RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
Luigi Sturzo
Luigi Sturzo
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Persona, Stato, Statalismo

di Fabrizio Gualco - 1 giugno 2000

Se è vero che, come è stato scritto, la libertà è un destino che diventa vocazione, allora possiamo dire che l'avversione di Sturzo nei confronti di ogni forma di statalismo (in quanto forma di degenerazione dell'azione e delle giuste competenze dello Stato nei confronti dei singoli e della società in generale) rappresenta la conferma di una cristallina vocazione alla libertà da sempre presente in lui: sia negli anni giovanili, quando è chiamato a svolgere il ruolo di amministratore nella sua terra natìa; sia a Roma, come protagonista della vita politica nazionale; sia negli anni seguenti al suo ritorno in Italia dopo il più che ventennale esilio (A tal riguardo rimando il lettore al volume curato da Luciana Dalu: Luigi Sturzo, "Contro lo statalismo", Rubbettino, Soveria-Mannelli 1995). La libertà nel cui nome Sturzo spende le energie di tutta una vita, non è una chimera ideologica, un concetto formalistico, ma una realtà sostanziale, viva, che costantemente richiede e ricerca attuazioni concrete.

La libertà economica, politica e sociale trova il suo fondamento nell'autonomia e nella sacralità della persona. La libertà fa parte dell'essenza più profonda di ogni uomo. Solo partendo da questo presupposto, il complesso dei diritti politici e la partecipazione del cittadino alla vita del proprio paese acquisiscono la loro irrinunciabile ragion d'essere. Convinto assertore del connubio indissolubile fra libertà e responsabilità, fiducioso nelle capacità intellettuali e operative che ogni singolo possiede, il 17 novembre 1952, sulle pagine del Giornale d'Italia, Sturzo scrive: "I semi dello statalismo si sono diffusi in Italia da oltre mezzo secolo e si sono sviluppati in tutti gli ordinamenti amministrativi e politici, nei codici e perfino nell'orientamento generale del paese come una gramigna mentale e sentimentale": parole che ricordano il principio del "rasoio liberale" proposto da Popper: i poteri dello Stato non devono essere moltiplicati oltre il necessario.

Come nota Paolo Del Debbio, che "si tratti di combattere lo Stato assolutista, lo Stato totalitario o lo Stato assistenziale (con tutte le sue degenerazioni tristemente note soprattutto nella fine del Novecento) per il liberale la sostanza non cambia: si tratta comunque e sempre di costruire istituzioni e leggi che non limitino, indipendentemente dai fini dichiarati, la libertà dell'individuo". Lo sviluppo della vita economica, politica e sociale passa anche attraverso molteplici vincoli di relazione. Per Sturzo, ogni forma di vincolo sociale è davvero auspicabile nella misura in cui contribuisce al perfezionamento globale della persona. Questi vincoli, perciò, non devono essere imposti "dall'alto", ma essere primariamente riconosciuti ed accettati dalle persone in piena libertà. Le leggi, ad esempio, non devono essere espressione del diritto che sorge dalla realtà sociale, non dell'arbitrarietà del legislatore. Come tali, esse mantengono la loro validità nella misura in cui non violano i diritti personali; nella misura in cui dispongono, nel modo più intelligente possibile, ad una convivenza ordinata: in caso contrario esisterebbero solo come inchiostro sulla carta o poco più.

Nel secondo dopoguerra, il crollo della Germania hitleriana e la presa d'atto degli abusi del comunismo e del fascismo, fonti di tirannia personale e sociale, rivelano a Sturzo la pericolosa assurdità di uno Stato strapotente, detentore di forza e potere pressoché illimitati. L'organizzazione statale di Sturzo non è quella di Hegel, Fichte o Marx, né quella dello stato etico propugnato in Italia (su basi hegeliane) dalla filosofia di Giovanni Gentile. Come difensore della centralità della persona, Sturzo considera lo stato come un mezzo necessario che prosegue sul piano associativo il fine di ogni forma di azione e di iniziativa personale, non come un fine assoluto di fronte al quale l'uomo viene sostanzialmente annullato. Dal punto di vista sturziano, infatti, sostenere il primato dello Stato sulla persona è come rifiutare una sana e promettente concretezza per affidarsi ad un che di astratto, di sostanzialmente vuoto, poiché lo Stato, a differenza dei singoli, "non ha né spirito né volontà propria". (Cfr. Luigi Sturzo, "Politica e morale", Bologna, Zanichelli 1972)

Sturzo riconosce la preesistenza dei diritti individuali rispetto allo Stato. Egli nota che lo Stato non è un entità a sé, perché sorge dalla volontà delle persone; persone che, in quanti tali, costituiscono la sua vera essenza. Infatti non è lo stato che crea la persona, ma viceversa. L'interventismo indebito e sistematico da parte dello stato è come un vaccino che invece di risolvere i problemi del malato, li peggiora. Al di là di ogni possibile retorica ideologica, è la persona la base, l'orientamento, il fine e il limite dello stato. In questo senso non è difficile essere d'accordo con Massimo Baldini, quando afferma che "lo statalismo è, per Sturzo, il male per eccellenza, è un "mostro", il cancro della vita economica e politica italiana". (Cfr. l'introduzione di M. Baldini al volume antologico Luigi Sturzo, "I mali della politica italiana. Pensieri liberali", Armando Editore, Roma 2000) Nei confronti della realtà statale, Sturzo dimostra in modo incontrovertibile di avere le idee chiare e, per così dire, ben pochi peli sulla lingua: "lo stato non è la nazione, ma rappresenta e organizza la nazione; lo stato non è il popolo, ma ne è l'espressione politica; lo stato non è l'autorità, ma è rappresentato dagli uomini investiti di autorità; lo stato non è la legge, ma si articola per via di leggi, decreti e regolamenti; lo stato non è la giustizia, l'ordine, l'equità, ma è basato sulla giustizia, si fortifica nell'ordine e procura di adeguare la sua azione all'equità dei rapporti sociali; lo stato non è la libertà, ma garantisce le libertà civili, politiche e religiose" (Luigi Sturzo, "Politica di questi anni (1951-1953)", in: Opera Omnia, Zanichelli, Bologna 1966).

Fabrizio Gualco

SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata