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numero 280
6 marzo 2008
 
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Luigi Sturzo
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Profilo di Luigi Sturzo

di Fabrizio Gualco - 1 giugno 2000

Luigi SturzoLuigi Sturzo nasce a Caltagirone il 26 novembre 1871, in una famiglia dell'aristocrazia agraria siciliana. Dal 1883 al 1886 frequenta il ginnasio ad Acireale, per trasferirsi poi in quello di Noto. Per prepararsi all'esame di licenza liceale, dal 1888 frequenta in qualità di alunno esterno il Seminario di Caltagirone.

Il 19 maggio 1894 viene ordinato sacerdote nella Chiesa del Santissimo Salvatore di Caltagirone. Decide di approfondire gli studi trasferendosi a Roma per frequentare l'Università Gregoriana, dove si laurea nel 1898. Il soggiorno romano gli permette non soltanto di approfondire la sua preparazione personale e di fare nuovi incontri (conosce, tra gli altri, Romolo Murri ed entra in contatto con l'Opera dei Congressi) ma anche di interessarsi attivamente alla questione sociale.

A tal riguardo, all'interno di un articolo inerente alla sua vocazione politica, Sturzo scrive: "fu proprio a Roma, in mezzo al fervore degli studi, dove fui veramente attratto verso l'attività cattolico-sociale. Fui presto socio attivo di circoli cattolici, della società antischiavista, e non so di quante altre iniziative. Ma quel che mi fece più impressione fu la vista di miserie inaudite in un quartiere popolare del centro di Roma (dove stava l'antico Ghetto), che io visitai per lungo e per largo nel Sabato santo del 1895, incaricato dalla parrocchia di benedire le case". (Cfr. il volume biografico di Gabriele De Rosa, "Sturzo", UTET, Torino 1977)

Nello stesso anno ritorna a Caltagirone. Qui, sostenuto dal vescovo Saverio Gerbino, concretizza le sue idee attraverso una serie di iniziative importanti: istituisce il primo comitato parrocchiale, organizza una federazione delle casse rurali della sua diocesi, fonda una sezione operaia e successivamente una agricola al fine di favorire forme di proprietà economicamente autonome, come tali protette dalle ingerenze dei latifondisti. In questo periodo nasce anche la rivista "La Croce di Costantino", che diventa così la voce "scritta" della rappresentanza cattolica locale.

I primi del Novecento sono anni particolarmente importanti per il sacerdote di Caltagirone. Alle elezioni amministrative del 1902 la lista locale da lui guidata riesce ad ottenere 7 seggi su 40. Nel 1905 ne conquista addirittura 37. La formazione culturale di Sturzo, di per sé già poliedrica e profonda, si irrobustisce ulteriormente ampliando i propri orizzonti: alle conoscenze teologiche filosofiche e letterarie si affiancano, in modo sinergico, quelle della sociologia e dell'economia moderna. In questa prospettiva, ad esempio (in qualità di docente al seminario di Caltagirone), commenta l'opera "Principi di economia politica" del teologo salernitano Matteo Liberatore, convincendosi sempre più che, in assenza di capitali, ogni produzione di ricchezza cesserebbe lasciando così molte, troppe persone sotto il giogo della miseria.

Nel 1905 viene eletto consigliere provinciale: responsabilità che, insieme a quella di pro-sindaco, Sturzo mantiene senza interruzioni fino al 1920. Il 1905 è anche l'anno del discorso su "I problemi della vita nazionale dei cattolici", al cui interno si preannuncia l'intenzione sturziana di costituire un partito di ispirazione cristiana ma perfettamente laico, privo di riserve o pregiudiziali clericalistiche. L'intenzione di fondo non è quella di costituire una sorta di "braccio secolare" della Chiesa, bensì quella di condurre i cattolici, nel modo più intelligente ed equilibrato possibile, all'interno dell'ambito politico italiano.

