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Il peggior modo di commemorare le vittime dell'Olocausto

di Matteo Gualdi - 26 aprile 2006

Il 25 aprile si festeggia, in Italia, la Festa della Liberazione. In Israele tale data è dedicata alla commemorazione delle vittime dell'Olocausto. Le due feste sono intrinsecamente legate. La liberazione dell'Italia dal nazi-fascismo, infatti, ha rappresentato il culmine della lotta contro ogni forma di totalitarismo, che aveva assunto fortissimi connotati antisemiti. In questa giornata così importante, tuttavia, non vi è stato alcun riferimento, da parte di chi si appresta ad assumere incarichi di governo in Italia, alle gravissime forme di fascismo antisemita che infiammano il mondo. Peggio ancora, nella manifestazione di Milano ci sono stati alcuni esponenti della sinistra «antagonista» che hanno pensato bene di bruciare le bandiere dello stato di Israele. A Tel Aviv, nel frattempo, si commemorano le migliaia di vittime della Shoa.

Una ricorrenza che assume un'importanza straordinaria, alla luce delle dichiarazioni che il Presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad rilascia da diverso tempo. «L'Olocausto è un mito» aveva detto il 24 dicembre 2005, durante una manifestazione nel sud dell'Iran, ed aveva invitato i Paesi europei a mettere a disposizione un pezzo di terra affinché «gli ebrei possano creare il loro Stato». Lunedì scorso è tornato nuovamente sull'argomento dichiarando, «questo regime non può sopravvivere». La tesi secondo la quale lo Stato di Israele sarebbe nato da una concessione occidentale che doveva farsi «perdonare» il crimine dell'Olocausto farebbe sorridere, se non ci fossero di mezzo milioni di vite umane, passate e future. Il fatto, noto ormai davvero a tutti, che il movimento sionista predicava e attuava con l'immigrazione il riscatto della diaspora da almeno settant'anni prima della Shoah, per non parlare delle basi culturali e antropologiche millenarie del ritorno alla terra dei padri, sembra non contare nulla. Evidentemente l'ignoranza del Presidente Ahmadinejad non ha limiti.

Ma non è solo un problema di linguaggio. Per il momento, infatti, il regime di Teheran si è «limitato» ad attaccare direttamente Israele solo a parole, ed indirettamente attraverso gli aiuti economici ed organizzativi ai terroristi di Hamas ed Hezbollah (che non è poco). Ma la ricerca spasmodica dell'Iran di dotarsi dell'arma atomica rappresenta una minaccia inaccettabile. Nel momento in cui Ahmadinejad possedesse la tecnologia nucleare necessaria a costruire la bomba, non ci sarebbe scampo. A quel punto avrebbe due possibilità: ricattare i governi occidentali con la doppia arma, del petrolio e dell'atomica, al fine di convincere Israele a «trasferirsi»; oppure distruggere lo Stato di Israele. Entrambe sarebbero comunque inaccettabili. Ma affrontare un conflitto nucleare è cento volte peggio che affrontarne uno convenzionale. Ecco perché non abbiamo dubbi: non sarà tollerata la possibilità per Teheran di dotarsi della tecnologia nucleare.

Di fronte a questo agghiacciante revisionismo, di fronte alla rinascita dei movimenti fascisti internazionali e dell'antisemitismo distruttivo, non una parola viene da chi si appresta ad assumere incarichi di governo. Questo è ciò che più ci preoccupa. Per cinque anni abbiamo saputo che il nostro governo non avrebbe accettato posizioni del genere, perché ha sempre difeso la libertà come valore al di sopra di tutto. Oggi ci troviamo con una possibile maggioranza che brucia le bandiere di Israele, che difende ed apre ai terroristi di Hamas, che grida «dieci, cento, mille Nassirya». Non possiamo non essere preoccupati di una minoranza del Paese, ma purtroppo maggioranza in Parlamento, che difende i fascisti iraniani, che odia la libertà e che non crede in nessuno dei principi fondanti l'Occidente.

! Matteo Gualdi
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