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Libertà e responsabilità personaledi Fabrizio Gualco - 1 giugno 2000 Sturzo spende tutta la vita a favore della libertà. Ad essa riconosce un ruolo primario, ponendola quale punto centrale del suo pensiero e della sua azione di sacerdote e uomo politico. Egli sa che la libertà non è statica, ma dinamica. Non assomiglia tanto ad un punto di arrivo o ad un approdo definitivo, quanto piuttosto ad una eredità indicibilmente preziosa che, come tale, chiede di essere amministrata, sviluppata e difesa ogni giorno, senza eccezioni. Chi parla di libertà come di qualcosa che si può conquistare una volta per tutte, si trova già al di fuori di essa. L'uomo non può rinunciare alla libertà. La libertà è essenziale all'uomo non soltanto sotto il profilo operativo-pratico e per così dire "esterno"; ma anche dal punto di vista spirituale, interiore. La libertà non è un accessorio che si può indossare o dismettere a seconda del luogo o della situazione: quando infatti rinuncia alla libertà che gli compete, l'uomo rinnega niente di meno che se stesso. In quanto valore "personale", essa educa all'autodisciplina, forma il carattere e la personalità, permette lo sviluppo del singolo e quindi, per estensione, dell'intera società civile. La libertà a cui Sturzo si riferisce non è neppure un principio usato come strumento dell'autorità. Le radici del suo pensiero, della sua creatività, della sua azione affondano nella tradizione cristiana, dove alla libertà si riconosce un carattere essenzialmente personale, nonché un valore morale di fondamentale importanza. Perciò Sturzo non può condividere, ad esempio, la teoria dello stato etico proposta da Giovanni Gentile, che intende la libertà come una primaria competenza dello stato. Quando Sturzo parla di libertà tiene sempre presente, in modo diretto o indiretto, anche il senso di responsabilità personale, sia pubblica che privata: "alcuni credono che la libertà significhi anche sfrenatezza e licenza; costoro, coscienti o no, negano la libertà la quale, essendo basata sulla razionalità umana, porta insita in sé la responsabilità dell'uso". (Luigi Sturzo, "La politica di questi anni (1946-1948)", in: Opera Omnia, Zanichelli, Bologna 1954). Libertà e responsabilità si co-appartengono; senza l'una, l'altra non può esistere. La libertà non si identifica con l'arbitrio "in franchigia", tendenzialmente anarchico, che pretende di non pagare nulla alla legge morale: il diritto alla libertà in tutte le sue possibili forme (culturale, politica, sociale, economica e così via) richiama il dovere della responsabilità. All'interno dell'attività politica e culturale di Sturzo il binomio libertà-responsabilità assume un'importanza decisiva. Respingere, o anche solo sminuire l'inderogabile misura di responsabilità che ogni atto libero richiede per essere davvero tale, significa imboccare sin dall'inizio la strada sbagliata sia sul piano strettamente individuale, sia su quello sociale e politico: se è vero che, come lui stesso scrive, "la vita nazionale è basata sulla cooperazione civica, libera e cosciente", allora, per la vita sociale e politica delle persone, non c'è niente di più deleterio "della mancanza di senso di responsabilità, iniziativa, coscienza locale, che rende veramente cittadini". (Luigi Sturzo, "La politica di questi anni (1951-1953)", in Opera Omnia, Bologna, Zanichelli 1966) Il buon uso della libertà è proporzionale alla maturità e all'intelligenza di chi la esercita. La responsabilità è una sorta di "prova del nove" della nostra vocazione alla libertà; una garanzia della legittima aspirazione al progresso, personale e comunitario, interiore ed esteriore, che da sempre ognuno porta in sé: come direbbe Antonio Rosmini, la responsabilità personale costituisce un legame profondo fra la sfera del diritto e la sfera etica. Responsabilità è anche sinonimo di equilibrio e sano realismo, che permette di distinguere tra verità e menzogna, e di vedere con sufficiente chiarezza quel che va fatto e quello che, invece, va evitato. La responsabilità è una particolare forma di "attenzione" che l'uomo riserva ai suoi simili, alle cose, al mondo che lo circonda, alla multiforme realtà in cui è chiamato ad operare nel miglior modo possibile. L'esercizio responsabile della libertà permette lo sviluppo della persona e il progresso della società. Il valore dell'iniziativa personale non va perciò frustrato attraverso regole, vincoli e divieti inessenziali, ma incentivato quanto più possibile: "Senza iniziativa nulla di nuovo e di buono si realizza nel mondo. È vero che chi sbaglia paga, ma è anche vero che senza iniziativa il mondo resterebbe allo stesso punto; e anche noi resteremmo anchilosati e paralizzati nella nostra stessa personalità, mentre il flusso della vita passa veloce attorno a noi (. ..) L'uomo è chiamato prima di ogni altro ad attuare se stesso; attuando se stesso rende efficiente la società in tutto il suo complesso e nel continuo flusso della vita". (Luigi Sturzo, "Politica di questi anni (1948-1949)"in: Opera Omnia, Bologna, Zanichelli 1955) Fabrizio Gualco |
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Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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