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Il razzismo della sinistra

di Paolo Nessi - 28 aprile 2006

I fatti di questi giorni dimostrano (o ci ricordano) che la sinistra italiana è pure razzista. Durante la manifestazione del 25 aprile sono state infatti bruciate alcune bandiere israeliane. Non, come si potrebbe pensare, dai soliti quattro gaglioffi no-global. Ma da gente normale. Cosi come era normale il sessantenne che ha strappato il tricolore al consigliere di Forza Italia Manfredi Palmieri, e quelli che lo hanno preso a calci quanto il poveretto ha tentato di riprenderselo. E sarebbero potute sembrare persone insospettabili anche quelle che gridavano alla Moratti, che aveva portato al corteo il suo anziano padre in carrozzella (eroe reduce della prigionia nazista) «fascista» e «puttana». Tutte persone nella norma, senza alcun particolare tratto distintivo, salvo il fatto che sventolavano incessantemente bandiere di Rifondazione Comunista, dei Comunisti Italiani e dei Verdi.

Questi fatti non rappresentano semplicemente singoli atti di balordaggine collettiva, ma si inscrivono in un contesto più ampio, sono il riflesso della concezione della politica della sinistra italiana. Non è un caso che il leader di Hamas, il movimento terrorista che governa la Palestina, il cui scopo primario è la cancellazione di Israele, all'indomani delle elezioni abbia telefonato a Prodi per manifestargli la propria gioia per la sua vittoria. E neanche che finora la sinistra non abbia ancora preso una posizione decisa nei confronti dell'Iran antisemita di Ahmadinejad, nonostante l'intransigenza assunta dal resto dell'Occidente. In questi casi è superfluo aggiungere che l'assenza di un'esplicita condanna, coincide con un'implicita connivenza. E quando Prodi riprende con tenera accomodanza le manifestazioni di intolleranza, e gli altri leader gli fanno eco con tiepido livore, appare ben chiara l'inutilità di tali gesti.

Per allontanare l'onta di razzismo hanno un'unica opzione. Emendare la loro coalizione da tutti gli estremisti con pulsioni razziste di ogni sorta, cacciandoli via. Lo ha capito Antonio Polito, ex direttore del Riformista, ora neo-senatore della Margherita, che recentemente si domandava «come è possibile che noi si debba pagare la follia di chi brucia una bandiera israeliana? Di autentici nazisti rossi che vogliono distruggere lo stato di Israele?». Polito sa, quindi, che la sua alleanza dovrebbe liberarsi dai fanatici antisemiti, dagli omertosi verso il regime iraniano, dai simpatizzanti di Hamas, dagli antimperialisti nemici dell'America. Forse, però, non ha inteso che a quel punto mancherebbe all'attuale maggioranza una fetta del 20%, che probabilmente non gli consentirebbe più di fare il senatore. In realtà tutto questo non dovrebbe stupire più di tanto. Una qualche forma di razzismo è il naturale e necessario sviluppo dei fondamenti ideologici che qualificano non solo l'ala estrema, ma l'intera sinistra italiana, ancora profondamente permeata della logica marxista.

E' intrinseco al Comunismo il concetto di nemico da abbattere, in modo da giustificare l'inderogabilità della lotta di classe. Oggi la sinistra, pur avendo abbandonato l'anacronismo marxista che vuole la conquista dei mezzi di produzione da parte del proletariato, ne ha pur sempre mantenuto la struttura logica essenziale. Quella che teorizza l'impellenza della presa del potere da parte della sinistra mediante l'abbattimento di un nemico di volta in volta identificato, e ne fa un'idea totalizzante. L'esito immediato è che tutto ciò che è inutile alla causa, che non appartenga al proprio universo, faccia parte di un livello inferiore dell'esistenza. Tutto quello che non è appiattito nel sinistro cosmo è lecito ritenerlo reietto e meschino. Parlare di razzismo non è dunque un'iperbole atta a rendere efficacemente l'idea. Infatti, il razzismo si presenta come violenza repressiva nei confronti di tipologie umane particolarmente in odio a chi lo pratica.

Nel caso della sinistra, questa caratteristica è rappresentata, semplicemente, da tutto ciò che non è di sinistra. Ne è una prova l'atteggiamento assunto in questi anni verso Berlusconi, sempre attaccato sul piano personale, e mai su quello delle idee. In questi anni la presunzione di superiorità ontologica verso la non-sinistra, ha generato un odio che si è allargato per cerchi concentrici fino a ogni meandro della società. Di questi tempi non è insolito ascoltare illustri accademici che non esitano, per confermare le proprie tesi, a citare un recente sondaggio che descriverebbe il flusso sociologicamente definito degli elettori di Forza Italia. Che sarebbe composto per la maggioranza da imprenditori senza scrupoli, e ignoranti casalinghe frustrate. La sinistra che continua a definirsi antistoricamente antifascista, farebbe bene, quantomeno, a ricordare che, come insegna la geometria, gli estremi solitamente coincidono.

! Paolo Nessi
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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