chernobyl, una vittoria della propaganda sovieticadi Stefano Magni - 26 aprile 2006 40 morti per sindrome acuta da radiazioni, 900 casi di tumore alla tiroide di cui 100 mortali, 3000 km quadrati evacuati, 135.000 persone sfollate: questi sono i danni umani causati dall'incidente di Chernobyl, secondo le stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Sono danni pesanti, ma siamo ben lontani da quel «mezzo milione di morti» di cui parlano continuamente i telegiornali in occasione del ventesimo anniversario dell'incidente. La nube radioattiva che ha investito l'Italia non ha superato le dosi di una radiografia, per di più diluita nell'arco di una settimana. La nostra lattuga e il nostro latte non sono mai stati realmente pericolosi. È stato per prudenza estrema che il governo vietò la vendita della lattuga a foglie larghe, ma noi non abbiamo mai corso alcun rischio reale di esposizione. Anche nella stessa Ucraina e in Bielorussia (Chernobyl è sul confine fra le due ex repubbliche sovietiche) la situazione ambientale è critica solo nella «zona rossa» attorno alla centrale, ma il grano prodotto presentava già allora livelli di contaminazione ai limiti della sensibilità strumentale, tanto che erano necessari contatori speciali per misurare i livelli bassissimi di radioattività. Così come sono state sopravvalutate dai media le conseguenze dell'incidente di Chernobyl, le sue cause sono state sottovalutate. Si parla poco dell'ideologia, delle procedure, dei metodi e degli errori plateali commessi dalla burocrazia comunista sovietica, da personale poco specializzato e costretto a rispondere a ordini politici. Chernobyl non è tanto una tragedia nucleare, quanto una tragedia umana provocata dal comunismo. La notte dell'incidente, all'1 e 23 del 26 aprile 1986, il reattore stava funzionando in condizioni estremamente instabili. E si trattava di un'esercitazione in cui erano stati esclusi tutti i sistemi di sicurezza, sia di raffreddamento di emergenza che di spegnimento automatico del reattore. I soccorsi che furono inviati ad arginare il danno non vennero avvertiti della pericolosità della radioattività sprigionata, né furono adeguatamente equipaggiati per resistere alle radiazioni: di fatto furono mandati al macello e costituiscono il grosso delle vittime umane dell'incidente. Furono degli eroi sovietici: martiri loro malgrado. Altre vittime furono causate dal silenzio delle autorità locali e del regime di Mosca nei primi giorni successivi alla tragedia. Di fatto si è giunti a conoscenza di quel che era successo solo quando la nube radioattiva fu rilevata in Svezia. Probabilmente se il vento l'avesse trasportata verso la Siberia e non verso l'Europa occidentale, di Chernobyl non si sarebbe parlato fino al collasso dell'Urss, così come avvenne per tutti i numerosi e gravi disastri ambientali sovietici. Il rifiuto iniziale di aiuti dall'estero (Chernobyl produceva materiale nucleare anche per uso militare e l'area in cui è situato era altamente militarizzata all'epoca dell'Urss) ha ulteriormente peggiorato la situazione per i feriti e le persone esposte direttamente alle radiazioni. Perché i media hanno sempre pompato gli effetti di Chernobyl e sottaciuto le cause? Mistero. Di sicuro si tratta di un successo dell'informazione sovietica, un caso non nuovo, il seguito naturale della battaglia mediatica sulla guerra nucleare che caratterizzò i primi anni '80. Il regime sovietico ha sempre puntato su una debolezza del carattere occidentale: la tecnofobia. La paura per le nuove tecnologie fu sempre sfruttata dalla propaganda sovietica per colmare il gap tecnologico tra il blocco capitalista e quello comunista. Nel corso dell'offensiva «pacifista» dei primi anni '80, i sovietici riuscirono benissimo ad alimentare la paura della guerra nucleare nelle società occidentali proprio mentre la Nato stava surclassando (con i Cruise, i Pershing, la bomba al neutrone, le bombe ad alta precisione) la tecnologia militare nucleare sovietica. Con Chernobyl, la propaganda sovietica riuscì a nascondere un grossolano errore commesso da un regime che ha sempre usato l'energia nucleare senza un minimo di scrupolo, mentre, in compenso, riattizzò nelle società europee occidentali una paura ancestrale per l'energia nucleare. Chernobyl fu determinante nel far vincere la causa anti-nuclearista in Italia, costringendoci tuttora ad acquistare l'energia nucleare prodotta all'estero. In Ucraina e in Bielorussia fu determinante anche per generare un odio viscerale contro il regime sovietico e ingrossare le fila degli indipendentisti: nel giro di cinque anni, le due repubbliche riuscirono a secedere nel quadro di un collasso generale dell'Unione Sovietica. Ma questa è una memoria condivisa solo da loro, dagli europei che si sono liberati dal comunismo solo da poco. Da noi, nelle comode democrazie occidentali, Chernobyl evoca ancora solo paura per il nucleare, paura per la tecnologia, paura per la scienza. Su questo fronte, almeno, il Cremlino ha vinto.
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Ragionpolitica, periodico on line n.158 del 26/4/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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