Il partito politico che Sturzo ha in mente nasce a Roma il 18 gennaio 1918, nell'Albergo di Santa Chiara, con il nome di Partito Popolare Italiano. In questa occasione il sacerdote diffonde il noto appello intitolato "A tutti i liberi e forti": un documento che Gabriele De Rosa definisce come "espressione singolare di una consapevolezza liberale dei problemi di un moderno stato democratico, uscito dal dramma del primo conflitto mondiale".

All'inizio degli anni venti il Partito Popolare appoggia i liberali guidati da Nitti e successivamente quelli di Giolitti. Nel 1922 Sturzo si pronuncia in modo sfavorevole nei confronti di quest'ultimo, così come negativamente giudica i successivi governi Facta e Mussolini. Prese di posizione, queste, che paga a carissimo prezzo. Nell'ottobre del 1924, la Santa Sede lo esorta a dimettersi dalle cariche che riveste nel partito. Il segretario di Stato vaticano cardinal Gasparri lo invita a lasciare l'Italia. Il 26 ottobre Sturzo lascia il suolo italiano alla volta dell'Inghilterra: un soggiorno all'estero che inizialmente gli appare temporaneo, in realtà si rivela un vero e proprio esilio, un espatrio forzato destinato a durare ben ventidue anni.

Nonostante uno stato di salute piuttosto cagionevole, nella capitale inglese il sacerdote di Caltagirone non resta inattivo: tra le altre cose, si prodiga nella denuncia del nazismo e in generale di tutte le forme di totalitarismo, nelle quali egli vede il grande pericolo per la cultura democratica e liberale e quindi per la civiltà europea. Nel periodo inglese pubblica inoltre opere come "Italy and Fascism" del 1926, "La comunità internazionale e il diritto di guerra" del 1929, "La società: sua natura e leggi" del 1936, "Politica e morale" del 1938, "Chiesa e Stato" del 1939.

Scoppia la Seconda Guerra Mondiale e Sturzo abbandona anche la residenza londinese: il 22 settembre 1940 si imbarca a Liverpool, giungendo a New York il 3 ottobre 1940. Un ulteriore esilio nell'esilio che dura sei anni. Negli Stati Uniti fonda l'American People and Freedom GROUP e si impegna in attività pubblicistiche.

Nel 1946, finalmente, può rientrare in Italia. Imbarcatosi il 27 agosto sulla "Vulcania", sbarca a Napoli il 6 settembre. A Roma decide di risiedere nel Convento delle Canossiane. Il 1946 è anche l'anno della pubblicazione di "Nazionalismo e Internazionalismo", che sarà seguito dai volumi "La mia battaglia da New York", "La regione della nazione" (entrambi del 1949) e dal saggio "Del metodo sociologico" (1950).

Il 17 dicembre 1952 viene nominato senatore a vita dal Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, "per altissimi meriti nel campo scientifico-sociale". Sceglie di non entrare a far parte della D. C., anche se mantiene buoni rapporti con i suoi esponenti più importanti. All'interno di un panorama politico che raramente lo soddisfa, Sturzo riprende la sua battaglia per la moralizzazione della vita pubblica e politica italiana. Elabora e presenta progetti di legge per l'abolizione del voto segreto alle Camere, per la riforma del Senato, per la pubblicità dei finanziamenti ai partiti. Nel 1953 pubblica "Coscienza e politica".

Dopo una lunga agonia, muore l'8 agosto del 1959. Inizialmente sepolta nella cripta di S. Lorenzo al Verano, nel 1962 la salma viene tumulata nella Chiesa del Santissimo Salvatore a Caltagirone.

Per ulteriori notizie bio-bibliografiche rimando il lettore ai lavori di Francesco Malgeri ("Luigi Sturzo", Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo 1993) e di Gabriele De Rosa ("Sturzo", UTET, Torino 1977). Un ottimo testo a carattere antologico è quello curato da Costanza Baldini: Luigi Sturzo, "I mali della politica italiana. Pensieri liberali", Armando Editore, Roma 2000 (con introduzione di Massimo Baldini).

Fabrizio Gualco

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  • commento - di Pino - 20 gennaio 2008 20:20
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Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
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