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L'Iran islamico di Khamenei attaccherà l'Americadi Riccardo Meynardi - 27 aprile 2006 «Gli americani devono sapere che, se lanceranno un attacco contro l'Iran islamico, i loro interessi saranno colpiti in tutto il mondo ove possibile». È una minaccia pubblicamente espressa dall'Ayatollah Ali Khamenei, la guida suprema della Repubblica iraniana, uno che dalla faccia potrebbe passare per mio nonno, ma che organizza ritorsioni e atti terroristici in tutto il mondo in difesa dello sviluppo nucleare torbido del suo feudo. Di questa frase, ancor più che la minaccia nei confronti degli States a cui ormai siamo abituati e ci pare una cosa normale, colpisce l'espressione «Iran islamico». Anche per noi è di uso comune l'espressione «Italia cattolica», ma con un'accezione diversa. Usando queste parole non vogliamo porre l'accento su una determinata comunità, definire una parte del nostro Paese che si distingue, magari, dall'«Italia laica» o dall'«Italia calcistica» o dall'«Italia della politica». È un'espressione caratterizzante e democratica perché dà per inteso che l'Italia sia composta da comunità di diversa natura. L'«Iran islamico» di Khamenei, invece, è totalizzante. E' un rimarcare una caratteristica totale e totalitaria a cui tutti, sul suolo della Repubblica islamica dell'Iran, devono sottostare e che tutti devono accettare. Per l'Ayatollah, «Iran islamico» non sottintende che vi sia un «Iran cattolico» o un «Iran politico», ma vuole sottolineare proprio il fatto che l'Iran sia così: islamico. Punto. Tutto il resto è infedeltà, sono sudditi infedeli da punire e convertire in sudditi fedeli di cui disporre. È altrettanto impressionante pensare cosa possa intendere Khamenei minacciando che gli interessi degli americani «saranno colpiti in tutto il mondo». Innanzi tutto, dicendo così, svela una delle priorità dell'islamico finora rimaste in secondo piano: l'interesse economico. Come ebbe modo di spiegarmi l'amico Abdel Hadi, una delle prime cose che viene insegnata ai giovani arabi è l'attaccamento al denaro. Una notte della scorsa estate, fumando tranquillamente all'aria aperta, mi disse: «per prima cosa, prima ancora dalla salute o della famiglia, ci sono i soldi. Dobbiamo fare soldi, poi viene la salute. Dobbiamo avere rispetto per i soldi». E me lo disse con il suo forte accento maghrebino. Khamenei ha scoperto una carta che, spesso in altre forme, era già stata scoperta. Anche in quello che per l'Ayatollah, a modo suo, è un rapporto politico e diplomatico si è passati dall'«attaccheremo l'America. Attaccheremo gli americani» all'«attaccheremo gli interessi degli americani». La minaccia terroristica si evolve e passa dall'attentato alla sicurezza dei cittadini, all'attacco dei loro interessi, come potrebbe essere il petrolio. Poi, non va inteso banalmente che questi eventuali attacchi sarebbero di stampo terroristico. Ed il terrorismo, in questo caso, ha una forte componente suicida. Ad un kamikaze che si fa deflagrare nel nome di Allah è promesso un paradiso ricco di non so quante vergini. È un motivo di orgoglio farsi esplodere per causare morte, per il martire e per la sua famiglia. Li aspetta una ricompensa. È impressionante quindi pensare che, parlando di «colpire gli interessi americani», sia scontato che Khamenei intenda disporre, non solo di persone in qualità di soldati per combattere una guerra, ma direttamente delle vite umane dei sudditi di Allah. Che intenda, non colpire il nemico, limitando le proprie perdite, ma di colpire il nemico spendendo, a priori, la vita dei martiri.
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Ragionpolitica, periodico on line n.158 del 26/4/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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